{"id":1486,"date":"2023-04-17T10:49:13","date_gmt":"2023-04-17T08:49:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1486"},"modified":"2023-04-17T16:41:45","modified_gmt":"2023-04-17T14:41:45","slug":"schnitzler-tradito-per-troppa-fretta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/04\/17\/schnitzler-tradito-per-troppa-fretta\/","title":{"rendered":"Schnitzler &#8220;tradito&#8221; per troppa fretta"},"content":{"rendered":"<p>Cosa ci spinge a prendere in mano un libro? O meglio un classico della letteratura? In et\u00e0 giovanile spesso \u00e8 una sorta di \u201cdovere\u201d interiore a spingerci. Il bisogno, quasi, di colmare vuoti e di mettersi ai ripari dalle continue allusioni che gli adulti fanno a proposito di quei testi. In ogni altra et\u00e0 della vita \u00e8 la curiosit\u00e0. E questa a sua volta \u00e8 generata da tanti accadimenti. Non ultimo la citazione che di quella opera viene fatta da una <em>auctoritas<\/em>. Con il cui termine in realt\u00e0 oggi si intendono purtroppo soltanto gli <em>influencer<\/em>. C\u2019\u00e8 stato un tempo, per\u00f2, che con \u00a0quel termine ci si riferiva a persone la cui esperienza di vita, intellettuale e professionale e il bagaglio accumulato consentivano di parlare come da una cattedra, magari rivelando semplici constatazioni o ricordi innocenti. E\u2019 un simile percorso che mi ha portato a cercare <em>Il ritorno di Casanova <\/em>\u00a0di <strong>Arthur Schnitzler<\/strong>. Ne ho sentito parlare dal premio Oscar <strong>Gabriele Salvatores<\/strong> che, nel corso di un\u2019intervista sul suo ultimo film ispirato proprio da questo libro, ha detto che ha passato una vita intera a considerarlo un libro di riferimento, cercando in ogni modo di portarlo sullo schermo o sulla scena teatrale.<\/p>\n<p>Non sapevo nulla del testo e poco dell\u2019autore. E, dopo un rapido sguardo nello scaffale dove raccolgo autori russi e scrittori di lingua tedesca, sono corso in libreria a cercarlo. Mi sono infatti detto: \u00e8 un classico; non puoi limitarti a leggerlo (magari in biblioteca o su un <em>e-reader<\/em>), devi anche inserirlo in quello scaffale.<\/p>\n<p>E il tema di questo <em>post<\/em> \u00e8 proprio ci\u00f2 che ho trovato in libreria L\u2019editore <strong>Garzanti<\/strong>, infatti, ha intelligentemente pubblicato una nuova edizione di questo classico novecentesco. Ha per\u00f2 scelto una confezione a mio modesto avviso non confacente al testo. E\u2019 dai tempi dei preziosi studi di <strong>Gerard Genette<\/strong> sul &#8220;paratesto\u201d che abbiamo compreso l\u2019importanza di tutto ci\u00f2 che sta alle \u201csoglie\u201d dell&#8217;opera letteraria (<em>Sueils<\/em> si intitolava infatti il libro del celebre semiologo, pubblicato in Italia da <strong>Einaudi<\/strong>). Elementi capaci di condizionare il lettore e quindi di \u201cmodificare\u201d il senso stesso del testo.<\/p>\n<p>Ripubblicare un testo del 1918 mettendo come copertina la riproduzione di una locandina di un film non ancora nelle sale, dove sono riconoscibilissimi due grandi interpreti della scena italiana di oggi rappresenta un forte condizionamento. Il libro \u00e8 uscito a marzo. Il film di Salvatores (del quale il regista parla\u00a0 come di una libera suggestione dovuta alla lettura del testo non certo di una sua fedele trasposizione) \u00e8 arrivato nelle sale solo un paio di settimane dopo. Quindi chi ha comprato il libro lo ha fatto, spinto come me, dal <em>battage<\/em> pubblicitario creato per il film. Quella copertina, per\u00f2, resister\u00e0 nel tempo e chi ha portato a casa quel volume dovr\u00e0 sempre fare i conti con quella immagine fuorviante.<\/p>\n<p>D\u2019altronde \u00e8 davvero meritoria l\u2019opera della Garzanti. Come un bravo editore dovrebbe sempre fare, ha tempestivamente messo a disposizione dei potenziali acquirenti un volume dal valore ormai indiscutibile e capace di attrarre nuove generazioni di lettori. Per\u00f2 con quella fotografia in copertina l&#8217;editore finisce per sminuire (o per certi versi cancellare proprio) l\u2019aura di classico al <em>Ritorno di Casanova<\/em>. Peraltro, nonostante sia uscito in una agile edizione tascabile, non ha nemmeno una nota introduttiva o una piccola scheda biografica del celebre medico e commediografo viennese.<\/p>\n<p>Sembra quasi che sia l\u2019editore stesso a rinunciare a quello <em>status<\/em> di classico che permetterebbe al libro di sopravvivere pi\u00f9 di una stagione sugli scaffali delle librerie. E il ricordo va a un altro testo dello stesso Schnitzler. Pubblicato da <strong>Adelphi<\/strong>, quest\u2019ultimo testo (<em>Doppio sogno<\/em>) ha superato brillantemente la stagione nella quale lo si associava all\u2019ultimo film di <strong>Stanley Kubrick<\/strong>. E ancora lo troviamo in libreria in quella sua veste austera ma sempre seducente di classico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cosa ci spinge a prendere in mano un libro? O meglio un classico della letteratura? In et\u00e0 giovanile spesso \u00e8 una sorta di \u201cdovere\u201d interiore a spingerci. Il bisogno, quasi, di colmare vuoti e di mettersi ai ripari dalle continue allusioni che gli adulti fanno a proposito di quei testi. In ogni altra et\u00e0 della vita \u00e8 la curiosit\u00e0. E questa a sua volta \u00e8 generata da tanti accadimenti. Non ultimo la citazione che di quella opera viene fatta da una auctoritas. Con il cui termine in realt\u00e0 oggi si intendono purtroppo soltanto gli influencer. 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