{"id":1589,"date":"2025-01-11T21:44:02","date_gmt":"2025-01-11T20:44:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1589"},"modified":"2025-01-11T21:44:02","modified_gmt":"2025-01-11T20:44:02","slug":"la-recherche-vicentina-di-meneghello-tutta-da-riscoprire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/01\/11\/la-recherche-vicentina-di-meneghello-tutta-da-riscoprire\/","title":{"rendered":"La &#8220;Recherche&#8221; vicentina di Meneghello tutta da riscoprire"},"content":{"rendered":"<p>Penso spesso al biennio 62-63 dell\u2019altro secolo. Sono stati gli ultimi anni di crescita demografica. Gli anni pi\u00f9 intensi del boom economico. E in quei due anni sono stati pubblicati libri fondamentali per la nostra storia letteraria. Soprattutto mi impressiona l\u2019idea che nello stesso anno (in questo caso il \u201963 siano usciti praticamente in contemporanea capolavori del calibro di <em>La cognizione del dolore<\/em>, <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em>, <em>Centomila gavette di ghiaccio<\/em>, <em>Un amore<\/em>, <em>Lessico familiare<\/em> e <em>Il compagno don Camillo<\/em>. Un\u2019annata eccezionale (se si trattasse di vitigni). Al lungo elenco si potrebbero aggiungere uno Sciascia (<em>Il consiglio d\u2019Egitto<\/em>) e un Calvino (<em>La giornata di uno scrutatore<\/em>) minori.<\/p>\n<p>In questo caso per\u00f2 mi concentro su un altro capolavoro uscito proprio nel 1963 e che la Rizzoli continua a ripubblicare in una bellissima edizione Bur arricchita di utile apparato di note e di un\u2019introduzione di Pietro Marchi. Sto parlando di <em>Libera nos a Malo<\/em> di Luigi Meneghello. Testo fondamentale per diverse ragioni, non solo letterarie. In pieno boom questo \u201cexpat\u201d ante litteram (in Inghilterra dove insegnava letteratura italiana all\u2019universit\u00e0 di Reading) torna alle sue origini contadine e racconta la vita di un piccolo borgo del Vicentino (Malo). Il titolo evoca il <em>Pater noster<\/em> in un gioco di parole col nome del paese che fin dalle prime pagine fa capire quanto sia cruciale la questione del linguaggio e dell\u2019identit\u00e0. Attraverso le parole e il dialetto il narratore ci racconta la sua vita partendo dalla prima infanzia fino al suo presente di uomo maturo e ormai \u201cmoderno\u201c. Non proprio un romanzo di formazione o un libro di memorie, per\u00f2. Semmai la testimonianza della trasformazione della civilt\u00e0 contadina. Un libro che si pone, da questo punto di vista, sulla scia di romanzi come <em>Memoriale<\/em> (di Paolo Volponi), <em>Il maestro di Vigevano <\/em>(di Lucio Mastronardi) e <em>La vita agra <\/em>(di Luciano Bianciardi). Tutti usciti l\u2019anno precedente e nei quali gli autori avevano l\u2019urgenza di lanciare l\u2019allarme di quanta alienazione stava emergendo dietro le pieghe del progresso economico e dietro gli effetti pi\u00f9 corrivi del boom e dell\u2019abbandono delle campagne.<\/p>\n<p>I riti religiosi, la vita di paese, la scoperta dell\u2019italiano sono tutti momenti di passaggio verso un\u2019emancipazione che si \u00e8 pagata a caro prezzo. \u201cLe piazze e le strade erano la nostra agor\u00e0; la nostra lingua, a differenza di quella attica, non si scriveva, ma era ricca e flessibile, e con essa si riproduceva come in uno specchio di parole il quadro rallegrante di una vita fatta non solo di triboli, ma anche di incontri, di avventure, di capricci alati, di riflessioni, di liberi eventi\u201d.<\/p>\n<p>Solo in apparenza si trattava poi di una vita immobile. Autarchica ma non impermeabile. \u201cLe <em>cose<\/em> del nostro mondo ce le facevamo dunque noi stessi, molto pi\u00f9 di adesso \u2013 racconta il narratore parlando della penuria di attrezzi e dell\u2019assenza di elettrodomestici -; le <em>idee <\/em>venivano bens\u00ec da fuori, ma si assimilavano profondamente attraverso il lavoro diretto. Tutto era umanizzato in questo modo\u201d. Era un mondo che sembrava cos\u00ec povero che le differenze di classe si percepivano principalmente a tavola. \u201cI servizi pubblici erano in comune, in comune la lingua, le scuole le osterie, le chiese, i confessionali. Non era in comune il cibo: e pi\u00f9 volte \u2013 racconta ancora il narratore &#8211; vedendo i poveri mangiare ebbi lo shock di sentire una differenza che in seguito avrei potuto chiamare di <em>classe<\/em>. Il culmine del successo mondano per i nostri vecchi era quello: <em>mangia bene<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Potremmo dire che, come Proust ha sfruttato egregiamente gli stimoli della <em>madeleine<\/em> per ricostruire le emozioni della sua infanzia, cos\u00ec Meneghello parte dalle litanie di chiesa per ricomporre un mosaico di visioni, personaggi, situazione attraverso le conquiste della lingua e le vittorie del dialetto. Resta un testo importante ancor oggi e non perde di suggestione anche per i giovani lettori con quel caleidoscopio di corse in bicicletta, amicizie, primi amori e primi contatti con la quotidianit\u00e0 della morte che fanno di questo romanzo uno dei romanzi esemplare di un\u2019epoca di grande trasformazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Penso spesso al biennio 62-63 dell\u2019altro secolo. Sono stati gli ultimi anni di crescita demografica. Gli anni pi\u00f9 intensi del boom economico. 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