{"id":1646,"date":"2025-12-12T20:40:11","date_gmt":"2025-12-12T19:40:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1646"},"modified":"2025-12-12T20:40:11","modified_gmt":"2025-12-12T19:40:11","slug":"leroe-libertino-della-primavera-di-praga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2025\/12\/12\/leroe-libertino-della-primavera-di-praga\/","title":{"rendered":"L&#8217;eroe libertino della Primavera di Praga"},"content":{"rendered":"<p>Il classico appartiene alla categoria dell\u2019eterno ritorno. Si nutre di miti, di tradizioni, di canoni. Per poter illuminare la strada anche ai pi\u00f9 distratti viandanti, pardon: lettori. Un lettore pu\u00f2 per\u00f2 non essere distratto ma vorace e quindi \u2013 col tempo \u2013 ha bisogno incontrare di nuovo quel classico per riprendere quel mito, quell\u2019allegoria, quell\u2019ammonimento, quella universale descrizione e sintesi che possono aiutarlo a tenere ben alta la luce davanti ai suoi occhi. Ecco perch\u00e9, di tanto in tanto, torno su classici gi\u00e0 letti. O a quelli che ho finito per chiamare tali grazie a ripetute letture. Come <em>L\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere<\/em> di Milan Kundera (riletto nella preziosa traduzione di Giuseppe Dierna per Adelphi). Avevo istintivamente bisogno di leggerezza e quindi mi sono rivolto a un romanzo che vagamente ricordavo come una storia d\u2019amore, anzi due storie d\u2019amore collocate nel quadro del tramonto del dominio comunista sulla Cecoslovacchia.<\/p>\n<p>Quando Kundera scrive il romanzo \u00e8 gi\u00e0 da tempo un <em>deracin\u00e9<\/em>. Vive in Francia da esule politico. \u00a0E il romanzo che si impegna a scrivere all\u2019inizio degli anni Ottanta (uscir\u00e0 proprio a Parigi nel 1984) diventer\u00e0 un bestseller e sar\u00e0 accolto in Francia e nel resto d\u2019Europa con unanime apprezzamento. Dal nuovo punto di osservazione lo scrittore\/esule \u00e8 capace di vedere la realt\u00e0 politica del Paese d\u2019origine con estrema lucidit\u00e0 e sfrutta anche la lezione del <em>conte philosophique<\/em> per confezionare un romanzo che costituisce quasi un <em>unicum<\/em> nella storia della letteratura contemporanea.<\/p>\n<p>Due storie d\u2019amore intrecciate (Tomas e Teresa, Franz e Sabine) nascono e si consumano nella cornice della drammatica stagione seguita alla primavera di Praga. Kundera individua in loro i due poli della leggerezza e pesantezza. Teresa e Franz vivono la gelosia come un fardello morale mentre Sabine e Tomas sembrano appartenere al polo opposto dove le scelte di vita non sono cariche di conseguenze etiche. Dico sembrano perch\u00e9 il finale del romanzo \u2013 che ovviamente non svelo \u2013 ci restituisce una dualit\u00e0 meno accentuata.<\/p>\n<p>Se si trattasse soltanto di raccontare la vita di questi quattro personaggi basterebbe l\u2019eredit\u00e0 voltairiana per consentire la creazione di un perfetto meccanismo narrativo, regalando ai lettori un romanzo d\u2019amore come soltanto Roland Barthes avrebbe potuto scrivere in pieno Novecento. E invece Kundera ci parla dell\u2019amore come di un campo in cui le scelte individuali portano s\u00ec delle conseguenze nette nella vita delle persone ma che conducono anche a scelte \u201cpolitiche\u201d perch\u00e9 irrompono nella Storia e in qualche modo nel condizionano il percorso. Kundera, insomma, si lancia in un azzardo: raccontare una storia d\u2019amore (anzi due) per denunciare i mali del comunismo.<\/p>\n<p>Tomas torna a Praga per seguire Teresa e accetta anche di perdere il lavoro di chirurgo per adattarsi a mansioni pi\u00f9 umili (lavavetri e autista di camion) pur di non rinunciare alla donna della sua vita. E cos\u00ec Franz e il suo sogno di palingenesi che si infrange nelle infedelt\u00e0 di Sabine. Le trame delle loro vite sono condizionate e sconvolte da delazioni e denunce, da minacce e ricatti ed \u00e8 difficile per loro rimanere fedeli all\u2019ideale (non solo politico ma anche individuale).<\/p>\n<p>Ed \u00e8 Kundera, per voce del narratore, che ci squaderna la pi\u00f9 semplice (e pi\u00f9 incisiva) descrizione di cosa \u00e8 stato quell\u2019oscuro periodo. \u201cChi pensa che i regimi comunisti dell\u2019Europa centrale siano esclusivamente opera di criminali, si lascia sfuggire una verit\u00e0 fondamentale: i regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l\u2019unica strada per il paradiso. Essi difesero con coraggio quella strada, giustiziando per questo molte persone. In seguito, fu chiaro che il paradiso non esisteva e che gli entusiasti erano quindi degli assassini. Allora tutti cominciarono a inveire contro i comunisti: siete responsabili delle sventure del paese, della perdita della sua indipendenza, siete degli assassinii giudiziari!\u201d<\/p>\n<p>Tomas senza pi\u00f9 bisturi in mano si chiede se siano tutti colpevoli. Se tra quelli che la Storia condanner\u00e0 ci siano anche coloro che agivano in buona fede o in perfetta ignoranza delle conseguenze. E rispolvera il mito di Edipo che si autopunisce quando si riconosce nell\u2019autore dell\u2019omicidio del padre e che si accanisce su s\u00e9 stesso per la scoperta dell\u2019involontario incesto.<\/p>\n<p>Scomodare Nietzsche, Freud, Voltaire e infine Sofocle serve a Kundera per confezionare un racconto imprescindibile. Una storia che denuncia gli orrori del comunismo con la sottile ma non per questo meno efficace arma dell\u2019ironia e che veste la denuncia con gli abiti di una storia d\u2019amore e di sesso. S\u00ec, anche di sesso. Perch\u00e9 il libertinaggio di Tomas diventa anch\u2019esso un urlo di protesta, un inno alla libert\u00e0.<\/p>\n<p>E alla fine, ci\u00f2 che ci rimane non \u00e8 soltanto la storia del libertino, privato della sua professione e \u201cmissione\u201d sociale, ma anche il parallelo dello stesso libertinaggio con il lavoro dello scrittore. \u201cI personaggi nascono da una frase, da una metafora, contenente come in un guscio una possibilit\u00e0 umana fondamentale che l\u2019autore pensa nessuno abbia mai scoperto\u201d. E lo stesso Kundera esce allo scoperto per confessare in maniera inequivocabile: \u201cI personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilit\u00e0 che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di loro ha superato un confine che io ho solo aggirato\u201d. E infatti Kundera finisce a Parigi, mentre il suo Tomas si fa umiliare dallo Stato comunista e, per amore, accetta di farsi esiliare in campagna a trasportare derrate e braccianti. Chiss\u00e0 che un giorno non si possa fare il nome di Tomas come oggi si fa quello di Edipo. Un eroe altrettanto tragico, un mito altrettanto eterno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il classico appartiene alla categoria dell\u2019eterno ritorno. Si nutre di miti, di tradizioni, di canoni. Per poter illuminare la strada anche ai pi\u00f9 distratti viandanti, pardon: lettori. Un lettore pu\u00f2 per\u00f2 non essere distratto ma vorace e quindi \u2013 col tempo \u2013 ha bisogno incontrare di nuovo quel classico per riprendere quel mito, quell\u2019allegoria, quell\u2019ammonimento, quella universale descrizione e sintesi che possono aiutarlo a tenere ben alta la luce davanti ai suoi occhi. Ecco perch\u00e9, di tanto in tanto, torno su classici gi\u00e0 letti. 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