{"id":1615,"date":"2025-06-05T21:00:22","date_gmt":"2025-06-05T19:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1615"},"modified":"2025-06-05T21:00:22","modified_gmt":"2025-06-05T19:00:22","slug":"cronaca-felice-di-una-infelice-catastrofe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/06\/05\/cronaca-felice-di-una-infelice-catastrofe\/","title":{"rendered":"Cronaca felice di una infelice catastrofe"},"content":{"rendered":"<p>Non so se vi capita. A me succede spesso negli ultimi anni. Guardo a quello che succede e vi vedo segni ed epifanie del tramonto di un\u2019epoca. Difficile avere uno sguardo da \u201cstorico\u201d quando si \u00e8 testimoni contemporanei. Accade, per\u00f2, che il cronista lasci il posto allo \u201cstorico\u201d intuendo passaggi epocali. Negli ultimi anni avevo pensato, come un passaggio epocale, al covid. Cos\u00ec come allo scoppio della guerra in Ucraina e alla reintroduzione dei dazi. Leggendo <em>La cripta dei cappuccini<\/em> di Joseph Roth (nell\u2019edizione Adelphi tradotta da Laura Terreni) mi sono imbattuto in un personaggio \u2013 il protagonista \u2013 \u00a0che sembra accorgersi del passaggio epocale e che sceglie di salvare il salvabile come pu\u00f2. Francesco Ferdinando Trotta vive gli anni della giovinezza spensierata nel tramonto dell\u2019Austria imperiale. E dopo la Grande guerra si accorge che quella spensieratezza non era soltanto un dato della sua et\u00e0 anagrafica ma anche una connotazione dell\u2019epoca, ormai finita irrimediabilmente e per sempre.<\/p>\n<p>Leggere oggi questo meraviglioso romanzo di Roth (scritto all\u2019indomani delle manifestazioni di operai nel 1932 soffocate nel sangue dal cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, momento appunto che Roth considerava la fine di un\u2019epoca e l\u2019inizio di una nuova) mentre il mondo discute sulla reintroduzione dei dazi e mentre la Russia minaccia di allargare il conflitto con l\u2019Ucraina \u00e8 una pratica utile e virtuosa (oltre che estremamente piacevole). Ci suggerisce di guardare con un occhio disincantato il nostro benessere e di prestare adeguata attenzione alle spie minacciose di un futuro comunque impossibile da prevedere.<\/p>\n<p>Alla fine del primo conflitto mondiale il narratore del romanzo pone un punto fermo perch\u00e9, dice, la grande guerra \u00e8 \u201cmondiale non gi\u00e0 perch\u00e9 l\u2019ha fatta tutto il mondo, ma perch\u00e9 noi tutti, in seguito ad essa, abbiamo perduto il nostro mondo\u201d. \u00a0Lo scrittore che si accolla il gravoso compito di segnalare un cambio di passo e un passaggio generazionale o epocale corre, per\u00f2, il fondato rischio di non farsi capire. In questo caso la confessione del narratore\/Roth \u00e8 esemplare. \u201cAccetto di buon grado \u2013 scrive a proposito del periodo che il protagonista passa in un campo di prigionia in Russia nelle fasi finali del conflitto \u2013 il destino di essere un dimenticato ma non quello di diventare il narratore dimenticato. A stento ancora mi si capirebbe se per esempio al giorno d\u2019oggi mi arrischiassi a parlare della libert\u00e0, dell\u2019onore, figuriamoci poi della prigionia. Io scrivo unicamente allo scopo di chiarirmi a me stesso e anche <em>pro nomine Dei<\/em>, per cos\u00ec dire\u201d.<\/p>\n<p>Facile leggere un romanzo come <em>La cripta dei cappuccini<\/em> e parlare di <em>finis Austriae<\/em> e di tramonto di un\u2019epoca. Facile anche suggerire parallelismi col presente (memorabile il momento in cui il protagonista ricorda la figura del suo amico caldarrostaio che sotto l\u2019impero portava le sue castagne in giro senza problemi mentre con la fine di quel mondo \u00e8 costretto a munirsi di passaporto e permessi), difficile semmai scrivere da testimoni di un\u2019epoca in via di dissoluzione. Ed \u00e8 forse questo aspetto che rende ancora pi\u00f9 meritevole il lavoro di Roth (che era fuggito dalla sua Austria \u201cnazificata\u201d per riparare da esule in Francia).<\/p>\n<p>Lui \u00e8 riuscito non solo a mettere nella giusta prospettiva il passaggio delle epoche ma ha anche capito qual \u00e8 uno degli effetti pi\u00f9 drammatici della guerra ovvero: svelare le responsabilit\u00e0 dei singoli e le inettitudini collettive che combinate insieme sono sempre alla base della morte di una civilt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non so se vi capita. A me succede spesso negli ultimi anni. Guardo a quello che succede e vi vedo segni ed epifanie del tramonto di un\u2019epoca. Difficile avere uno sguardo da \u201cstorico\u201d quando si \u00e8 testimoni contemporanei. Accade, per\u00f2, che il cronista lasci il posto allo \u201cstorico\u201d intuendo passaggi epocali. 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