{"id":1531,"date":"2024-02-10T08:57:56","date_gmt":"2024-02-10T07:57:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1531"},"modified":"2024-02-10T08:57:56","modified_gmt":"2024-02-10T07:57:56","slug":"lo-stoicismo-di-un-pensiero-senza-padroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/02\/10\/lo-stoicismo-di-un-pensiero-senza-padroni\/","title":{"rendered":"Lo stoicismo di un pensiero senza padroni"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019insegnante ideale, l\u2019ideale maestro, lo tratteggia <strong>Julian Barnes<\/strong> nel suo ultimo romanzo <em>Elizabeth Finch<\/em> (Einaudi, traduzione di Susanna Basso). Non ideale in senso assoluto. Bens\u00ec per i nostri tempi incerti, resi ancor pi\u00f9 ingarbugliati dal predominio delle <em>fake news<\/em>, dal potere totalitario dei <em>social<\/em>, e dalla perfida e sottile prepotenza del politicamente corretto. Barnes ce lo dice con chiarezza: abbiamo tutti bisogno di Elizabeth Finch. La protagonista del romanzo? Non proprio. Semmai l\u2019ossessione mentale dell\u2019autentico protagonista: Neil. Gli amici e i parenti (che comunque gli vogliono bene) lo definiscono \u201cil re dei progetti incompiuti\u201d. Ed \u00e8 tipico di un\u2019anima in pena, come il nostro Neil, cercare risposte nella cultura e nella formazione universitaria. Anche se si \u00e8 gi\u00e0 oltre la soglia degli anta con alle spalle matrimoni falliti, figli, e lavori precari. Ed \u00e8 proprio in un corso universitario per adulti che Neil fa la conoscenza di Elizabeth Finch.<\/p>\n<p>Neil rimarr\u00e0 folgorato dalla titolare del corso di \u201cCultura e civilt\u00e0\u201d perch\u00e9 tanto diversa dai suoi colleghi ma anche dal modello femminile dell\u2019epoca. La vita di Neil cambia dal giorno che entra nella classe della Finch. E potrei dire che la stessa avrebbe cambiato anche la mia se avessi avuto la sorte di incontrarla. Sobria nell\u2019abbigliamento, esatta nel dire, e cristallina nel pensiero, incallita fumatrice e insofferente di quello che oggi chiamiamo <em>mainstream<\/em> ma che un tempo definivamo pi\u00f9 semplicemente \u201ccomune sentire\u201d, la figura di Elizabeth Finch rimarr\u00e0 scolpita nel nostro immaginario. Una donna autenticamente forte e indipendente che nel suo diario scrive: &#8220;Essere stoici nell&#8217;era del vittimismo significa passare per scostanti o, peggio, per insensibili&#8221;. Una insegnante capace di ammonire i suoi stessi studenti nel momento in cui cedono a facili congetture: \u201cNon fate l\u2019errore di pensare che mi senta sola. Sono un tipo solitario, che \u00e8 tutt\u2019altra faccenda. Essere soli \u00e8 una forza; sentirsi soli una debolezza. Del resto, la cura per chi si sente solo \u00e8 la solitudine, come una volta saggiamente disse MM\u201d. Quelle iniziali corrispondono a <strong>Montaigne<\/strong>. Uno dei numi tutelari di questo romanzo insieme con <strong>Voltaire<\/strong> e con <strong>Giuliano l\u2019Apostata<\/strong>, l\u2019ultimo imperatore pagano. Ed \u00e8 proprio quest\u2019ultimo la chiave scelta da Julian (Giuliano) Barnes per gettare un raggio di luce sul mondo interiore di Elizabeth Finch. <strong>Flavio Claudio Giuliano<\/strong> \u00e8\u00a0 l\u2019ultimo imperatore dichiaratamente pagano e a lui si deve anche l\u2019estremo (ma fallimentare) tentativo di restaurare il politeismo della religione romana classica. Studiando le carte lasciategli in eredit\u00e0 dalla Finch, Neil scopre che questo personaggio storico era la vera ossessione della sua professoressa. E proprio ricostruendo la vita e il pensiero dell\u2019imperatore Neil riesce a dare un contorno pi\u00f9 preciso al pensiero della sua insegnante, tanto <em>low profile<\/em> e ricca di <em>understatement <\/em>da mimetizzarsi nelle considerazioni del filosofo-imperatore. \u00c8 nella critica dell\u2019Apostata al Cristianesimo che si colgono esempi di formidabile libert\u00e0 e autonomia di pensiero. Come quel primo comandamento (<em>Non avrai altro Dio fuori di me<\/em>), facilmente smontabile da una riflessione razionale: \u201cCome potrebbe una qualsiasi persona ragionevole venerare una divinit\u00e0 punitiva, ossessionata dal bisogno di controllo? Non avrai altri Dei all\u2019infuori di me \u00e8 una gran bestemmia verso Dio\u201d. La stessa Finch trova in Voltaire un compagno di strada autorevole. \u201cPer Voltaire \u2013 scrive Barnes \u2013 tolleranza e libert\u00e0 di culto furono due elementi essenziali per la nascita dell\u2019Illuminismo. Pertanto, i due eventi devastanti del primo cristianesimo furono l\u2019imposizione del monoteismo e la fusione di Stato e Chiesa\u201d. Eventi cui proprio l\u2019Apostata ha tentato di porre senza successo un argine.<\/p>\n<p>Dell\u2019ultimo imperatore pagano ci restano molte testimonianze e tanti ritratti. Di Elizabeth Finch soltanto quello di Barnes. Ma \u00e8 sufficiente per farci rimpiangere di non essere stati allievi del suo corso di \u201cCultura e civilt\u00e0\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019insegnante ideale, l\u2019ideale maestro, lo tratteggia Julian Barnes nel suo ultimo romanzo Elizabeth Finch (Einaudi, traduzione di Susanna Basso). Non ideale in senso assoluto. Bens\u00ec per i nostri tempi incerti, resi ancor pi\u00f9 ingarbugliati dal predominio delle fake news, dal potere totalitario dei social, e dalla perfida e sottile prepotenza del politicamente corretto. Barnes ce lo dice con chiarezza: abbiamo tutti bisogno di Elizabeth Finch. La protagonista del romanzo? Non proprio. Semmai l\u2019ossessione mentale dell\u2019autentico protagonista: Neil. Gli amici e i parenti (che comunque gli vogliono bene) lo definiscono \u201cil re dei progetti incompiuti\u201d. Ed \u00e8 tipico di un\u2019anima in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/02\/10\/lo-stoicismo-di-un-pensiero-senza-padroni\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35863,35979,7532,38945],"tags":[35906,592722,592868,38948,38939,273427,17898],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1531"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1531"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1532,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1531\/revisions\/1532"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}