{"id":1639,"date":"2025-10-27T21:15:55","date_gmt":"2025-10-27T20:15:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1639"},"modified":"2025-10-27T21:18:08","modified_gmt":"2025-10-27T20:18:08","slug":"paolo-nori-e-la-fortuna-di-essere-censurati-per-colpa-di-dostoevskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/10\/27\/paolo-nori-e-la-fortuna-di-essere-censurati-per-colpa-di-dostoevskij\/","title":{"rendered":"Paolo Nori e la fortuna di essere censurati per Dostoevskij"},"content":{"rendered":"<p>Ogni tanto abbiamo bisogno di staccare. Chi sceglie di leggere romanzi importanti (quelli la cui lettura resta sempre valida anche a distanza di anni dalla loro pubblicazione) ogni tanto deve rivolgersi alla saggistica per avere suggerimenti, indicazioni e stimoli. Ed \u00e8 con questo spirito che ho preso in mano l\u2019ultimo libro di Paolo Nori <em>Non \u00e8 colpa dello specchio se le facce sono storte<\/em> (pubblicato da Utet). Il titolo non mi avrebbe intrigato abbastanza da prenderlo. Ci ha pensato il sottotitolo: \u201cdiario di un filorusso\u201d. A quel punto ho capito cosa avrei trovato in quelle pagine. Conosco abbastanza il lavoro di Nori per sapere che avrei trovato le sue personali esperienze\u00a0 riguardo alla censura e alla posizione che uno studioso di letteratura russa si trova ad avere da noi in questi anni difficili caratterizzati proprio da una guerra di cui la Russia di Putin \u00e8 una delle protagoniste.<\/p>\n<p>Si tratta di un sapido diario che parte dal momento in cui Nori si vede cancellare alcune lezioni su Dostoevskij che avrebbe dovuto tenere in un ateneo italiano all\u2019indomani dell\u2019invasione russa in Ucraina perch\u00e9 al momento \u201cnon opportune\u201d. Da l\u00ec gli eventi precipitano e il suo diventa un \u201ccaso\u201d di cui parlare e sul quale dividersi. Come ai tempi del caso Dreyfus (con l\u2019ormai logoro, a furia di citazioni, <em>J\u2019accuse<\/em> di Emile Zola).<\/p>\n<p>Per fortuna Nori non \u00e8 Pasolini, che su una simile censura avrebbe scritto articoli pesantissimi e durissimi. Nori \u00e8 un emiliano di buon cuore e avvezzo all\u2019ironia (anche all\u2019autoironia). Si \u00e8 messo di buzzo buono per raccontarci perch\u00e9 a dispetto di tutto dobbiamo sentirci \u201cfilo-russi\u201d e lo fa ricordandoci che i ragazzi che vengono a studiare l\u2019italiano o l\u2019arte rinascimentale qui nel Belpaese non lo fanno perch\u00e9 sedotti dalle doti politiche di Paolo Gentiloni o Mario Draghi, bens\u00ec dalle imprese artistiche di personaggi come Machiavelli, Manzoni, Michelangelo e Botticelli.<\/p>\n<p>Nori, tuttavia, non pontifica mai. E si mantiene sul proprio vissuto e sull\u2019esperienza diretta. E ci ammalia e ci commuove e ci spinge a correre immediatamente in libreria a fare incetta di Gogol, Checov, Tolstoj, Achmatova, e ovviamente Bulgakov e Dostoevskij. Ci dice che \u00e8 grazie al <em>Maestro e Margherita <\/em>che ha potuto conoscere \u201cuno dei personaggi pi\u00f9 belli del Novecento\u201d, che poi \u00e8 il diavolo. E quello che dice del romanzo di Bulgakov mi commuove e mi stordisce. Mi commuove perch\u00e9 scopro che mi trovo a condividere con Nori le stesse esperienze emotive nella lettura del romanzo. E mi stordisce dallo stupore perch\u00e9 racconta che quando \u00e8 arrivato per la prima volta a Mosca ha voluto subito recarsi agli stagni Patriarsie. Che \u00e8 poi la stessa cosa che da oltre trent\u2019anni mi riprometto di fare qualora riuscissi ad andare nella capitale russa. Perch\u00e9 \u00e8 proprio in quel giardino moscovita che si apre il romanzo, con una scena a dir poco memorabile. Tanto che basterebbe gi\u00e0 la lettura delle prime venti pagine per arrivare alla granitica certezza di trovarsi di fronte a un capolavoro.<\/p>\n<p>A Nori gliene succedono di tutti i colori con la storia della \u201ccensura\u201d. Cosa che da noi fa \u00e8 pi\u00f9 comica che tragica. Soprattutto se si parla di Dostoevskij. Nori non affronta la questione di petto. E nemmeno <em>ex cathedra<\/em>. Scende al nostro livello e pazientemente ci ricorda che la censura, quella vera, sta in Russia, dove c\u2019\u00e8 sempre stata. Ma che, per fortuna, le leggi della letteratura sono ben lontane da quelle del potere. E i casi di capolavori nati dal martirio in Unione Sovietica sono numerosi. Tra i tanti ci ricorda la vita di Anna Achmatova, tanto esemplare e struggente da avergli dato la forza di trasferirla di peso in un romanzo (<em>Vi avverto che vivo per l\u2019ultima volta, <\/em>Mondadori).<\/p>\n<p>Essere vittima dalla censura da noi, invece, ha tutt\u2019altro sapore. Alla fine di tutto, Nori si considera pure fortunato perch\u00e9 il clamore creato intorno al caso del Dostoevskij \u201ccensurato\u201d ha allargato in maniera esponenziale il parco dei lettori di Nori. E ha riempito la sua agenda di impegni, letture, incontri e \u2013 appunto \u2013 lezioni. A tal proposito Nori cita Kurt Vonnegut e il suo senso di colpa per aver sfruttato il drammatico bombardamento di Dresda per <em>Mattatoio n.5<\/em>. Nell\u2019introduzione al suo romanzo Vonnegut, infatti, spiega: \u201cL\u2019atrocit\u00e0 di Dresda, tremendamente costosa e meticolosamente programmata, fu cos\u00ec insensata che solo una persona sull\u2019intero pianeta ne ricav\u00f2 un qualche beneficio. Io sono quella persona. Ho scritto questo libro, che mi ha fatto guadagnare un mucchio di quattrini e che ha fondato la mia reputazione, quale che sia. In un modo o nell\u2019altro, ho preso due o tre dollari per ogni persona uccisa. Bel mestiere il mio eh?\u201d<\/p>\n<p>Il senso di colpa, il buonsenso, il tragico paradosso sono alcune delle tappe che portano Nori a convincerci che la Russia va amata e che prendere in mano i classici della sua letteratura \u00e8 sempre un\u2019azione proficua. \u201cI russi \u2013 confessa Nori \u2013 mi piacciono non in quanto cittadini della Federazione Russa, ma in quanto persone, perch\u00e9 voi avete un modo di stare al mondo, un modo di aiutarvi tra di voi, un modo di dirvi quanto vi volete bene, una capacit\u00e0 di manifestare i vostri sentimenti che noi, in Occidente, ce lo scordiamo\u201d.<\/p>\n<p>Non dobbiamo insomma preoccuparci di chi governa un altro Paese. Almeno non quando siamo intenti a sfogliare lo scaffale della letteratura di quel Paese. Nei libri di Storia possiamo incontrare gli statisti (buoni o cattivi) ma nella letteratura incontriamo gli uomini. Ecco perch\u00e9 la censura e la partigianeria, quando parliamo di letteratura, sono categorie inutili.\u00a0 Il celebre teorico della letteratura Viktor Sklovskij una volta scrisse: \u201cSe invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli. Non la storia si deve fare, ma una biografia\u201d.\u00a0 E alla fine di tutta questa faccenda Nori trae una sorta di morale prendendo in prestito proprio la saggezza di Sklovskij: \u201cEcco io, e tutti noi, secondo me, abbiamo questo impegno terribile: fare la nostra biografia\u201d, senza farci imprigionare dalle gabbie mentali che confondono le persone con i loro governi, i libri scritti in una lingua con i proclami e gli ordini guerreschi pronunciati nella stessa lingua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ogni tanto abbiamo bisogno di staccare. 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