{"id":1684,"date":"2026-06-17T16:06:11","date_gmt":"2026-06-17T14:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1684"},"modified":"2026-06-17T16:56:03","modified_gmt":"2026-06-17T14:56:03","slug":"a-pesca-di-saraghi-aspettando-la-fine-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/06\/17\/a-pesca-di-saraghi-aspettando-la-fine-del-mondo\/","title":{"rendered":"A pesca di saraghi aspettando la fine del mondo"},"content":{"rendered":"<p>A pagina 342 del romanzo-saggio <em>La fine del mondo<\/em> di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie) \u00a0trovo una sorta di citazione. Sembra un aforisma. Il narratore lo sfrutta per giustificare la sua ansia e la sua pavidit\u00e0. Che poi \u00e8 l\u2019ansia e la pavidit\u00e0 della maggioranza delle persone. \u201cHa coraggio \u2013 spiega il narratore &#8211; chi non ha immaginazione\u201d. Google mi corregge la sentenza. E la attribuisce a Charles Bukowski: \u201cIl codardo \u00e8 uno che prevede il futuro. Il coraggioso \u00e8 privo di ogni immaginazione\u201d. Dopo aver concluso la lettura di questo romanzo atipico, di questa confessione esistenziale, di questo viaggio all\u2019interno dei meccanismi pi\u00f9 profondi del nostro mondo \u201ccivilizzato\u201d, di questa messa a nudo senza sconti e senza infingimenti della stessa voce autoriale, mi ritorna in mente proprio la citazione di cui sopra. Se il coraggio abbonda in chi non ha immaginazione, il nostro dovrebbe essere un mondo popolato per la maggior parte da persone testardamente intrepide.<\/p>\n<p>Eppure il romanzo-confessione di Pecoraro racconta un\u2019altra umanit\u00e0. Indebolita, insicura, e profondamente distratta. E come campione di questa umanit\u00e0 prende proprio s\u00e9 stesso. Un architetto della Roma piccolo borghese del rione Prati, avviato senza tanti clamori alla ruggine della terza et\u00e0, si infila sotto il vetrino del microscopio di una spietata analisi sociologica. Quello che sembra essere un esame di laboratorio finisce per essere un <em>memoir,<\/em> in cui il narratore ripercorre i momenti emblematici della sua esistenza. Nella speranza di individuare le pietre miliari del suo fallimento. Perch\u00e9 di fallimento si tratta, questo diario con cornice apocalittica.<\/p>\n<p>Si parla ovviamente di cambiamento climatico, si parla di cultura di massa e di social media. Si parla della schiavit\u00f9 del telefonino e della schiavit\u00f9 della prostata. Si torna con la mente ai ricordi dell\u2019isola greca frequentata per una vita. E si finisce per ipotizzare che l\u2019esperienza non \u00e8 pi\u00f9 un accumulatore di sapienza. Semplicemente perch\u00e9 ormai le nostre vite sono condizionate pi\u00f9 dagli aggiornamenti dei software che dalla socratica consapevolezza di non sapere (almeno di non sapere abbastanza).<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 dell\u2019ansia, soprattutto per coloro che appartengono alla generazione dell\u2019autore e a quella dei babyboomer (come l\u2019estensore di questa nota), ha come principale causa appunto la consapevolezza che cultura (professionale e non) ed esperienza non servono. Serve soltanto restare costantemente informati sulle novit\u00e0 degli aggiornamenti. Perch\u00e9, lo si voglia o no, la nostra vita ormai procede lungo il sentiero imposto dagli algoritmi e dalle procedure di sicurezza per entrare nei servizi on line.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il giudizio politico su quel \u201cgroviglio\u201d rappresentato dalla storia italiana del secondo dopoguerra. Un arco temporale che il narratore, pervicacemente uomo del Novecento, rimugina di continuo. Tentando di districare la matassa di fatti e condizioni con il filtro dell\u2019ideologia. Fallendo e ricominciando, sentendosi incapace di liberarsi del salvagente rappresentato dalla professione di fede identitaria.<\/p>\n<p>La fine del mondo \u00e8 sicuramente la fine del suo mondo ma anche delle sue illusioni. \u00a0Che poi sono anche le nostre. Questo romanzo-saggio lancia molte provocazioni e ci lascia molti interrogativi. Non so se sia il \u201cromanzo del secolo\u201d come qualcuno lo ha gi\u00e0 definito. Sicuramente rispecchia perfettamente questa et\u00e0 e la sua (mia) generazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A pagina 342 del romanzo-saggio La fine del mondo di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie) \u00a0trovo una sorta di citazione. Sembra un aforisma. Il narratore lo sfrutta per giustificare la sua ansia e la sua pavidit\u00e0. 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