{"id":1504,"date":"2023-07-15T11:27:24","date_gmt":"2023-07-15T09:27:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1504"},"modified":"2023-07-15T11:27:24","modified_gmt":"2023-07-15T09:27:24","slug":"ce-un-tesoro-nella-prigione-dei-milionari-di-hrabal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/07\/15\/ce-un-tesoro-nella-prigione-dei-milionari-di-hrabal\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 un tesoro nella prigione dei milionari di Hrabal"},"content":{"rendered":"<p>Succede. E anche spesso. Capita di frequente di interrogarsi sul testo che si ha di fronte? Sar\u00e0 letteratura? Ci si chiede, a met\u00e0 strada tra l\u2019essere smarriti e l\u2019essere interdetti. Perch\u00e9 spesso, e sempre pi\u00f9 frequentemente, ci si imbatte in romanzi che non danno emozioni, non coinvolgono e non fanno riflettere. E soprattutto non stimolano <em>pietas <\/em>o altri sentimenti profondi. Questo accade perch\u00e9 lo scrittore (meglio dire lo scrivente) non si mette in gioco e non va al profondo della propria interiorit\u00e0 per far emergere suggestioni e idee di peso.<\/p>\n<p>Come dicevo, succede spesso. Ma non sempre. E nelle riletture (ovviamente) succede raramente. Un paio di settimane fa ho ripreso in mano <em>Ho servito il re d\u2019Inghilterra<\/em> di Bohumil Hrabal (Edizioni e\/o nella traduzione di Giuseppe Dierna). Quando ho chiuso il libro mi \u00e8 venuto spontaneo pensare che no, questo libro non appartiene alla maggioritaria categoria dei titoli inutili.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 ancora un classico, il romanzo di Hrabal ha comunque tutti i requisiti per diventarlo. L\u2019autore boemo l\u2019ha pubblicato nel 1982). Il libro racconta le avventure di un piccolo cameriere messo a contatto con la Storia. Il piccolo (per et\u00e0 e per statura) apprendista ci racconta la sua vita meravigliosa (almeno ai suoi occhi). Perch\u00e9 stupore e meraviglia sono gli unici occhi attraverso i quali \u00e8 in grado di osservare la realt\u00e0 che lo circonda.<\/p>\n<p>La storia della letteratura \u00e8 piena di bambini\/narratori che regalano immaginifici racconti pieni di figure al limite del grottesco. Figure e personaggi capaci per\u00f2 di raccontare una verit\u00e0 ben pi\u00f9 profonda di qualsiasi resoconto un adulto (magari smaliziato e corrotto dalla vita e dall\u2019esperienza) possa fare.\u00a0Il personaggio proposto da Hrabal ha il candore sufficiente per offrirci i colori pi\u00f9 vividi della realt\u00e0. Ama i soldi, ama il lavoro, ama le donne e soprattutto ama la vita (e ama raccontarla).\u00a0La Storia, soprattutto quella che devasta un Paese bellissimo come quello dell\u2019autore tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, impone al protagonista un lento, progressivo ma ineluttabile slittamento verso l\u2019alienazione. La Boemia passa dai tempi allegri dell\u2019Austria felix alle cupe turbolenze del nazismo per poi approdare alle surreali atmosfere del comunismo pi\u00f9 ottuso. E questo progressivo imbarbarimento e questa progressiva disumanizzazione porta anche il nostro protagonista a modificare lentamente e inesorabilmente il suo rapporto con lo mondo esterno.<\/p>\n<p>Alla fine, ci troviamo di fronte il diario di un alienato, laddove all\u2019inizio era un brillante e solare racconto di un apprendista innamorato della vita e delle sue infinite possibilit\u00e0. E cos\u00ec si passa quasi senza soluzione di continuit\u00e0 dal candore del fanciullo alla visionariet\u00e0 di un alienato che ormai parla soltanto con s\u00e9 stesso e con i suoi fedeli compagni (nell\u2019ultimo capitolo) cio\u00e8 un cane coraggioso e fedele e un placido cavallo.<\/p>\n<p>Insieme con quell\u2019altro titolo (davvero suggestivo: <em>Una solitudine troppo rumorosa)<\/em>, Hrabal ci consegna due capolavori. Che possono stare al passo con i pi\u00f9 grandi (da Joyce a C\u00e8line). E lo fa con testi che appassionano il lettore con le immagini davvero suggestive, facendo passare tra le righe una feroce condanna del Nazismo e del Comunismo (colpevoli, prima di ogni altro orribile crimine, di aver disumanizzato il mondo). Una condanna comminata col sorriso dell\u2019umorismo grottesco (basti pensare al carcere per milionari nella Praga sovietizzata) in pagine di rara bellezza che non potranno mai essere cancellata dalla memoria dei lettori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Succede. E anche spesso. Capita di frequente di interrogarsi sul testo che si ha di fronte? Sar\u00e0 letteratura? Ci si chiede, a met\u00e0 strada tra l\u2019essere smarriti e l\u2019essere interdetti. Perch\u00e9 spesso, e sempre pi\u00f9 frequentemente, ci si imbatte in romanzi che non danno emozioni, non coinvolgono e non fanno riflettere. 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