{"id":1528,"date":"2024-01-04T09:43:45","date_gmt":"2024-01-04T08:43:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1528"},"modified":"2024-01-04T09:43:45","modified_gmt":"2024-01-04T08:43:45","slug":"una-tragedia-greca-in-salsa-vittoriana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/01\/04\/una-tragedia-greca-in-salsa-vittoriana\/","title":{"rendered":"Una tragedia greca in salsa vittoriana"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo della letteratura \u00e8 un vasto caleidoscopio dove tutto torna e tutto \u00e8 collegato. Quindi i rimandi, gli accenni, le evocazioni fatte da riconosciuti maestri diventano immediatamente degli input da seguire. Quasi degli ordini cui ubbidire senza alcuna esitazione. E&#8217; cos\u00ec che ho scoperto, ormai \u00e8 gran tempo, il fascino dei romanzi di <strong>Ivy Compton-Burnett <\/strong>(1884-1969). Ne parlava spesso <strong>Alberto Arbasino<\/strong>. E, conoscendo la sua severit\u00e0 e il suo rigore, ma soprattutto conoscendo la sua perfida ironia sulla gran parte della produzione letteraria a lui coeva, quei piccoli (ma grandissimi a loro modo) elogi per la &#8220;signorina Ivy&#8221; divennero immediatamente una ghiotta esca.<\/p>\n<p>Complice l&#8217;ennesimo trasloco, ho messo le mani su uno dei suoi romanzi migliori: <em>Il passato e il presente<\/em>. Mi sono altres\u00ec accorto di possedere la prima edizione italiana (del 1980 per Einaudi nella traduzione di Bruno Fonzi e Camillo Pennati) di questo romanzo, uscito in Inghilterra nel 1953. Non merito mio, ovviamente. E ancora mi chiedo come sia arrivato a casa dei miei genitori.<\/p>\n<p>La buona sorte, per\u00f2, mi ha permesso di leggerlo (chiss\u00e0 quando) e di rileggerlo (ora). Confermando tutto il bene che il gi\u00e0 citato Arbasino ha detto nei confronti di questa scrittrice britannica, appassionata della societ\u00e0 vittoriana e della tragedia greca.\u00a0 Due passioni, queste, che la &#8220;signorina Ivy&#8221; ha unito a una terza: la scrittura. La sua \u00e8 del tutto originale: pochissime descrizioni, ambientazioni puntuali ma ridotte all&#8217;osso e dialoghi serrati. I temi dei suoi venti romanzi ruotano attorno a\u00a0 motivi archetipici: i legami familiari e le convenzioni sociali. Il romanzo di cui vi parlo ruota attorno alla figura di Cassius Clare, signorotto della provincia alle prese con il ritorno della prima moglie dalla quale ha avuto due figli che vivono insieme con il padre. Avvenimento che sconvolge l&#8217;apparente tranquillit\u00e0 della vita domestica popolata non soltanto di maggiordomi e cameriere (come un perfetto romanzo vittoriano) ma anche di una popolosa prole (altre tre figli), una seconda moglie (chiamata mater dai figliastri e mamma dai figli) e un nonno (il settuagenario Mr Clare). L&#8217;arrivo di Catherine sconvolger\u00e0 la pace apparente della casa. Un&#8217;epifania di questo imminente travaglio domestico \u00e8 dato dalla scena iniziale in cui i pi\u00f9 piccoli di casa mettono in piedi il funerale di un cucciolo di talpa trovato senza vita in giardino.<\/p>\n<p>Dal funerale prende avvio una storia dove l&#8217;esile plot si pu\u00f2 ridurre a una visita inaspettata (quella di Catherine che ritorna per vedere i suoi figli e reclamare il suo diritto materno), un incidente farmaceutico (l&#8217;errore probabilmente voluto nel dosare un tranquillante con il quale il padrone di casa mette in scena un finto suicidio) e la morte del padrone di casa per un attacco di cuore (morte che si sarebbe potuta evitare se le altre persone presenti avessero dubitato che si potesse trattare ancora di un finto suicidio chiamando tempestivamente il medico).<\/p>\n<p>Ivy Compton-Burnett ci racconta qui la vita di una famiglia: le angosce dei figli, le frustrazioni di un padre poco amato, e gli incubi di una donna che vede il suo ruolo e il suo posto messo a rischio dal ritorno di una &#8220;rivale&#8221;. Sfrutta come \u00e8 solita fare la sua abilit\u00e0 nei dialoghi. Su di essi si regge l&#8217;impianto narrativo. Attraverso di essi emergono i caratteri e soprattutto le caratteristiche di questo organismo sociale (la famiglia borghese vittoriana). &#8220;La sua \u00e8 narrativa sempre costruita su relazioni, composte a loro volta da scambi umani dominati da forti moventi egoistici &#8211; ha scritto Lisa Ginzburg in un articolo sul <em>Foglio<\/em> di qualche anno fa -. Ognuno cerca di attrarre a s\u00e9 il maggior numero di convenienze, vantaggi, privilegi, e lo fa con la sola arma della sagacia del proprio eloquio. Storie scolpite attraverso dialoghi. Un talento unico nell\u2019usare la dialettica delle interazioni: assemblaggio magnifico di conversazioni che fungono da descrizioni, di parole rivolte ad altri e con altri scambiate configurando, nel loro stesso venir pronunciate, mondi interi&#8221;. Ho riportato l&#8217;intero passaggio perch\u00e9 non si pu\u00f2 dire dei dialoghi della Compton-Burnett con parole altrettanto semplici e chiare. Forse aggiungerei soltanto un difetto di questi dialoghi: non sono mimetici, quindi le persone diventano maschere di una sola grande intelligenza: quella dell&#8217;autrice. E comunque \u00e8 da qui che prendono le mosse drammaturghi di vaglia come <strong>Eugene O&#8217; Neill<\/strong> e <strong>Noel Coward<\/strong>. L&#8217;ultima parola la lascerei ad Arbasino che della &#8220;signorina Ivy&#8221; \u00e8 stato il primo e pi\u00f9 appassionato cultore italiano: &#8220;In questi romanzi la dimensione borghese si sposa con il grottesco. Si tratta di storie che devono molto al teatro classico o shakespeariano per gli intrighi, i drammi segreti, l\u2019imprevisto che irrompe e sconvolge l\u2019ordine costituito, proprio come nelle migliori tragedie, ma che hanno tuttavia la leggerezza e la leggiadria di commedie divertenti e briose dove i personaggi cinguettano in continuazione. A chi le chiedeva come mai continuasse ad ambientare le sue trame sempre agli inizi del secolo, Ivy Compton-Burnett rispondeva: <em>La storia si ripete\u2026 E la vita familiare, nella sua essenza, non cambia mai<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il mondo della letteratura \u00e8 un vasto caleidoscopio dove tutto torna e tutto \u00e8 collegato. Quindi i rimandi, gli accenni, le evocazioni fatte da riconosciuti maestri diventano immediatamente degli input da seguire. Quasi degli ordini cui ubbidire senza alcuna esitazione. 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