{"id":1674,"date":"2026-04-21T21:22:12","date_gmt":"2026-04-21T19:22:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1674"},"modified":"2026-04-21T21:27:27","modified_gmt":"2026-04-21T19:27:27","slug":"leducazione-sentimentale-piu-e-goffa-piu-e-bella-da-raccontare-lesempio-di-bassani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/04\/21\/leducazione-sentimentale-piu-e-goffa-piu-e-bella-da-raccontare-lesempio-di-bassani\/","title":{"rendered":"L&#8217;educazione sentimentale? Pi\u00f9 \u00e8 goffa pi\u00f9 \u00e8 bella da raccontare"},"content":{"rendered":"<p>\u201cRicordare una cosa significa vederla per la prima volta\u201d. In una semplice citazione di Cesare Pevase possiamo ridurre il senso de <em>Il giardino dei Finzi-Contini<\/em> di Giorgio Bassani. Perch\u00e9 \u00e8 proprio dall\u2019azione della memoria che il narratore seleziona i momenti salienti e pi\u00f9 significativi della sua relazione con la bella e inarrivabile Micol Finzi-Contini. Una dorata adolescenza e una spensierata giovinezza si consumano tra il parco della villa di famiglia della ragazza e le strade di Ferrara alla vigilia della pi\u00f9 grande tragedia del Novecento che porter\u00e0 milioni di persone a morire dentro i campi di concentramento tedesco negli ultimi anni della Seconda Guerra mondiale. Ed \u00e8 proprio il contrasto tra un presente narrativo caratterizzato dalla delicatezza dei moti dell\u2019animo e un futuro popolato soltanto da cupe ombre a fare di questo racconto un monumento letterario inossidabile<\/p>\n<p>Arte e memoria, letteratura e ricordi. Tutto funziona soltanto grazie a un principio preciso: si pu\u00f2 ricordare perch\u00e9 si selezionano i piccoli momenti della propria esistenza. Questa selezione pu\u00f2 essere volontaria o inconscia. Resta il fatto, comunque, che questa scelta rappresenta una sorta di <em>author\u2019s cut<\/em>. Puoi crogiolarti nei ricordi o puoi fare della memoria un racconto interiore che ripercorre i passi salienti di un\u2019avventura umana. La sua verit\u00e0 risiede per\u00f2 soltanto nella potenza evocativa del racconto. Quando ricordiamo, sembra dire il narratore di questo romanzo, noi \u201ccostruiamo\u201d un passato per giustificare un presente altrimenti poco giustificabile. Rancori, rimorsi, delusioni, frustrazioni\u2026 sono tutti cancellati da un riavvolgere il nastro per rendere l\u2019autofiction un\u2019evoluzione coerente.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 quello che si propone il narratore consapevole che \u201cfa letteratura\u201d nel momento non solo in cui sceglie di soffermarsi su determinati momenti della sua vita per trarne un racconto capace di dare un senso all\u2019avventura umana ma anche attraverso l\u2019utilizzo di una lingua altamente letteraria. Ed \u00e8 forse questo l\u2019elemento che pi\u00f9 mi ha affascinato in questa rilettura del capolavoro di Bassani (riletto in una sgualcita edizione Oscar Mondadori degli anni Ottanta (il prezzo di copertina \u00e8 di 8mila lire). Un elemento sul quale oggi ci si storcerebbe la bocca in segno di inadeguatezza e pesantezza. Vedendo in questa lingua piana, alta ed evocativa un mezzo antiquato e nient\u2019affatto aderente al reale.<\/p>\n<p>E invece quelle parole e quella lingua si fanno voce. Una voce capace di evocare suggestioni e intuizioni. Arrivando a comporre un testo nel quale la storia d\u2019amore tra il narratore e la giovane Finzi-Contini non si trasforma mai in una relazione autentica ma resta nel limbo delle cose inespresse (o forse inesprimibili). E mentre, andando a ritroso verso i giorni di quell\u2019innamoramento, la \u201cvoce protagonista\u201d trova conferma ai suoi errori di giudizio su Micol e la sua goffa educazione sentimentale resterebbe un patetico capitolo della vita se non ci fosse una lingua a sublimarla e a renderla degna di essere raccontata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cRicordare una cosa significa vederla per la prima volta\u201d. In una semplice citazione di Cesare Pevase possiamo ridurre il senso de Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. 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