{"id":1630,"date":"2025-09-02T18:37:35","date_gmt":"2025-09-02T16:37:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1630"},"modified":"2025-09-02T18:37:35","modified_gmt":"2025-09-02T16:37:35","slug":"le-cavie-della-austen-nel-laboratorio-della-provincia-inglese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/09\/02\/le-cavie-della-austen-nel-laboratorio-della-provincia-inglese\/","title":{"rendered":"Le cavie della Austen nel laboratorio della provincia inglese"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMarianne Dashwood era nata per un singolare destino. Era nata per scoprire la falsit\u00e0 delle sue opinioni e per sconfiggere con la sua condotta le sue massime pi\u00f9 care\u201d. Come <em>incipit<\/em> non sarebbe male. Starebbe benissimo come apertura di un romanzo dickensiano. \u00a0Dove la considerazione da il la a un romanzo a tema edificante. E invece i lettori pi\u00f9 attenti avranno certo capito che Marianne \u00e8 una delle protagoniste di <em>Ragione e sentimento<\/em> di Jane Austen. Curioso notare, per\u00f2, che la citazione si ritrova non a inizio racconto bens\u00ec al suo compimento. E questo la dice lunga sulla <em>fabula <\/em>austeniana, pi\u00f9 attenta a lasciar correre gli eventi per trarne soltanto alla fine una morale. Conservando, sia ben chiaro, il pudore necessario per chiudere l\u2019<em>happy ending<\/em> amoroso un attimo prima della celebrazione del matrimonio perch\u00e9 \u2013 come ripeteva sempre la stessa Austen \u2013 oltre \u201cquella porta proibita \u00e8 meglio non indagare\u201d.<\/p>\n<p>Dopo un\u2019estata trascorsa a leggere novit\u00e0, avevo bisogno di un ritorno alla <em>comfort zone<\/em> dei classici e mi sono affidato a miss Austen, affrontando per l\u2019ennesima volta le peripezie e gli struggimenti amorosi di Marianne e di sua sorella Elinor.<\/p>\n<p>La due hanno da poco perso il padre e scoperto che il testamento \u00e8 fin troppo patriarcale lasciando a loro e alla loro madre le briciole di un banchetto a cui \u00e8 invitato soltanto il fratellastro. Da l\u00ec l\u2019esigenza per la loro madre di \u201csistemarle\u201d, mentre loro cercano di mostrarsi all\u2019altezza della buona societ\u00e0 di provincia. Non c\u2019\u00e8 bisogno di aggiungere altro. Il racconto procede con il disvelamento del vero carattere dei personaggi che le etichette e il buongusto mondano tentano invano di nascondere. Ribaltamenti, questi, mitigati da agnizioni e buone novelle che miss Austen sa disseminare con perizia (ma senza strafare in generosit\u00e0) lungo tutto il racconto (e soprattutto nella sua parte finale).<\/p>\n<p>Chiudendo il libro ho avuto la netta sensazione di aver assistito a un esperimento di laboratorio, con la Austen nei panni della scienziata che sistema le cavie in un macchinoso labirinto pieno di tranelli e trappole. Per poi osservarle e riportare tutto sulla carta, da scrupolosa etologa.<\/p>\n<p>Potevo scegliere di leggere questo romanzo nella chiave dell\u2019emancipazione femminile, ovvero nella chiave del riscatto delle sorelle Dashwood. Avrei potuto anche leggerlo come romanzo sociale dove il matrimonio \u00e8 ancora un passo necessario per formare le rendite e uno degli strumenti pi\u00f9 efficaci della promozione economica. Avrei potuto leggerlo come variazione sul tema di Emma Bovary, sul delicato rapporto tra immaginazione e realt\u00e0 nella mente di una giovane donna. E invece ho scelto di vederlo come descrizione di uno spaccato sociale animato da una \u201cdanza goldoniana\u201d (rubo la citazione a una preziosa prefazione al romanzo firmata da Dacia Maraini), nel quale i personaggi si muovono come piccole cavie per regalare alla etologa Austen materiale sufficiente per le sue considerazioni.<\/p>\n<p>E in fatto di osservazione e giudizio, l\u2019autrice\/voce narrante si serve del corpo e della maschera di Elinor per indicarci il metodo da seguire. E ce lo indica in negativo: \u201cElinor non aveva bisogno di questo per riconoscere l\u2019ingiustizia a cui sua sorella era spesso trascinata, nel giudicare gli altri, dall\u2019irritabile delicatezza della propria indole e dalla eccessiva importanza data ai pregi di una viva sensibilit\u00e0 e alle grazie di un comportamento raffinato\u201d.<\/p>\n<p>Se queste sono le premesse e se considerate che la penna della Austen sa raggiungere vette di raffinatissimo sarcasmo e di incisiva ironia, potete immaginare quale spettacolo si apre davanti al lettore che vuole cimentarsi con questo romanzo (pubblicato nel 1811 quando l\u2019autrice aveva 36 anni ma presumibilmente scritto quando ne aveva meno di venti!).<\/p>\n<p>Qui di seguito alcune perle che propongo come sapidi antipasti di un fornitissimo banchetto.<\/p>\n<p>Ecco due signore della buona societ\u00e0 che si guardano in cagnesco ma che proprio in questo modo si legittimano vicendevolmente: \u201cLady Middleton fu ugualmente soddisfatta della signora Dashwood. C\u2019era una specie di freddo egoismo nell\u2019una e nell\u2019altra, che le attirava scambievolmente, sicch\u00e9 simpatizzarono a vicenda in un insipido convenzionalismo di comportamento e in una generale mancanza d\u2019intelligenza\u201d. Poi c\u2019\u00e8 il ritratto di una gran dama la cui personalit\u00e0 \u00e8 inversamente proporzionale al suo blasone: \u201cLa signora Ferrars aveva la carnagione giallastra e lineamenti minuti, senza espressione; ma per fortuna una contrazione della fronte salvava il suo volto dal discredito dell\u2019insipidit\u00e0, segnandola coi forti caratteri dell\u2019orgoglio e della malevolenza. Era una donna di poche parole perch\u00e9, a differenza della gente in generale, le proporzionava al numero delle sue idee\u201d.\u00a0 E chiudo con la descrizione della ricchezza. In pochissime parole la Austen sa fare piena luce su un mondo: \u201cIl pranzo fu grandioso, i domestici numerosi, e tutto parlava dell\u2019inclinazione della padrona di casa allo sfarzo e delle possibilit\u00e0 del padrone di contentarla\u201d.\u00a0 Nemmeno Arbasino avrebbe potuto essere pi\u00f9 sintetico e pi\u00f9 incisivo.<\/p>\n<p>Mi fermo qui ma di perle da segnalare me ne ero segnate molte altre. Sta al lettore adesso continuare il gioco se, come me, vuole vedere in Jane Austen una scrupolosissima etologa e in <em>Ragione e sentimento<\/em> un perfetto esperimento di laboratorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cMarianne Dashwood era nata per un singolare destino. Era nata per scoprire la falsit\u00e0 delle sue opinioni e per sconfiggere con la sua condotta le sue massime pi\u00f9 care\u201d. Come incipit non sarebbe male. Starebbe benissimo come apertura di un romanzo dickensiano. \u00a0Dove la considerazione da il la a un romanzo a tema edificante. E invece i lettori pi\u00f9 attenti avranno certo capito che Marianne \u00e8 una delle protagoniste di Ragione e sentimento di Jane Austen. Curioso notare, per\u00f2, che la citazione si ritrova non a inizio racconto bens\u00ec al suo compimento. E questo la dice lunga sulla fabula austeniana, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/09\/02\/le-cavie-della-austen-nel-laboratorio-della-provincia-inglese\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[38922,35979,35924],"tags":[191217,317769,48928,418723,39296,273408],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1630"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1630"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1630\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1631,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1630\/revisions\/1631"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}