{"id":1604,"date":"2025-05-02T21:01:29","date_gmt":"2025-05-02T19:01:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1604"},"modified":"2025-05-03T15:09:25","modified_gmt":"2025-05-03T13:09:25","slug":"nella-voce-di-adriano-la-saggezza-della-yourcenar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/05\/02\/nella-voce-di-adriano-la-saggezza-della-yourcenar\/","title":{"rendered":"Nella voce di Adriano la saggezza della Yourcenar"},"content":{"rendered":"<p>Nel parlare di un romanzo o nel recensire un testo letterario raramente si usano espressioni di ammirazione. Spesso si considera sufficiente l&#8217;apprezzamento. Il perch\u00e9 \u00e8 presto detto. L&#8217;ammirazione ci mette in una prospettiva di subalternit\u00e0 nei confronti dell&#8217;autore mentre l&#8217;apprezzamento \u00e8 pi\u00f9 un riconoscimento di qualit\u00e0, che spesso si elargisce da pari a pari. A mia memoria non ricordo un testo critico dove l&#8217;esegeta usi l&#8217;espressione\u00a0 &#8220;nutro per questo testo e per il suo autore una profonda ammirazione&#8221;. Dopo la lettura di <em>Memorie di Adriano<\/em> di <strong>Marguerite Yourcenar<\/strong> (Einaudi, con la pregevole traduzione di <strong>Lidia Storoni Mazzolani<\/strong>) la prima sensazione che mi assale \u00e8 l&#8217;urgenza di esprimere la pi\u00f9 profonda ammirazione per chi \u00e8 stato capace di pensare e realizzare un testo come questo.<\/p>\n<p>Il celebre romanzo dedicato alla vita e al mondo interiore dell&#8217;imperatore Adriano stazionava indisturbato nella mia libreria da pi\u00f9 di un quarto di secolo (lo comprai ancora a met\u00e0 anni Novanta in una libreria di Udine). Lettura che gi\u00e0 allora reputavo necessaria ma che, per un motivo o per l&#8217;altro, ho sempre rimandato. Fin quando non mi sono imbattuto pochi mesi fa nel romanzo di <strong>Eugenio Murrali<\/strong> <em>Marguerite \u00e8 stata qui<\/em> (Neri Pozza). Il passaggio al romanzo su Adriano \u00e8 stato automatico. E ne sono debitore proprio agli stimoli di Murrali.<\/p>\n<p>Fin dalle prime pagine il romanzo della Yourcenar mi colpisce per la sua sottile eleganza e per la sua profondit\u00e0. Una scrittrice che si impadronisce della voce di un celebre uomo d&#8217;azione per farne un campione del pensiero &#8220;moderno&#8221; non \u00e8 una cosa frequente. Nei suoi taccuini, poi, la scrittrice rivela: &#8220;Ai tempi nostri il romanzo storico non pu\u00f2 essere che immerso in un tempo ritrovato: la presa di possesso di un mondo interiore&#8221;. Per spiegare meglio il suo ragionamento la scrittrice fa una banale constatazione: &#8220;La vita di mio padre la conosco meno di quella di Adriano&#8221;.<\/p>\n<p>Dicevamo dell&#8217;ammirazione. Come si pu\u00f2 rimanere se non a bocca aperta di fronte a passaggi come l&#8217;incipit del capitolo in cui Adriano diventa imperatore. &#8220;Il mondo che avevo ereditato somigliava a un uomo nel fiore degli anni, ancora robusto, nel quale per\u00f2 l&#8217;occhio del medico scorge indizi impercettibili di logorio, come chi \u00e8 appena uscito dagli spasimi d&#8217;una malattia grave&#8221;. La Yourcenar si impadronisce della maschera dell&#8217;imperatore romano per tentarne una riproduzione moderna che valga la pena raccontare e soprattutto della quale valga la pena ascoltare i monologhi interiori. L&#8217;ammirazione non \u00e8 soltanto l&#8217;entusiasta accoglienza di un testo impossibile da riprodurre se non sei un grande scrittore e soprattutto un grande lettore e studioso. L&#8217;ammirazione \u00e8 anche per l&#8217;eleganza con cui la memoria dell&#8217;imperatore scorre su fatti, luoghi, persone e personaggi della storia di Roma. La Yourcenar padroneggia un materiale davvero notevole e riesce ad animare non solo quel volto ieratico (che nessuno di noi riuscir\u00e0 a non identificare con quello di Giorgio Albertazzi che ha portata il testo a teatro in una celebre quanto fortunata riduzione) ma anche i suoi pensieri. Modernizzandoli e arricchendoli anche con quella saggezza pratica tipica dell&#8217;altra met\u00e0 del cielo. Come quando il vecchio Adriano d\u00e0 ordine di erigere un monumento funebre al suo amato Antinoo. &#8220;Alessandro aveva celebrato le esequie di Efestio con devastazioni ed eccidi; mi sembrava pi\u00f9 bello offrire al mio prediletto una citt\u00e0 dove il suo culto sarebbe stato associato per sempre all&#8217;andirivieni di una pubblica piazza, dove il suo nome sarebbe tornato nelle conversazioni, ogni sera&#8221;.<\/p>\n<p>Questo imperatore probabilmente non \u00e8 fedele al personaggio storico, ma quanto \u00e8 affascinante! E quanto risponde alle esigenze dei lettori moderni. Quanto \u00e8 consolatorio il suo commento sulla figura del &#8220;servitore dello Stato&#8221;! &#8220;Noi siamo funzionari dello Stato, non siamo Cesari &#8211; fa dire la Yourcenar ad Adriano &#8211; Aveva ragione quella postulante, che m&#8217;ero rifiutato un giorno di ascoltare fino alla fine, quando esclam\u00f2 che se mi mancava il tempo per darle retta, mi mancava il tempo per regnare&#8221;.<\/p>\n<p>Ammirare significa ammettere di non riuscire a mettere insieme in una patchwork di assoluta armonia citazioni da testi tramandati, ricostruzioni fedeli e dialoghi immaginari ma aderenti alla psicologia dei personaggi. Ed \u00e8 da qui che, tra l&#8217;altro, il pragmatismo della prima donna a entrare all&#8217;<em>Acad\u00e9mie fran\u00e7aise<\/em> riconosce la sua incapacit\u00e0 a mettere una donna al centro della scena. E infatti nei suoi taccuini spiega: &#8220;Impossibile prendere per figura centrale un personaggio femminile; porre, ad esempio, come asse del racconto, anzich\u00e9 Adriano, Plotina. La vita delle donne \u00e8 troppo limitata o troppo segreta. Se una donna parla di s\u00e9, il primo rimprovero che le si far\u00e0 \u00e8 di non essere pi\u00f9 una donna&#8221;.<\/p>\n<p>Una scrittrice fuori dal comune. Un&#8217;autrice che non \u00e8 seconda a nessun campione della letteratura mondiale. Eppure, come confessa nei suoi taccuini, a farla innamorare di Adriano e a farla incatenare nella sfida di ricostruire il suo mondo interiore \u00e8 stato <strong>Gustave Flaubert<\/strong>. Che in una lettera della sua corrispondenza (tanto compulsata dalla Yourcenar) scrive: &#8220;Quando gli d\u00e8i non c&#8217;erano pi\u00f9 e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marc&#8217;Aurelio, c&#8217;\u00e8 stato un momento unico in cui \u00e8 esistito l&#8217;uomo, solo&#8221;. E da l\u00ec \u00e8 partita l&#8217;autrice di <em>Memorie di Adriano<\/em>: &#8220;Avrei trascorso una gran parte della mia vita a cercar di definire, e poi descrivere, quest&#8217;uomo solo e, d&#8217;altro canto, legato a tutto&#8221;.<\/p>\n<p>Alla fine, la definizione che la stessa scrittrice offre del suo lavoro d\u00e0 un&#8217;idea precisa delle sue ambizioni: Le <em>Memorie<\/em> sono &#8220;l&#8217;immagine di un uomo che delle sue virt\u00f9 e dei suoi difetti, delle sue esperienze personali e della sua cultura poco a poco si compone una sorta di saggezza pragmatica d&#8217;amministratore e di principe&#8221;. E l&#8217;ammirazione quindi riguarda anche la sua attualit\u00e0. Perch\u00e9 un simile testo non smetter\u00e0 mai di essere moderno e non smetter\u00e0 mai i panni del classico&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel parlare di un romanzo o nel recensire un testo letterario raramente si usano espressioni di ammirazione. 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