{"id":1660,"date":"2026-02-24T18:40:33","date_gmt":"2026-02-24T17:40:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1660"},"modified":"2026-02-24T19:35:37","modified_gmt":"2026-02-24T18:35:37","slug":"escursionisti-coraggiosi-tra-le-cime-tempestose-della-bronte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/02\/24\/escursionisti-coraggiosi-tra-le-cime-tempestose-della-bronte\/","title":{"rendered":"Escursionisti coraggiosi tra le cime tempestose della Bronte"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un metodo piuttosto diffuso tra gli sceneggiatori delle serie tv di ultima generazione: affidare al <em>pilot <\/em>(cio\u00e8 quello che un tempo si chiamava primo episodio) l\u2019inizio dell\u2019epilogo. E il primo colpo di scena arriva puntualmente alla fine dell\u2019episodio quando una sovrascritta annuncia che il racconto riparte da un momento antecedente. Nel corso delle puntate, poi, lo spettatore rimane incollato allo schermo per capire come si \u00e8 arrivati a quei determinati particolari che nel primo <em>pilot<\/em> lo avevano particolarmente colpito la sua attenzione.<\/p>\n<p>Se fosse una ragazza di oggi Emily Br\u00f6nte sarebbe una perfetta sceneggiatrice. Gi\u00e0 nel 1845, quando scrisse in poco pi\u00f9 di sei mesi <em>Wuthering Heights<\/em>, usava con impareggiabile maestria il metodo dell\u2019epilogo a inizio romanzo. Un colpo da maestro. Sfrutta il punto di vista di un \u201cforestiero\u201d che entra quasi per casa la dimora chiamata Wuthering Heights, sopra le brughiere dello Yorkshire. La scena che gli si para davanti \u00e8 una \u201cfamiglia\u201d a dir poco composita. Un padrone di casa burbero e dai lineamenti esotici, un ragazzo rozzo e silenzioso, una giovane graziosa ma indifferente e concentrata soltanto sulla lettura. Completano la scena una domestica e un anziano \u201ctuttofare\u201d bisbetico e ossessionato dalla bibbia. E poi c\u2019\u00e8 il secondo narratore, la governante Nelly. Cos\u00ec che, alla fine, il racconto \u00e8 un rimpallarsi di due punti di vista: uno interno e uno esterno. Uno che racconta e l\u2019altro che obietta e fa domande (in modo da aiutare il lettore alla comprensione del testo). Con diversi piani narrativi che solo un grande maestro dell\u2019arte del romanzo riuscirebbe a maneggiare con disinvoltura.<\/p>\n<p>La scena che ha visto il signor Lockwood fare la conoscenza con gli inquilini di Wuthering Heights, lo scopriremo dopo trecento pagine, \u00e8 nient\u2019altro che l\u2019epilogo di una tormentata storia d\u2019amore tra Heathcleaf (nome del burbero padrone di casa) e Catherine (che \u00e8 riuscita a far ereditare alla giovane persa nella lettura dei suoi libri per \u00a0la stessa enigmatica e selvaggia bellezza).<\/p>\n<p>Una storia d\u2019amore, dunque. Ma non solo. Una storia di fantasmi. Una storia di ossessioni e di paure. Una storia di riscatti mancati e di sconfitte annunciate.<\/p>\n<p>La giovane Emily ci mette tutto dentro. E solo in apparenza pu\u00f2 sembrare un calderone di storie e di temi (c\u2019\u00e8 il riscatto sociale, c\u2019\u00e8 la morale inglese di epoca previttoriana, c\u2019\u00e8 la suggestione romantica di una natura selvaggia e avversa, c\u2019\u00e8 il tema della famiglia e dei rapporti sociali, e infine c\u2019\u00e8 il sentimento d\u2019amore, ovviamente un amore contrastato, cio\u00e8 l\u2019unico che pu\u00f2 sperare di divenire il sugo di una storia).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che da sempre affascina gli addetti ai lavori \u00e8 la cosiddetta lettura psicanalitica del romanzo. L\u2019ossessione di Heathcleaf per la bellissima Catherine \u00e8 direttamente proporzionale a quella della stessa ragazza, un quadro gi\u00e0 clinico di per s\u00e9. L\u2019amore che diventa vendetta e la sottomissione cieca delle donne innamorate di questa storia parlano, poi, della fragilit\u00e0 interiore dell\u2019autrice, della sua voglia di riscatto e del suo muoversi alla cieca, guidata soltanto dal suo istinto di talentuosa narratrice. E poi ci sono quei due narratori che mettono distanza tra l&#8217;autore e la storia. Indizio non di poco conto per studiare l&#8217;interiorit\u00e0 della scrittrice.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 di questa Emily che noi continuiamo a godere. Della sua arte. Del suo mescolare registri e paesaggi. Alla fine di quest\u2019ultima rilettura (dovuta ovviamente al clamore che si sta registrando per l\u2019ennesima riduzione cinematografica) mi vien da pensare che il successo che continua ad avere questo romanzo \u00e8 dovuto principalmente alla fedelt\u00e0 di Heathcleaf per la sua Catherine e alla sua arte oratoria (di sincera derivazione shakespeariana) nello stigmatizzare i rifiuti della sua amata fino a fare di lei il bersaglio perfetto di un odio che si confonde con l\u2019amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 un metodo piuttosto diffuso tra gli sceneggiatori delle serie tv di ultima generazione: affidare al pilot (cio\u00e8 quello che un tempo si chiamava primo episodio) l\u2019inizio dell\u2019epilogo. E il primo colpo di scena arriva puntualmente alla fine dell\u2019episodio quando una sovrascritta annuncia che il racconto riparte da un momento antecedente. 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