{"id":150,"date":"2013-10-04T14:48:51","date_gmt":"2013-10-04T12:48:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=150"},"modified":"2013-10-04T14:48:51","modified_gmt":"2013-10-04T12:48:51","slug":"leggere-i-classici-fa-bene-lo-dicono-gli-scienziati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/10\/04\/leggere-i-classici-fa-bene-lo-dicono-gli-scienziati\/","title":{"rendered":"Leggere i classici fa bene, lo dicono gli scienziati"},"content":{"rendered":"<p>Adesso bisogner\u00e0 trovare almeno un paio di formule che spieghino la stessa cosa ma con un linguaggio semplificato. Una nuova ricerca, condotta negli Stati Uniti, ha stabilito che leggere romanzi di qualit\u00e0 ci aiuta a capire meglio le emozioni altrui e quindi favorisce quelle capacit\u00e0 necessarie per instaurare relazioni sociali complesse. Sull\u2019ultimo numero della rivista Science \u00e8 uscito un resoconto dettagliato della ricerca, condotta alla New School for social Research di New York da un ricercatore italiano, Emanuele Castano. Le agenzie di stampa hanno quindi rilanciato in tutto il mondo la notizia che adesso si trova sui siti e sui giornali. Per\u00f2 quella rilanciata da Science \u00e8 una non-notizia. Su questa convinzione si basano da sempre i lettori forti e gli insegnanti per trasmettere ai ragazzi il \u201cpiacere\/dovere\u201d di affrontare la lettura dei classici. Bisognerebbe semmai, ora che si ha anche la crisma scientifico sulla consapevolezza dell\u2019utilit\u00e0 sociale di questa pratica solitaria, trovare il modo per spiegarlo ai giovani. Torniamo intanto ai risultati della ricerca. Quanto prodotto dall\u2019istituto newyorkese invita a rimettere la lettura al centro dell\u2019educazione dei giovani a partire dai programmi scolastici, soprattutto negli Usa dove il ruolo degli studi umanistici \u00e8 molto dibattuto. I libri, per\u00f2, non sono tutti uguali: la loro qualit\u00e0 \u00e8 in grado di influenzare in modo diverso la nostra psiche. Per questo Castaldo e il suo assistente David Comer Kidd hanno scelto di usare nel loro studio tre tipi diversi di opere: romanzi di alta letteratura, selezionati fra i finalisti di rinomati premi letterari, romanzi pi\u00f9 popolari, scelti fra i bestseller di Amazon, e opere che non rientrano nella narrativa. I due psicologi hanno chiesto a 86 volontari di leggere dei brani estratti dalle tre tipologie di opere, e in seguito li hanno sottoposti a una serie di test per valutare la loro capacit\u00e0 di capire gli stati mentali delle altre persone. In uno di questi esperimenti, per esempio, \u00e8 stato chiesto loro di dedurre gli stati d\u2019animo di attori semplicemente guardando i loro occhi ritratti da alcune foto in bianco e nero. I risultati migliori sono stati ottenuti grazie alla lettura di romanzi di qualit\u00e0, opere capaci di catturare maggiormente il lettore richiedendo un maggior sforzo intellettuale e creativo. In questo modo, i romanzi di alta letteratura ci costringono a vedere il mondo anche con gli occhi degli altri e ci aiutano a riconoscere le similitudini che ci avvicinano ai vari personaggi. Insomma bisogna trovare una formula semplice per far capire ai ragazzi che leggere Proust, Melville, Dostoevskij o Stendhal non solo li render\u00e0 migliori e pi\u00f9 consapevoli delle tante sfumature dell\u2019animo umano ma anche in grado di leggere tra le righe di ci\u00f2 che gli altri magari ci confessano soltanto con uno sguardo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Adesso bisogner\u00e0 trovare almeno un paio di formule che spieghino la stessa cosa ma con un linguaggio semplificato. Una nuova ricerca, condotta negli Stati Uniti, ha stabilito che leggere romanzi di qualit\u00e0 ci aiuta a capire meglio le emozioni altrui e quindi favorisce quelle capacit\u00e0 necessarie per instaurare relazioni sociali complesse. Sull\u2019ultimo numero della rivista Science \u00e8 uscito un resoconto dettagliato della ricerca, condotta alla New School for social Research di New York da un ricercatore italiano, Emanuele Castano. 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