{"id":1668,"date":"2026-03-15T18:26:16","date_gmt":"2026-03-15T17:26:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1668"},"modified":"2026-03-15T18:26:16","modified_gmt":"2026-03-15T17:26:16","slug":"leggere-auden-nella-pietroburgo-dei-soviet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/03\/15\/leggere-auden-nella-pietroburgo-dei-soviet\/","title":{"rendered":"Leggere Auden nella Pietroburgo dei soviet"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCi\u00f2 che la memoria ha in comune con l\u2019arte \u00e8 il dono della scelta, il gusto del particolare. Questa osservazione potr\u00e0 sembrare lusinghiera per l\u2019arte, ma per la memoria dovrebbe suonare offensiva. L\u2019offesa, comunque, \u00e8 ben meritata. La memoria infatti contiene solo particolari non il quadro completo\u201d. Questa citazione la riprendo dall\u2019ultimo libro letto: <em>Fuga da Bisanzio<\/em> di Iosif Brodskij (Adelphi, 1987). E parto proprio da questa citazione per segnalare il motivo per cui anche questo titolo pu\u00f2 far parte di quelle selettive biblioteche domestiche che contengono soltanto libri che possono superare la prova della seconda lettura.<\/p>\n<p>Come sappiamo, Brodskij \u00e8 uno dei principali poeti e letterati russi del Novecento. Tanto che arriv\u00f2 alla fama internazionale con due premi conseguiti nell\u2019arco di un biennio (<em>National Book Critics Circle<\/em> 1986 e premio Nobel 1987). Il libro l\u2019ho ripescato dal mio ultimo trasloco. Mi sono accorto che faceva parte di quella grande messe di volumi che hanno nel tempo soddisfatto soltanto la prima fase della mia curiosit\u00e0 (quella che si supera in libreria). Non lo avevo mai letto e il trasloco me l\u2019ha riproposto. Ho pensato che con ogni probabilit\u00e0 l\u2019avessi acquistato all\u2019indomani del conferimento del Nobel ma poi abbandonato in qualche scaffale (non a portata di mano) della mia libreria per una lettura rimandata ad libitum fino alla dimenticanza.<\/p>\n<p>Il volume raccoglie alcuni saggi di Brodskij. Saggi i pi\u00f9 disparati (all\u2019apparenza), ma che possono comunque essere ricondotti a una trama precisa che ricostruisce il tessuto della sua memoria e del suo vissuto, sia come poeta che come ebreo russo ed esule. Si va dalla nascita dell\u2019amore per la poesia, ai tanti nomi di Pietroburgo, passando per Istambul (da qui il titolo dell\u2019edizione italiana), fino ai commoventi ricordi del poeta inglese Auden e dei suoi genitori.<\/p>\n<p>E la citazione posta all\u2019inizio \u00e8 presa proprio da quest\u2019ultimo testo. E ci spiega come funziona il meccanismo del ricordo e perch\u00e9 la gran parte delle opere letterarie si basano su un sistema altrettanto selettivo. \u201cLa memoria somiglia essenzialmente a una biblioteca in disordine alfabetico, e in cui non esiste l\u2019opera omnia di nessuno\u201d. Definizione singolare e quanto mai indovinata. Che in poche righe rende si mette sullo stesso piano per acutezza ed efficacia con le migliaia di pagine della Recherche proustiana.<\/p>\n<p>La lettura di <em>Fuga da Bisanzio<\/em> \u00e8 valida ancor oggi. Anzi soprattutto oggi. Ora, che la Russia \u00e8 da quattro anni al centro delle nostre conversazioni, dei nostri dubbi e delle nostre angosce, venire a conoscere alcuni dei caratteri forti dell\u2019essenza russa ci illumina.<\/p>\n<p>Brodskij regala pagine toccanti sulle discriminazioni subite dagli ebrei e in genere dagli oppositori al regime sovietico. E quello che viene fuori \u00e8 la personalit\u00e0 di un uomo che non si \u00e8 mai piegato e che non ha mai rinunciato a difendere la sua individualit\u00e0, che il regime scambiava per \u201cegoistico individualismo\u201d.\u00a0 E che il poeta cita proprio nel discorso per l\u2019assegnazione del Nobel. \u201cPer una persona dedita alla vita privata, per uno che ha sempre preferito la sua dimensione privata a qualsiasi ruolo pubblico e che nell\u2019esercizio di questa preferenza si \u00e8 spinto piuttosto lontano \u2013 lontano dalla sua madrepatria, per non dire altro, giacch\u00e9 \u00e8 meglio essere l\u2019ultimo dei falliti in una democrazia che un martire o la <em>cr\u00e8me <\/em>in una tirannia \u2013 per \u00a0\u00a0\u00a0un individuo simile trovarsi all\u2019improvviso su questa tribuna \u00e8 un\u2019esperienza un poco imbarazzante e non poco impegnativa\u201d.<\/p>\n<p>Di politica non si occupa. Preferisce vedere l\u2019arte e la letteratura come esperienze totalizzanti. E dell\u2019arte offre una definizione meravigliosa che niente ha a che fare con <em>l\u2019art pour l\u2019art<\/em> n\u00e9 con il concetto di arte di evasione. \u201cL\u2019arte \u2013 spiega \u2013 non \u00e8 un\u2019esistenza migliore, ma \u00e8 una esistenza alternativa; non \u00e8 un tentativo di animarla. \u00c8 uno spirito che cerca la carne ma trova parole\u201d.<\/p>\n<p>Come lettore di poesia, poi, \u00e8 insuperabile. I ritratti di Achmatova, Mandel\u2019stam, Auden emergono da queste pagine con vivida precisione. Ed \u00e8 capace di svelare il tesoro dei loro versi con una semplicit\u00e0 quasi disarmante. Ne valga come esempio quanto scrive del poeta britannico che eleva a campione della lirica novecentesca.<\/p>\n<p>\u201cSe la poesia fu mai per lui una questione di ambizione, visse abbastanza a lungo perch\u00e9 essa diventasse semplicemente un modo di esistere. Da qui la sua autonomia, la sua assennatezza, il suo equilibrio, la sua ironia, il suo distacco \u2013 in breve la sua saggezza. Di qualunque cosa si tratti, leggere Auden \u00e8 una delle pochissime\u00a0 strade (se non l\u2019unica) disponibili per non vergognarsi di s\u00e9 stesso&#8221;. Chi non sarebbe orgoglioso di ricevere un simile complimento?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cCi\u00f2 che la memoria ha in comune con l\u2019arte \u00e8 il dono della scelta, il gusto del particolare. Questa osservazione potr\u00e0 sembrare lusinghiera per l\u2019arte, ma per la memoria dovrebbe suonare offensiva. L\u2019offesa, comunque, \u00e8 ben meritata. La memoria infatti contiene solo particolari non il quadro completo\u201d. Questa citazione la riprendo dall\u2019ultimo libro letto: Fuga da Bisanzio di Iosif Brodskij (Adelphi, 1987). 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