{"id":1652,"date":"2026-01-05T18:40:37","date_gmt":"2026-01-05T17:40:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1652"},"modified":"2026-01-05T18:40:37","modified_gmt":"2026-01-05T17:40:37","slug":"il-romanzo-epistolare-che-ha-demolito-la-letteratura-engage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/01\/05\/il-romanzo-epistolare-che-ha-demolito-la-letteratura-engage\/","title":{"rendered":"Il romanzo epistolare che ha demolito la letteratura engag\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Non serve sottolineare qui che Arbasino ha un posto di diritto tra i longseller e ancor pi\u00f9 tra i classici contemporanei. Soprattutto per il suo <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> che Feltrinelli riporta in libreria nella prima edizione (quella appunto di Feltrinelli del 1963, seguita poi da altre edizioni arricchite e pubblicate da Einaudi e da Adelphi). Un\u2019edizione, quella ora accessibile anche ai \u201cnuovi lettori\u201d del Maestro di Voghera, impreziosita da una lunga e ghiotta postfazione di Giovanni Agosti. Un libro che ha fatto tremare gran parte dei frequentatori dei salotti dell\u2019intellighenzia dei primi anni Sessanta perch\u00e9 ne ridicolizzava tic e piccole manie. Prima di quel libro, per\u00f2, c\u2019\u00e8 l\u2019<em>Anonimo lombardo<\/em> (anche questo uscito prima da Feltrinelli nel 1959 e poi via via arricchito nelle successive edizioni Einaudi e Adelphi. Di questo libro, letto e compulsato ai tempi dell\u2019universit\u00e0 ho sentito di nuovo parlare in occasione della presentazione del documentario di Michele Masneri e Antongiulio Panizzi <em>Stile <\/em>Alberto nel foyer del Teatro alla Scala di Milano. Come ricordava Masneri presentando il documentario, il libro Anonimo lombardo inizia proprio raccontando una celebre prima alla Scala (era il 10 dicembre del 1953 e la Callas rimase scolpita nella memoria dei melomani meneghini con la sua Medea). Dall\u2019uscita del documentario (poi passato anche sulla Rai) fino alla recente ripubblicazione di <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> \u00e8 tutto un parlare dello scrittore di Voghera. Impossibile resistere alla tentazione di riprendere in mano i suoi testi. Eccomi, quindi, qui a parlare di <em>Anonimo lombardo.<\/em> Qui di seguito tre motivi per non lasciarselo sfuggire. Perch\u00e9 offre una precisa ricostruzione delle dinamiche del mondo editoriale di allora (ma anche dei decenni successivi) con tutte le piccinerie, le ipocrisie dei critici letterari e degli intellettuali <em>engag\u00e8 <\/em>che creano mode e canoni per supportare ideologie artificiose piuttosto che per valorizzare i testi capaci di superare la prova del tempo. Essendo un romanzo epistolare (la forma scelta \u00e8 la pi\u00f9 adatta a un romanzo di idee), il nostro \u201canonimo lombardo\u201d ricorda a uno dei destinatari delle sue missive la miseria culturale di questi intellettuali. \u201cTu per\u00f2 a quelli parli di letteratura inglese: sentirai che cosa ti rispondono. Eppure, prima e dopo Graham Greene, ne \u00e8 uscita di roba! Ma dal momento che non lavorano affatto, certo \u00e8 pi\u00f9 comodo snobbare quello che si ignora. E anche leggere Defoe, Dickens o George Eliot pu\u00f2 essere poco piacevole per uno che ha poca voglia\u201d. Insomma, si pu\u00f2 leggere tutto, ricorda A.A. ma non si pu\u00f2 rinunciare ai classici se si vuole avere cognizione di causa quando si parla di letteratura. Altro motivo per cui vale la pena leggere <em>L\u2019anonimo lombardo<\/em> \u00e8 il taglio precettistico scelto per questo romanzo epistolare. \u00c8 un\u2019eredit\u00e0 pariniana che l\u2019autore denuncia fin da subito. Per i lettori di oggi pu\u00f2 essere essenziale: offre libri, film, opere d\u2019arte e opere sinfoniche da annotare e mettere nel proprio \u201ccarrello\u201d degli acquisti.\u00a0 Non perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un mainstream da seguire. Al contrario proprio per sentirsi liberi di seguire le pi\u00f9 varie strade e di seguirle con la giusta \u201cattrezzatura da viaggio\u201d. Il libro poi si offre come utile strumento per evitare di cadere nella pi\u00f9 frusta retorica quando si ha intenzione non soltanto di scrivere in proprio ma anche semplicemente di giudicare ci\u00f2 che fanno gli altri. Basti quanto scritto nella nota di pagina 184 (sto leggendo l\u2019edizione \u201carricchita\u201d del 1971 di Einaudi): \u201cUna volta per tutte: le <em>denunzie<\/em> si fanno in Questura, le <em>istanze<\/em> si presentano ai Superiori, i <em>messaggi <\/em>si spediscono per posta, mentre gli effetti <em>scontati<\/em> o <em>validi<\/em> li adoperino pure i contabili nelle banche. La letteratura \u00e8 altra cosa, e che la si serva di tutt\u2019altri strumenti, per favore\u201d. \u00a0Alla fine, quel che resta di questo romanzo epistolare \u00e8 proprio il grande lavoro prodotto dal giovane ed entusiasta scrittore (all\u2019epoca della prima stesura era poco pi\u00f9 che trentenne) per rinnovare e rispolverare la grande tradizione del romanzo novecentesco. Un lavoro che produrr\u00e0 sempre buoni frutti in coloro che accetteranno i suoi \u201cprecetti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non serve sottolineare qui che Arbasino ha un posto di diritto tra i longseller e ancor pi\u00f9 tra i classici contemporanei. Soprattutto per il suo Fratelli d\u2019Italia che Feltrinelli riporta in libreria nella prima edizione (quella appunto di Feltrinelli del 1963, seguita poi da altre edizioni arricchite e pubblicate da Einaudi e da Adelphi). 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