{"id":1541,"date":"2024-05-14T20:08:07","date_gmt":"2024-05-14T18:08:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1541"},"modified":"2024-05-14T20:08:07","modified_gmt":"2024-05-14T18:08:07","slug":"gore-vidal-tra-demagoghi-e-demiurghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/05\/14\/gore-vidal-tra-demagoghi-e-demiurghi\/","title":{"rendered":"Gore Vidal tra demagoghi e demiurghi"},"content":{"rendered":"<p>Sono due le cose che non capisco della politica americana. La prima \u00e8 il sistema elettorale che porta all\u2019elezione del presidente. La seconda \u00e8 la scelta dei due candidati che si sfideranno a novembre per la conquista della Casa Bianca. Possibile, mi chiedo, che non si siano trovati due antagonisti un tantino pi\u00f9 giovani?<\/p>\n<p>Per la seconda domanda non ho trovato risposta (davvero non \u00e8 possibile trovare un democratico pi\u00f9 lucido di Biden e un repubblicano pi\u00f9 limpido di Trump?). Per la prima mi sono fatto un\u2019idea \u00a0leggendo un celebre romanzo di <strong>Gore Vidal<\/strong> intitolato <em>L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro<\/em> (edito in Italia da Fai nel 2017 con traduzione di Luca Scarlini). Il libro \u00e8 l\u2019ultimo atto di una \u201csaga\u201d in nove volumi nella quale il celebre romanziere e drammaturgo statunitense ha voluto ripercorrere la storia dell\u2019ex colonia britannica dal momento della sua indipendenza fino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Il volume in questione \u00e8 l\u2019ultimo atto di questa saga e i suoi protagonisti si affacciano al ventunesimo secolo da una terrazza pi\u00f9 unica che rara: il giardino della Rondinaia di Ravello appartenuta proprio all\u2019autore americano. Il racconto per\u00f2 inizia ancora negli anni Trenta e documenta tutta la parabola umana e politica di FDR, ovvero Franklin Delano Roosvelt e il suo caparbio attaccamento al potere.<\/p>\n<p>Tanti, troppi forse, i protagonisti di questo racconto corale, per descriverli o per nominarli: senatori, segretari di Stato, presidenti, aspiranti presidenti, giornalisti, tycoon, registi cinematografici e attori di cinema e teatro. Con l\u2019apparizione saltuaria di eroi di guerra e di scrittori in cerca di fama. Un racconto corale e una polifonia di voci che atomizzano il pensiero dell\u2019autore sull\u2019impero americano e sulla sua Et\u00e0 dell\u2019oro, iniziata nel 1946 a Postsdam e terminata con la guerra di Corea.<\/p>\n<p>Tutti i meccanismi della conquista del potere politico vengono raccontati da un continuo ed elegante gossip. E, di retroscena in retroscena, si mettono in luce le trame per la conquista di cariche non elettive come anche le parabole dei media, dal tramonto della radio al trionfo del piccolo schermo.<\/p>\n<p>La scrittura di Vidal, scabra ma tagliente, mi ricorda lo stile di Arbasino, forse il pi\u00f9 affine al grande scrittore americano. Avevano molto in comune: dall\u2019amore per l\u2019arte alla profonda conoscenza del diritto internazionale e della <em>real politik<\/em>. Solo armandosi dei pi\u00f9 raffinati strumenti di analisi culturale, era la convinzione dell\u2019autore di <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em>, si pu\u00f2 davvero capire come va il mondo, al di l\u00e0 dei facili richiami delle mode passeggere e degli echi di una cultura popolare troppo condizionata dalle regole e dalle necessit\u00e0 del mercato.<\/p>\n<p>Ne <em>L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro<\/em> c\u2019\u00e8 anche spazio per una rivelazione, che prende corpo a poco a poco nelle pagine dedicate all\u2019entrata in guerra di Roosvelt e all\u2019impegno di Truman nel proseguire il lavoro del suo predecessore. Si parla di regole di ingaggio ma anche di come i giapponesi sono cascati nella trappola americana che ha volutamente sacrificato (nella vulgata offerta da Gore Vidal) 2400 tra militari e civili a Pearl Harbor per poter entrare in guerra senza tradire le promesse di non intervento fatte dal presidente al suo popolo.<\/p>\n<p>Un romanzo corale, dicevamo, perch\u00e9 tanti sono i protagonisti di questo lungo racconto che copre sessant\u2019anni di vita americana. E non \u00e8 importante stabilire ora chi ha detto: \u201cC\u2019\u00e8 cos\u00ec tanto da sapere, e cos\u00ec tanti cattivi professori\u201d oppure \u201cGli Stati Uniti? Una regione selvatica destinata a sognare per sempre di essere un\u2019Atene risorta, quando invece si tratta soltanto di una Roma ricreata con ostinazione e grossolanit\u00e0\u201d. Importante \u00e8 arrivare fino in fondo a un romanzo che si chiude con un fosco presagio: \u201cMa l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, se ce n\u2019\u00e8 mai stata una, nel 1954 era gi\u00e0 finita, no?\u201d \u201cS\u00ec, il che significa che quello che pensavamo fosse un luminoso inizio era in realt\u00e0 l\u2019ultima fiammata nella notte\u201d. Da allora avere la responsabilit\u00e0 della pace mondiale \u00e8 stato il peggior incubo degli americani, dai bostoniani illuminati ai <em>redneck <\/em>del Midwest.\u00a0 Che ancor oggi, che il teatro internazionale offre guerre di ogni tipo, vorrebbero tornare a essere un fortino isolato, difeso da due oceani e da una politica di miope egoismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono due le cose che non capisco della politica americana. La prima \u00e8 il sistema elettorale che porta all\u2019elezione del presidente. 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