{"id":1538,"date":"2024-04-24T11:09:27","date_gmt":"2024-04-24T09:09:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1538"},"modified":"2024-04-24T11:09:27","modified_gmt":"2024-04-24T09:09:27","slug":"gillo-dorfles-e-il-pelo-delluovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/04\/24\/gillo-dorfles-e-il-pelo-delluovo\/","title":{"rendered":"Gillo Dorfles e il pelo dell&#8217;uovo"},"content":{"rendered":"<p>Sono entrato in quell&#8217;et\u00e0 in cui s gode di pi\u00f9 nella lettura di libri di memorie che in quella di romanzi. Questi ultimi sono sempre la mia grande passione ma, una volta che nella grande libreria dei classici si \u00e8 ridotta la quota dei non letti, trovare idee nuove e stimoli forti \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile. I libri di memorie offrono, invero, sempre grandi soddisfazioni. Ovviamente devono uscire dalla penna di chi ha &#8220;vissuto&#8221;. Per attirare l&#8217;attenzione devono arrivare da chi si \u00e8 distinto in qualche campo ed ha attraversato la Storia con passo appassionato e con curiosit\u00e0 per la vita e per il mondo. In molti casi hanno anche la chance di regalare ritratti di personaggi pubblici inediti. Personaggi che hanno avuto la possibilit\u00e0 di conoscere fuori dalle ribalte ufficiali e quindi di illuminare di una luce pi\u00f9 efficace. Poi, ci si pu\u00f2 divertire a ricostruire legami fatti di luoghi, nomi, date e situazioni che danno alla Storia quel gusto di &#8220;retroscena&#8221; tanto apprezzato dai lettori forti dei giornali di maggiore qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Poco tempo fa mi \u00e8 capitato di trovare sul banco di un mercatino dell&#8217;usato\u00a0<em>Lacerti di memoria (taccuini intermittenti)<\/em> di Gillo Dorfles (Editrice Compositori). Per soli 40 centesimi di euro mi sono portato a casa le memorie di un &#8220;gigante&#8221; della cultura del Novecento. Uno dei personaggi pi\u00f9 promettenti nella qualit\u00e0 di &#8220;autore di memorie&#8221;, dal momento che ha goduto di una lunghissima esistenza (\u00e8 morto poco prima di compiere 108 anni) con il privilegio di nascere in un ambiente cosmopolita che gli ha consentito di viaggiare e conoscere persone le pi\u00f9 diverse. In questi taccuini (recuperati con grande pazienza e con l&#8217;aiuto di un piccolo ma appassionato editore) Dorfles racconta praticamente come \u00e8 diventato quel grande critico d&#8217;arte apprezzato in tutto il mondo. Col senno di poi sembra facile ma ogni vita va vissuta senza copione e i rischi di fallire sono sempre dietro l&#8217;angolo.<\/p>\n<p>Dorfles lo dice fin dalle prime pagine: l&#8217;uomo deve coltivare la propria curiosit\u00e0 del mondo e degli uomini. Per paradosso \u00e8 la chiave migliore per capire meglio noi stessi: &#8220;Credo che solo con la curiosit\u00e0 sia possibile avere un&#8217;immagine autentica di tutto ci\u00f2 che il destino ci offre&#8221;. La sua curiosit\u00e0 lo ha fatto correre da un ambito all&#8217;altro con la baldanza propria del dilettante ma con l&#8217;intelligenza del grande artista. Suonava Bach ma ascoltava Dallapiccola e Nono. Dipingeva con estrema libert\u00e0 ma seguiva con acribia l&#8217;arte concreta e l&#8217;espressionismo astratto. Era affascinato dall&#8217;architettura e dal design (che prima e pi\u00f9 degli altri ha elevato al rango di linguaggio artistico).\u00a0 Da giovane si dilettava anche di critica letteraria rubando tempo ai suoi studi di medicina (con una laurea presa &#8220;nonostante&#8221; la sua curiosit\u00e0 per la cultura pi\u00f9 vivace e interessante che nel primo scorso del Novecento attraversava l&#8217;Europa e che Dorfles non si stancava di marcare stretta come un terzino d&#8217;altri tempi, letteralmente divorando tutto ci\u00f2 che di nuovo pubblicavano le riviste militanti.<\/p>\n<p>Impossibile (e inutile) fare qui per sommi capi una lista dei nomi e dei personaggi che attraversano le pagine di questo libro. Trattandosi di note prese in tempo reale e recuperate decenni dopo per la stesura di questo volume, fa impressione la lucidit\u00e0 e lungimiranza del testimone che consegna allori a personaggi che soltanto in seguito avrebbero attirato la luce della fama (doveroso citare almeno il nome di Mark Rothko) . Cos\u00ec come offre imperdibili note che definirei &#8220;antropologiche&#8221; su come gli usi e costumi possano cambiarci nel profondo. Ne cito soltanto un paio per dare il senso di quanto il lettore pu\u00f2 trovare in queste pagine. Nel 1961, durante un soggiorno negli Stati Uniti, Dorfles affitta una macchina con il cambio automatico. Ecco il suo commento: &#8220;Il fatto di non avere bisogno della frizione dimostra ancora una volta come il perfezionamento meccanico porti alla perdita di tutta una serie di riflessi condizionati, che non possono pi\u00f9 svilupparsi per mancanza di esercizio e quindi ricadono per sempre allo stato latente. Quella particolare sensibilit\u00e0 nell&#8217;innestare la marcia e abbandonare la frizione \u00e8 diventata inutile, come avviene di molte altre operazioni analogiche&#8221;. Allora erano pochi, almeno da questa parte dell&#8217;Atlantico, i veicoli con ambio automatico. Ma oggi? Cosa siamo diventati con i nostri\u00a0<em>device\u00a0<\/em>e con le pervasive <em>facilities\u00a0<\/em> che hanno radicalmente mutato il nostro modo di vivere?\u00a0 In un&#8217;altra pagina dei taccuini, datata ovviamente 1969, Dorfles affronta la rivolta studentesca e si pone domande oggi naturali ma allora affatto impensabili. &#8220;Si tratta solo di un gioco alla rivoluzione? &#8211; si chiede &#8211; Questa rivolta, tanto attesa, tanto invocata, tanto incompresa, si verificher\u00e0? E contro chi? Una nazione non borghese pu\u00f2 ancora esistere entro una societ\u00e0 consumistica? E si pu\u00f2 auspicare una fine del consumismo, senza ridursi a una condizione di paleoartigianalit\u00e0 preindustriale, oggi impensabile?&#8221;\u00a0 Poche parole che fanno strame di migliaia di scritti e volumi dedicati a incensare una &#8220;rivoluzione&#8221; implosa sul nascere.<\/p>\n<p>Poi anche un grande come Dorfles ha i suoi vezzi e si possono trovare pure tra le righe di questo capolavoro di memorialistica &#8220;perle&#8221; di un uso corrivo del superlativo. Ecco un esempio: siamo in Portogallo all&#8217;inizio degli anni Settanta. Dorfles da viaggiatore intelligente e curioso non si limita ad ammirare i luoghi, i paesaggi e i tesori d&#8217;arte e di architettura. Vuole conoscere le persone e avvicinare i protagonisti della vita culturale.\u00a0 Ed \u00e8 cos\u00ec che incontra e accetta l&#8217;ospitalit\u00e0 di Salette Tavares, scrittrice e poetessa portoghese che\u00a0 nei suoi taccuini Dorfles definisce &#8220;una delle migliori poetesse visive portoghesi&#8221;. Nulla da eccepire, in teoria. La Tavares, stando a quanto pu\u00f2 riportare qualsiasi enciclopedia (Wikipedia compresa), lo \u00e8 davvero una delle figure pi\u00f9 importanti della poesia portoghese. Tuttavia, da come il &#8220;testimone&#8221; Dorfles la presenta, sembra che lo stesso abbia avuto modo di leggere e rileggere gran parte della produzione letteraria portoghese prima di affibbiare\u00a0 alla Tavares quel &#8220;titolo&#8221;. Stessa cosa succede nella pagina successiva dove definisce Adelina Aletti &#8220;la nostra pi\u00f9 raffinata traduttrice dal portoghese&#8221;.\u00a0 E&#8217; ovviamente possibile che lo sia (io la conosco soltanto come traduttrice di Clarice Lispector, ma non ho molta dimestichezza con la letteratura portoghese o brasiliana), tuttavia la sentenza sembra definitiva e maturata da una approfondito confronto con il lavoro dei colleghi della Aletti. A mio avviso \u00e8 gi\u00e0 difficile giudicare il singolo lavoro di un traduttore (per farlo non bisognerebbe limitarsi alla fluidit\u00e0 della traduzione bens\u00ec leggerla confrontandola con l&#8217;originale per accertarsi che la traduzione non sia il frutto di un efferato tradimento), impossibile mettere in fila quello di tanti traduttori per stilare una classifica. Piccolo vezzo e innocente vizio che non offuscano certo la fama dell&#8217;uomo e la luce di queste memorie e che il lettore segnala solo per poter dire che effettivamente un pelo nell&#8217;uovo c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono entrato in quell&#8217;et\u00e0 in cui s gode di pi\u00f9 nella lettura di libri di memorie che in quella di romanzi. Questi ultimi sono sempre la mia grande passione ma, una volta che nella grande libreria dei classici si \u00e8 ridotta la quota dei non letti, trovare idee nuove e stimoli forti \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile. I libri di memorie offrono, invero, sempre grandi soddisfazioni. Ovviamente devono uscire dalla penna di chi ha &#8220;vissuto&#8221;. 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