{"id":1549,"date":"2024-06-04T07:15:05","date_gmt":"2024-06-04T05:15:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1549"},"modified":"2024-06-04T07:15:05","modified_gmt":"2024-06-04T05:15:05","slug":"quando-piovene-incontro-dostoevskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2024\/06\/04\/quando-piovene-incontro-dostoevskij\/","title":{"rendered":"Quando Piovene incontr\u00f2 Dostoevskij"},"content":{"rendered":"<p>Qualcuno ha gi\u00e0 sussurrato a mezza voce che i candidati allo Strega di quest&#8217;anno non sono all&#8217;altezza del premio. Mancano nomi importanti e soprattutto libri che abbiamo inciso con la loro pubblicazione nell&#8217;immaginario collettivo. E&#8217; in queste circostanze che mi rallegro della mia scelta di leggere soprattutto classici, di affrontare, insomma, testi che hanno gi\u00e0 superato la prova del tempo. Da poco, per esempio, ho concluso la lettura de <em>Le stelle fredde<\/em> di Guido Piovene (nell&#8217;edizione Meridiani Mondadori curato da Clelia Martignoni). Questo libro, uscito nel 1970, ha vinto il Premio Strega, superando in finale\u00a0<em>La meccanica<\/em> di Carlo Emilio Gadda.\u00a0 La prova del tempo l&#8217;ha superata. E anche il suo autore \u00e8 da tempo entrato nel Pantheon del nostro Novecento (oltretutto quest&#8217;anno si celebra il cinquantenario della morte).<\/p>\n<p>Una cosa salta subito agli occhi leggendo questo romanzo: la purezza di una lingua italiana che ormai \u00e8 soltanto un pallido ricordo. Piovene ci offre uno stile narrativo freddo e asciutto (come le stelle del titolo), che sfrutta per\u00f2 un lessico elegante e preciso e un ritmo della frase ammaliante. Basterebbe questo, a mio modesto avviso, per consigliarne la lettura anche se oggi titoli come questo risulterebbero quanto meno impegnativi per il lettore. Piovene, infatti, non concede nulla. Vuole offrire un romanzo filosofico e non fa sconti, chiedendo al lettore il massimo impegno nel districarsi tra il mito della caverna di Platone e i dubbi morali di Dostoevskij.<\/p>\n<p>La storia ha un incipit, tra l&#8217;altro, oggi impensabile. Il protagonista sente crescere dentro di s\u00e9 un nodo esistenziale difficile da sciogliere. Non prende aspettativa dal lavoro, non finge una malattia immaginaria, non fugge dalle sue responsabilit\u00e0 professionali sfruttando le ferie accumulate. Semplicemente si dimette. Il posto \u00e8 di tutto prestigio: dirigente di un&#8217;azienda di Stato. La decisione, per\u00f2, \u00e8 presa. Chiude casa, liquida i conti e parte.\u00a0 Destinazione la casa di famiglia che ha da poco ereditato. Questa dimora \u00e8 la perfetta cornice del racconto filosofico che Piovene sta per proporre al lettore. Si tratta di una casa che il protagonista ha ereditato direttamente dal nonno per evitare che finisse nelle mani dei creditori del padre. Uomo irrisolto e sempre in cerca di affari, che ancora vive nella casa ospite ingombrante e di difficile gestione. Intorno alla casa una campagna fredda e minacciosa che sembra chiudersi intorno alle mura domestiche come un muro quasi invalicabile. Dalle sue &#8220;fenditure&#8221; entra il mondo con la sua urgenza: un\u00a0 rivale in amore, gli echi di un assassinio, un funzionario di polizia.<\/p>\n<p>Il protagonista \u00e8 stato abbandonato dalla compagna Ida. E quel vuoto si trasforma in una domanda esistenziale. La fuga dalla citt\u00e0 e il rifugio agreste rappresentano un passaggio quasi necessario per ritrovarsi. Purtuttavia il nostro incappa prima nella fragilit\u00e0 del padre, poi nell&#8217;ira dell&#8217;uomo che Ida aveva lasciato per lui. E da l\u00ec \u00e8 tutto un ripararsi da una realt\u00e0 che tenta di invadere il suo angusto spazio domestico. Prima un omicidio del quale viene viene accusato. Poi l&#8217;arrivo di un commissario di polizia con la passione per la riflessione filosofica. Quindi l&#8217;incontro spiazzante con un redivivo Dostoevskij.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 a questo punto che il romanzo svela appieno la sua natura di racconto filosofico. Sotto le stelle fredde la realt\u00e0 assume la duplice versione di contenitore di simulacri e di cornice dell&#8217;esistente. Lo stesso redivivo Dostoevskij non sa dare un senso al suo racconto della terra dei non vivi. Le sua capacit\u00e0 narrative e descrittive sono intatte ma ne viene fuori un racconto che non aiuta chi vive a sapere cosa \u00e8 la morte e come &#8220;sopportarla&#8221;.<\/p>\n<p>Il nostro protagonista, alla fine, si chiuder\u00e0 in casa e continuer\u00e0 sulla scrivania a cercare di dare un senso a quell&#8217;eterno rapporto tra cose e nomi, oggetti e simulacri, persone e idee. Insomma cercher\u00e0 di dare un senso alla scrittura. Perch\u00e9 letteraria \u00e8 solo e soltanto la parola che si interroga e ci interroga.<\/p>\n<p>ps<\/p>\n<p>Piccola postilla. Pochi mesi prima di morire Guido Piovene ha partecipato a un&#8217;avventura importante e che riguarda noi lettori del <em>Giornale<\/em>. Insieme con Indro Montanelli e Gianni Granzotto, infatti, Piovene \u00e8 stato tra i fondatori del <em>Giornale<\/em> nel giugno del 1974. Si \u00e8 potuto, tuttavia, godere per pochissimi mesi la creatura che aveva contribuito a far nascere, spegnendosi a Londra nel novembre dello stesso anno. Il suo nome, per\u00f2, rimarr\u00e0 per sempre inciso nella storia del nostro giornale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Qualcuno ha gi\u00e0 sussurrato a mezza voce che i candidati allo Strega di quest&#8217;anno non sono all&#8217;altezza del premio. Mancano nomi importanti e soprattutto libri che abbiamo inciso con la loro pubblicazione nell&#8217;immaginario collettivo. E&#8217; in queste circostanze che mi rallegro della mia scelta di leggere soprattutto classici, di affrontare, insomma, testi che hanno gi\u00e0 superato la prova del tempo. Da poco, per esempio, ho concluso la lettura de Le stelle fredde di Guido Piovene (nell&#8217;edizione Meridiani Mondadori curato da Clelia Martignoni). 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