{"id":171,"date":"2013-10-12T08:22:52","date_gmt":"2013-10-12T06:22:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=171"},"modified":"2013-10-12T18:54:57","modified_gmt":"2013-10-12T16:54:57","slug":"calvino-aveva-previsto-tutto-e-si-mordeva-la-lingua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/10\/12\/calvino-aveva-previsto-tutto-e-si-mordeva-la-lingua\/","title":{"rendered":"Calvino aveva previsto tutto (e si mordeva la lingua)"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 rinunciare a <strong>Italo Calvino<\/strong>. Proprio no. Ne abbiamo ancora bisogno e soprattutto ne hanno bisogno i nostri ragazzi. A pochi giorni dal suo novantesimo compleanno (chiss\u00e0 che celebrazioni riceverebbe se fosse ancora vivo\u2026) il suo ricordo \u00e8 ancora vivido nella mente di chi ha letto con passione i libri indicati dai professori ai tempi della scuola e negli occhi riconoscenti di tutti i nostri librai. I suoi romanzi e saggi fanno ancora bella mostra di s\u00e9 sugli scaffali di tutte le librerie. E le vendite proseguono con ritmo costante (anche se non in quantit\u00e0 da bestseller). Quando, nel 1990, la Mondadori convinse gli eredi dello scrittore a venderle i diritti dell\u2019intera opera, si \u00e8 ragionato soprattutto in termini di immagine. Molti storcevano il naso al pensiero che una colonna portante dell\u2019Einaudi traslocasse a Segrate. Eppure, a tanti anni di distanza, quello che rimane \u00e8 soltanto una copiosa messe di titoli, ottimamente pubblicati, solidamente promossi, e pervicacemente distribuiti dalla pi\u00f9 grande casa editrice italiana per quello che viene considerato uno dei numi tutelari delle patrie lettere novecentesche.<\/p>\n<p>In questi giorni non ricorre soltanto il novantesimo della nascita, ma anche il trentesimo dalla pubblicazione del suo ultimo libro, quel <em>Palomar<\/em>\u00a0che raccoglieva brevi racconti che Calvino \u00e8 andato pubblicando sul <em>Corriere della Sera<\/em> nei primi anni Ottanta. Un libro importante (<em>Palomar<\/em>), perch\u00e9 \u00e8 summa dell\u2019intero corpus letterario dello scrittore ma anche rappresenta il suo testamento, visto che \u00e8 stato l\u2019ultimo titolo a uscire in libreria con l\u2019autore ancora vivo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio a <em>Palomar<\/em> che vogliamo dedicare questo post. Il libro raccoglie le avventure \u201cintellettuali\u201d dell\u2019omonimo individuo. Il quale cerca con tutte le sue energie di conquistare il senso della realt\u00e0 attraverso uno sguardo rinnovato e inedito del mondo. Lui, soprattutto, ci mette di suo una nuova attitudine. E questo sforzo \u00e8 quasi commovente.<\/p>\n<p>L\u2019idea \u00e8 quella di ricostruire con il massimo sforzo intellettivo la verginit\u00e0 dello sguardo assoluto proprio degli occhi dell\u2019infanzia, cui aggiungere una cornice di razionalit\u00e0 pura. Insomma, il massimo di umanesimo possibile per un testo letterario quanto mai algido, fino al rischio di freddezza assoluta.<\/p>\n<p>Per fortuna, da grande scrittore quale Calvino ha ampiamente dimostrato di essere, c\u2019\u00e8 l\u2019ironia propria dello scrittore. C\u2019\u00e8 un umorismo molto raffinato a fare da controcanto elegante, in un testo che altrimenti rischierebbe di divenire soporifero. Eccone un esempio (che tra l\u2019altro pu\u00f2 essere letto altrettanto bene come definizione del lavoro dell\u2019intellettuale tout court). \u201cIl signor Palomar ha la fortuna di poter dire che lavora in luoghi e atteggiamenti che si direbbero del pi\u00f9 assoluto riposo; o per meglio dire, ha questa condanna, che si sente obbligato a non smettere di lavorare, anche sdraiato sotto gli alberi in un mattino d\u2019agosto\u201d. E meno male che quando Calvino scriveva i racconti di <em>Palomar<\/em> non esistevano ancora Twitter e internet. Altrimenti avremmo letto qualche corrosivo passaggio anche sulla superficialit\u00e0 del presenzialismo internettiano degli intellettuali (tanto stigmatizzato da Jonathan Franzen pochi giorni fa).<\/p>\n<p>E a proposito dei social network viene in mente che <em>Palomar<\/em> \u00e8 forse uno dei testi calviniani meno sfruttati dai programmi scolastici. Un errore di valutazione, diremmo noi, visti i <em>mala tempora<\/em> che corrono. Ai ragazzi farebbe bene confrontarsi col signor Palomar. Imparare da lui l\u2019analisi dell\u2019osservazione priva di pregiudizi. E, magari, imparerebbero anche a sorridere di tutti i paradossi che si nascondono dietro opache ovviet\u00e0. Come quando, osservando due tartarughe accoppiarsi, Palomar si chiede \u201cChe cos\u2019\u00e8 l\u2019eros se al posto della pelle ci sono piastre d\u2019osso e scaglie di corno?\u201d<\/p>\n<p>D\u2019altronde quante volte si sente dire di un autore che \u00e8 bravo perch\u00e9 a distanza di tempo il suo messaggio rimane attuale? Ecco cosa ci consiglia lo stesso Palomar per il nostro ingresso in societ\u00e0: \u201cIn un\u2019epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi, il signor Palomar ha preso l\u2019abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. Se al terzo morso di lingua \u00e8 ancora convinto della cosa che stava per dire , la dice; se no sta zitto. Di fatto, passa settimane e mesi interi in silenzio\u201d. E poi conclude con una massima proprio del miglior disincanto: \u201cBuone occasioni per tacere non mancano mai\u201d. Queste parole sono state scritte all\u2019inizio degli anni Ottanta, ma ovviamente sono validissime anche in tempi di Twitter-mania.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non si pu\u00f2 rinunciare a Italo Calvino. Proprio no. Ne abbiamo ancora bisogno e soprattutto ne hanno bisogno i nostri ragazzi. A pochi giorni dal suo novantesimo compleanno (chiss\u00e0 che celebrazioni riceverebbe se fosse ancora vivo\u2026) il suo ricordo \u00e8 ancora vivido nella mente di chi ha letto con passione i libri indicati dai professori ai tempi della scuola e negli occhi riconoscenti di tutti i nostri librai. I suoi romanzi e saggi fanno ancora bella mostra di s\u00e9 sugli scaffali di tutte le librerie. 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