{"id":1625,"date":"2025-07-17T18:06:11","date_gmt":"2025-07-17T16:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1625"},"modified":"2025-07-17T19:23:57","modified_gmt":"2025-07-17T17:23:57","slug":"rocco-schiavone-e-lo-scolapasta-di-gadda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/07\/17\/rocco-schiavone-e-lo-scolapasta-di-gadda\/","title":{"rendered":"Rocco Schiavone e lo scolapasta di Gadda"},"content":{"rendered":"<p>Ultimamente, quando entro in libreria, mi assale la sensazione che l&#8217;Italia sia diventata un popolo di giallisti. E, oltretutto, di bravi giallisti. Potrei sorvolare &#8211; non \u00e8 questo il blog adatto &#8211; sulla mia recente lettura del romanzo di Antonio Manzini\u00a0<em>Il passato \u00e8 un morto senza cadavere\u00a0<\/em>(Sellerio) se non fosse che il piacere che no ho ricavato mi ha spinto a riprendere in mano il &#8220;pi\u00f9 grande romanzo italiano del Novecento&#8221; (definizione proposta da molti autorevoli critici) che incidentalmente ha anche la veste di un giallo. Sto parlando ovviamente di\u00a0<em>Quer pasticciaccio brutto de via Merulana<\/em><em>\u00a0<\/em>di Carlo Emilio Gadda. Sgombro subito il campo da un potenziale equivoco. Qui non si vuole affatto mettere a confronto i due testi. Il primo \u00e8 un perfetto esempio di (ottimo) giallo contemporaneo. Aderente a un canone, e alla &#8220;poetica&#8221; del suo autore. Parte da un delitto e racconta l&#8217;indagine che il protagonista affronta per scoprire movente e autore. Se vogliamo, si pu\u00f2 aggiungere che Manzini ha anche una mal dissimulata ambizione di offrire uno spaccato aderente alla realt\u00e0 (popolata, tra l&#8217;altro, da numerosi campioni dei pi\u00f9 diversi tipi umani). Il secondo \u00e8 qualcosa di ovviamente diverso. S\u00ec, ma cos&#8217;\u00e8? Il dirigente della Squadra mobile Francesco Ingravallo (detto don Ciccio) \u00e8 chiamato a indagare prima sulla sparizione delle gioie della vedova Menegazzi e poi sull&#8217;omicidio della sua dirimpettaia Liliana Balducci, avvenuto il\u00a0 giorno dopo. Teatro dei due reati \u00e8 il civico 219 di via Merulana. Frequentato dallo stesso Ingravallo, amico della famiglia Balducci (e segretamente innamorato della vittima).<\/p>\n<p>Gadda sceglie il giallo perch\u00e9 sono l&#8217;omicidio, lo scarto dalla regola, il furto, l&#8217;inosservanza delle leggi e della morale, i veri nemici del regime che in quegli anni (siamo nel marzo del 1927) cerca di plasmare con la propria ideologia la citt\u00e0 di Roma e l&#8217;intero Paese. Un delitto, i suoi protagonisti e le sue ragioni rappresentano ci\u00f2 che di meglio c&#8217;\u00e8 per raccontare e descrivere l&#8217;altra met\u00e0 del &#8220;cielo italico&#8221;. Proprio ci\u00f2 che &#8211; insomma &#8211; si tenta di nascondere dietro la retorica di regime che esonda dalle pagine dei verbali e dei documenti ufficiali per infradiciare le pagine dei giornali e i testi dei cinegiornali. &#8220;Erano passati i tempi belli &#8211; racconta il nostalgico narratore -&#8230; che pe un pizzico ar mandolino d&#8217;una serva a piazza Vittorio, c&#8217;era un brodo longo de mezza paggina. La moralizzazione dell&#8217;Urbe e de tutt&#8217;Italia insieme, er contetto d&#8217;una maggiore austerit\u00e0 civile, si apriva allora la strada. Se po d\u00ec, anzi, che procedeva a gran passi. Delitti e storie sporche ereno scappati via pe sempre da la terra d&#8217;Ausonia, come un brutto sogno che se la squaja. Furti, cortellate, puttanate, ruffianate, rapina, cocaina, vetriolo, veleno de tossico d&#8217;arsenico per acchiapp\u00e0 li sorci, aborti manu armata, glorie de lenoni e de bari, giovenotti che se fanno pag\u00e0 er vermutte da una donna, che ve pare? la divina terra d&#8217;Ausonia manco s&#8217;aricordava pi\u00f9 che robba fusse&#8221;.<\/p>\n<p>Gadda non si accontenta di affrontare il genere giallo. Vuole di pi\u00f9. Molto di pi\u00f9. Con la sua lingua infarcita di dialetti, di modi di dire, di espressioni gergali e di linguaggio tecnico, vuole restituire la vita che la retorica ufficiale voleva uniformare inibendo la spontaneit\u00e0. Se questo viene ancora oggi considerato un modello letterario ineguagliato \u00e8 per il fatto che Gadda ci offre un espressionismo letterario che bene pu\u00f2 reggere il confronto con le pi\u00f9 ardite prove di James Joyce. La lingua del <em>Pasticciaccio<\/em> ricrea quel magma incontrollabile che chiamiamo vita offrendoci spaccati che vanno fino al pi\u00f9 profondo dettaglio. Alcune immagini sono restituite con una vividezza impressionante. E raccontano particolari che certo i giallisti snobbano. Ma lo fa perch\u00e9 quei dettagli servono a indagare sull&#8217;animo umano non sull&#8217;assassino. Per quello bastano i verbali della questura, sembra dire l&#8217;autore.<\/p>\n<p>Anche il metodo investigativo di Ingravallo (e presumibilmente dell&#8217;epoca in generale) era di raccogliere testimonianze (e delazioni). Le quali arrivavano con una enorme messe di dettagli che dicevano pi\u00f9 della psicologia, del carattere e della condizione del testimone che del &#8220;presunto colpevole&#8221;. Insomma il pi\u00f9 grande romanzo del Novecento \u00e8 un giallo, che per\u00f2 si rivela essere (se \u00e8 possibile l&#8217;espressione) un &#8220;anti-giallo&#8221;.\u00a0 E dopo un interrogatorio in narratore commenta: &#8220;Don Ciccio sud\u00f2 freddo. Tutta la storia, teoricamente , gli puzzava di favola. Ma la voce del giovane, quegli accenti, quel gesto, erano la voce della verit\u00e0. Il mondo delle cosidette verit\u00e0, filosof\u00f2, non \u00e8 che un contesto di favole: di brutti sogni. Talch\u00e9 soltanto la fumea dei sogni e delle favole pu\u00f2 aver nome verit\u00e0. Ed \u00e8, su delle povere foglie, la carezza di luce&#8221;.\u00a0 E infatti il libro &#8220;appare&#8221; incompiuto e la storia si chiude sulle tante voci dei protagonisti minori, ognuno disposto a urlare la propria innocenza e la colpevolezza altrui (e del destino).<\/p>\n<p>Alla fine cosa ci resta del<em> plot<\/em>? Poco o niente. Un&#8217;inchiesta mai terminata. Tante inattendibili testimonianze e una lunga teoria di maschere, di voci, e di immagini che risultano pi\u00f9 vivide e pi\u00f9 spietate di qualsiasi esattezza fotografica. Insomma il narratore ci si \u00e8 messo di impegno a confezionare un buon romanzo (con scene edipiche e freudiane di sapida intelligenza)\u00a0 ma la<em> boule<\/em> che dovrebbe contenere la fluida materia di un giallo dove <em>tout se tient\u00a0<\/em>\u00e8 piena di buchi&#8230;. la vita scappa via e la penna di Gadda prende strade impreviste e imprevedibili. E le digressioni divengono il vero nucleo portante della narrazione. Ecco alla fine cosa divide i racconti di Rocco Schiavone (che comunque condivide molti tratti somatici, linguistici e caratteriali con Ciccio Ingravallo) e il <em>Pasticciaccio:<\/em>\u00a0uno scolapasta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ultimamente, quando entro in libreria, mi assale la sensazione che l&#8217;Italia sia diventata un popolo di giallisti. E, oltretutto, di bravi giallisti. Potrei sorvolare &#8211; non \u00e8 questo il blog adatto &#8211; sulla mia recente lettura del romanzo di Antonio Manzini\u00a0Il passato \u00e8 un morto senza cadavere\u00a0(Sellerio) se non fosse che il piacere che no ho ricavato mi ha spinto a riprendere in mano il &#8220;pi\u00f9 grande romanzo italiano del Novecento&#8221; (definizione proposta da molti autorevoli critici) che incidentalmente ha anche la veste di un giallo. Sto parlando ovviamente di\u00a0Quer pasticciaccio brutto de via Merulana\u00a0di Carlo Emilio Gadda. Sgombro subito [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/07\/17\/rocco-schiavone-e-lo-scolapasta-di-gadda\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35914,34308,7532,36016,247],"tags":[228730,39014,404141,594052,594051,594050,54547],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1625"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1625"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1625\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1628,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1625\/revisions\/1628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}