{"id":1706,"date":"2026-09-17T18:30:34","date_gmt":"2026-09-17T16:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1706"},"modified":"2026-09-17T18:30:34","modified_gmt":"2026-09-17T16:30:34","slug":"alle-origini-dellautofiction-la-felicita-di-w-somerset-maugham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/09\/17\/alle-origini-dellautofiction-la-felicita-di-w-somerset-maugham\/","title":{"rendered":"Alle origini dell&#8217;autofiction? La felicit\u00e0 di W. Somerset Maugham"},"content":{"rendered":"<p>Si potrebbe costruire una parabola che va da Schiavo d\u2019amore (<em>Of human bondage<\/em>) il secondo romanzo di W. Somerset Maugham e Operazione Shylock (<em>Operation Shylock. A confession)<\/em>, il romanzo pubblicato da Philip Roth nel 1993.\u00a0 Si potrebbe farlo per svariati motivi. Il pi\u00f9 degno di nota \u00e8 senz\u2019altro il canone dell\u2019autofiction. Passano tre lustri tra il primo e il secondo. Un periodo sufficiente per perfezionare un canone che nel 1915 era soltanto un\u2019intuizione (e forse nemmeno quella) nella mente dello scrittore inglese. Con Roth, invece, agli inizi degli anni Novanta, il genere dell\u2019autofiction non soltanto \u00e8 gi\u00e0 affermato (anche se la sua diffusione esploder\u00e0 soltanto con l\u2019inizio del nuovo millennio) ma con lui raggiunge vette mai pi\u00f9 toccate di raffinatezza e intelligenza.<\/p>\n<p>I due libri sono stati da poco ripubblicati da Adelphi (per quello di Roth anche con una nuova versione di Ottavio Fatica). Su Roth ci sar\u00e0 modo di tornare. Per quanto riguarda, invece, Maugham va precisato che non si tratta di autofiction in senso stretto. All\u2019epoca proprio non era un canone immaginabile, nemmeno nell\u2019impero che ha dato i natali a Lawrence Sterne e a Oscar Wilde.\u00a0 Per\u00f2 l\u2019urgenza di raccontarsi, di mettere al centro della propria fatica letteraria e della propria foga introspettiva il proprio io \u00e8 vecchia come la nascita della lingua letteraria. E William Somerset Maugham quell\u2019urgenza la sentiva. Ed \u00e8 ormai comunemente accettato che dietro le spoglie di Philip Carey, l\u2019orfano cresciuto in una canonica e divenuto, a prezzo di immani sacrifici medico condotto, si nasconde lo stesso autore. Come Carey, Maugham \u00e8 rimasto presto orfano. E come il giovane aspirante medico, lo scrittore ha vissuto l\u2019infanzia presso uno zio sacerdote. Finendo non solo a laurearsi in medicina ma anche a curare per anni i poveri degli slums londinesi.<\/p>\n<p>I due (Carey e Maugham) arrivano alla stessa consapevolezza: un approccio diretto al senso della vita dopo una lunga ed estenuante parentesi di dolori e frustrazioni. La coscienza di s\u00e9 per il povero Carey, indebolito da un piede equino e dalla cronica ristrettezza economica, arriva tardi. Arriva quando si innamora senza riserve e senza difese della giovanissima Sally. Solo allora si rende conto di avere la forza morale di dire addio alle sue psicosi e alle sue dipendenze. Il titolo (<em>Of human bondage<\/em>) \u00e8 un calco di un concetto di Spinoza che fa riferimento alla schiavit\u00f9 umana quando la vita dell\u2019uomo viene cio\u00e8 dominata dai desideri ciechi e dalle emozioni negative. Se c\u2019\u00e8 un <em>leit motiv<\/em> nel romanzo \u00e8 il rapporto di sudditanza che si crea tra il povero Philip e Matilde, una donna che lo sfrutta economicamente e psicologicamente fino ad annientarlo e fino ad annientarsi essa stessa. Il titolo dell\u2019edizione italiana fa riferimento proprio a questa relazione tossica dalla quale il giovane aspirante dottore emerge con difficolt\u00e0. Ma il <em>leit motiv<\/em> non \u00e8 il punto focale del racconto. \u00c8 soltanto un lungo preambolo verso un finale edificante e lieto.<\/p>\n<p>Nel frattempo, ci si forma, si studia, ci si confronta e soprattutto \u2013 come nel caso dell\u2019autore, affetto da una fastidiosa balbuzie \u2013 ci si emancipa anche esiliandosi nel mondo della letteratura. Ma a un certo punto anche i libri non bastano pi\u00f9. \u201cI giovani sanno di essere sventurati \u2013 confessa il protagonista -, perch\u00e9 sono pieni degli ideali menzogneri di cui sono stati infarciti, e ogni contatto col reale li offende e li ferisce. \u00c8 come se fossero vittime di una congiura; perch\u00e9 i libri che leggono, ideali per necessit\u00e0 di selezione, e la conversazione delle persone pi\u00f9 anziane, che guardano al passato attraverso una rosea caligine di smemoratezza, li preparano per una vita irreale. Devono scoprire da soli che tutto ci\u00f2 che hanno letto e tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato loro raccontato sono bugie, bugie, bugie; e ogni scoperta \u00e8 un altro chiodo conficcato nel corpo sulla croce della vita\u201d. Una lunga citazione dove il giovane aspirante medico si libera del filtro dell\u2019arte e della letteratura per osservare (e cercar di capire) la realt\u00e0 senza sovrastrutture o preconcetti.<\/p>\n<p>Attraverso il lungo, penoso e doloroso percorso della conquista del s\u00e9 il nostro aspirante medico arriva alla consapevolezza che il qui e ora \u00e8 l\u2019unico modo per vivere. E lo scopre proprio quando si trova a un bivio: seguire i propri sogni di gloria o ascoltare il cuore e sposare la ragazza che lo ama disinteressatamente. \u201cAveva vissuto sempre nel futuro \u2013 ricorda il narratore quando sta per lasciare la parola ai due innamorati per il dialogo che chiude il racconto con un inaspettato <em>happy ending<\/em> -, e sempre, sempre il presente gli era sfuggito tra le dita. I suoi ideali? Pens\u00f2 al suo desiderio di trarre un disegno, bello e intricato, dalla miriade di fatti senza senso della vita: il disegno pi\u00f9 semplice, quello in cui un uomo nasce, lavora, si sposa, ha figli e muore, non gli era apparso anche il pi\u00f9 perfetto?\u201d<\/p>\n<p>Con il suo secondo romanzo Maugham ci consegna gi\u00e0 un capolavoro. Un romanzo di formazione che \u00e8 anche un racconto edificante. La vita di un giovane aspirante medico che poi \u00e8 anche una autobiografia mascherata. Un prototipo di quella autofiction che oggi \u00e8 tanto diffusa e dove non si ha pudore di scrivere William S. Maugham l\u00e0 dove lo stesso Maugham si peritava di scrivere Philip Carey. Una storia che, oltretutto, ha inaspettatamente un finale positivo che riscalda il cuore non solo del lettore incline ai romanticismi ma anche semplicemente del lettore di buon cuore. \u00a0E Roth? Beh Roth \u00e8 il grande maestro. Non soltanto del romanzo ma anche dell\u2019autofiction. Nessuno come lui sa sfruttare la propria autobiografia per farne materia non di un romanzo di introspezione ma molto pi\u00f9 audacemente di un romanzo politico. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia e servir\u00e0 un altro post per raccontarlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si potrebbe costruire una parabola che va da Schiavo d\u2019amore (Of human bondage) il secondo romanzo di W. Somerset Maugham e Operazione Shylock (Operation Shylock. A confession), il romanzo pubblicato da Philip Roth nel 1993.\u00a0 Si potrebbe farlo per svariati motivi. Il pi\u00f9 degno di nota \u00e8 senz\u2019altro il canone dell\u2019autofiction. Passano tre lustri tra il primo e il secondo. Un periodo sufficiente per perfezionare un canone che nel 1915 era soltanto un\u2019intuizione (e forse nemmeno quella) nella mente dello scrittore inglese. Con Roth, invece, agli inizi degli anni Novanta, il genere dell\u2019autofiction non soltanto \u00e8 gi\u00e0 affermato (anche se [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/09\/17\/alle-origini-dellautofiction-la-felicita-di-w-somerset-maugham\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35863,43802,35979,7532],"tags":[16584,420723,228788,594104,58282,54487,594103,594102],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1706"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1706"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1706\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1707,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1706\/revisions\/1707"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1706"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1706"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1706"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}