{"id":1655,"date":"2026-01-27T15:54:56","date_gmt":"2026-01-27T14:54:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1655"},"modified":"2026-01-27T15:54:56","modified_gmt":"2026-01-27T14:54:56","slug":"quel-messaggio-in-bottiglia-precipitato-da-un-futuro-senza-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/01\/27\/quel-messaggio-in-bottiglia-precipitato-da-un-futuro-senza-letteratura\/","title":{"rendered":"Quel messaggio in bottiglia precipitato da un futuro senza letteratura"},"content":{"rendered":"<p>Finalmente un libro che divide e fa discutere. D\u2019altronde \u00e8 a questo che dovrebbero servire le opere di ingegno. Il libro in questione \u00e8 l\u2019ultimo romanzo di Ian McEwan (<em>Quello che possiamo sapere,<\/em> Einaudi). In questo blog si dovrebbe parlare principalmente dei romanzi \u201cche restano\u201d. Quelli che superano la prova anche del trasloco. Quelli che non vengono mai tolti dagli scaffali della libreria domestica perch\u00e9 sempre attuali, perch\u00e9 divenuti col tempo dei classici contemporanei, perch\u00e9 il loro messaggio riesce a parlare a ognuno di noi in modo diverso ma sempre efficace, e perch\u00e9 non si sa mai: magari un giorno un figlio potrebbe aver l\u2019estro di prenderlo in mano e leggerlo.<\/p>\n<p>Le critiche piovute addosso all\u2019ultimo romanzo dello scrittore inglese non sono pretestuose. E spesso evidenziano alcuni macroscopici difetti. Gli elogi ricevuti compensano, comunque, abbondantemente queste critiche. E alla fine non resta appunto che il braccio di ferro da chi sottolinea i difetti e chi ne esalta i pregi.<\/p>\n<p>Si tratta di un romanzo distopico ambientato nel 2119, quando un pianeta (il nostro) devastato da inondazioni, rivoluzioni climatiche e guerre atomiche cerca di non perdere contatto con la storia di chi \u00e8 vissuto sulla Terra un secolo prima. E i mestieri di filologo, di studioso di letteratura e di storico richiedono come requisito essenziale la capacit\u00e0 di farsi largo tra l\u2019incommensurabile mole di messaggi e testi digitali che compone buona parte del vissuto dell\u2019uomo che viveva all\u2019inizio del ventunesimo secolo, quando mail e messaggi whatsapp raccontavano se non proprio la quotidianit\u00e0 almeno la sua percezione soggettiva.<\/p>\n<p>McEwan immagina un narratore alle prese con un compito molto arduo nonch\u00e9 anacronistico. Deve, infatti, rintracciare una \u201cCorona\u201d ovvero una particolare silloge poetica encomiastica che risponde a rigidissime regole retoriche. L\u2019ha scritta e declamata Francis Blundy, un autore celebre appunto cent\u2019anni prima, nel corso di una festa di compleanno della moglie Vivien. Festa alla quale erano intervenuti soltanto pochi e selezionati amici. Per una serie di favorevoli circostanze quella corona (mai pubblicata) \u00e8 entrata nella leggenda dei salotti letterari e nel mondo dei media. Sui giornali quella festa di compleanno venne definita con clamore \u201csecondo immortal convivio\u201d con riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth. Cercare tracce di quel testo scritto a mano su preziosa pergamena \u00e8 un compito pi\u00f9 che arduo in un\u2019epoca dominata dalla memoria digitale. Inoltre, il rischio \u00e8 rappresentato dal fatto che di quella poesia non solo non restano tracce materiali ma nemmeno testimonianze dirette di chi l\u2019abbia davvero letta. Insomma, si tratta di un\u2019opera letteraria entrata nella leggenda proprio per il fatto di essere stata poco (o punto) letta. Come \u00e8 capitato nella realt\u00e0 a <em>Infinite Jest<\/em> che proprio quest\u2019anno compie trent\u2019anni dalla sua prima pubblicazione. Il romanzo monstre di David F. Wallace \u00e8 sicuramente diventato popolare pi\u00f9 come feticcio (l\u2019oggetto in s\u00e9) che per le sue doti di romanzo fiume. Tutti lo esaltano ma in effetti \u00e8 difficile quante delle copie diffuse siano state lette con profitto.<\/p>\n<p>Per tornare al Francis Blundy, McEwan lo prende a modello di un certo modo di intendere il lavoro letterario nella nostra contemporaneit\u00e0. Un romanzo a tema che sfrutta questa invenzione per teorizzare sulla funzione della letteratura nella nostra epoca. Accanto a Blundy, per\u00f2, un ruolo determinante nell\u2019economia del racconto lo riveste Vivien, la seconda moglie. Qui \u2013 secondo molti lettori ed estimatori McEwan offre il meglio di s\u00e9. La seconda parte del romanzo, infatti, \u00e8 incentrata sul ruolo e sulla vicenda di Vivien. Una seconda parte che molto prende in prestito dalle tematiche care a Dostoevskij senza dimenticare l\u2019utilit\u00e0 dei processi narrativi dei thriller di oggi (estremamente sofisticati rispetto ai romanzi delle origini del genere). Il finale a sorpresa non ci consente di andare avanti in questa trattazione. Possiamo soltanto rivelare che il romanzo che inizialmente sembrava pendere a favore della letteratura come migliore antidoto alla stupidit\u00e0 umana, capace soltanto di distruggere il patrimonio naturale che ci \u00e8 stato regalato e il tesoro di civilt\u00e0 che ci siamo costruiti secolo dopo secolo, finisce per ritrovarsi scalzato dalle ragioni della vita quotidiana entro la quale \u00e8 pi\u00f9 efficace la comprensione di quelle qualit\u00e0 che ci rendono \u2013 nel bene e nel male \u2013 umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Finalmente un libro che divide e fa discutere. 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