{"id":1618,"date":"2025-06-23T20:06:25","date_gmt":"2025-06-23T18:06:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1618"},"modified":"2025-06-23T20:09:23","modified_gmt":"2025-06-23T18:09:23","slug":"la-pagina-bianca-la-vera-paura-dellaspirante-scrittore-e-lassenza-di-movente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/06\/23\/la-pagina-bianca-la-vera-paura-dellaspirante-scrittore-e-lassenza-di-movente\/","title":{"rendered":"La pagina bianca? La vera paura dello scrittore \u00e8 l&#8217;assenza di movente"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono i classici. E poi ci sono i libri che esaltano i classici. E che li difendono contro i contemporanei. Magari senza dichiararlo apertamente, ma soltanto con l\u2019esempio (che \u00e8 ovviamente la lezione pi\u00f9 efficace e produttiva). Ogni maledetta mattina di Alessandro Piperno (Mondadori) \u00e8 ascrivibile a questa seconda categoria. Ed \u00e8 ovvio che in un blog come questo trova un posto d\u2019eccezione.\u00a0 A vent\u2019anni esatti dal suo debutto come romanziere (avvenuto nel 2005 con il romanzo <em>Con le peggiori intenzioni<\/em>, sempre edito da Mondadori), Piperno ci offre un saggio per certi versi innovativo. Almeno nel cosiddetto \u201ctaglio\u201d dato alla lettura di celebri romanzi che hanno fatto grande la letteratura moderna. Piperno infatti indaga sul movente, su cosa spinge uno scrittore ad affrontare l\u2019estenuante lotta per arrivare alla produzione di un romanzo. Cinque motivi ma, avverte lo stesso autore, ce ne potrebbero essere tanti altri.<\/p>\n<p>Qui le lezioni sono cinque. Molti di pi\u00f9 (a decine) gli autori citati. E sono i soliti noti (per fortuna): Proust, Kafka, Dickens, Dante, Shakespeare, Montaigne, Dumas, Bellow, Philip Roth, Flaubert, Stendhal e Nabokov, solo per fare qualche nome. Una breve ma, tutto sommato, efficace tassonomia che comprende la categoria di chi scrive per ambizione (o per vanit\u00e0) e tra questi Piperno ci infila anche Virginia Woolf, di chi scrive per odio o desiderio di riscatto, di chi lo fa per senso di responsabilit\u00e0 (pensiamo, come massimo esempio, al Primo Levi di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>). Sono per\u00f2 le ultime due categorie quelle dove Piperno si sente pi\u00f9 a suo agio, forse perch\u00e9 alla base dei suoi stessi romanzi ci sono come motivazioni il \u201cpiacere di scrivere\u201d e il \u201cdesiderio di conoscenza. \u201cNon si scrive perch\u00e9 si ha qualcosa da dire \u2013 ammonisce lo stesso \u2013 si scrive semplicemente perch\u00e9 si ha il piacere di farlo\u201d. E in questa categoria infila Proust accanto a Dumas e Stendhal. Poi si scrive \u2013 aggiunge \u2013 per capire, per conoscere. Ed \u00e8 il capitolo in cui ricorrono nomi come Dickens, Kafka e ancora l\u2019autore della <em>Recherche<\/em>.<\/p>\n<p>Insomma, non c\u2019\u00e8 nulla \u2013 almeno per lo stesso Piperno \u2013 come il piacere di sentire i tasti del pc sotto i polpastrelli \u201cogni maledetta mattina\u201d. E quel \u201cmaledetta\u201d va inteso in senso letterale, dal momento che solo dopo un lungo e faticoso apprendistato si arriva alla grazia del romanzo (fatto e finito). Non ci si improvvisa romanzieri e nemmeno si deve sperare in una \u201cvocazione\u201d. Serve soltanto un grande lavoro e \u2013 ovviamente \u2013 una forte motivazione. Magari una di quelle cinque suggerite da Piperno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono i classici. E poi ci sono i libri che esaltano i classici. E che li difendono contro i contemporanei. 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