{"id":1713,"date":"2026-10-15T19:39:34","date_gmt":"2026-10-15T17:39:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1713"},"modified":"2026-10-15T19:39:34","modified_gmt":"2026-10-15T17:39:34","slug":"poe-scrive-capolavori-ma-inciampa-su-boiardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2026\/10\/15\/poe-scrive-capolavori-ma-inciampa-su-boiardo\/","title":{"rendered":"Poe scrive capolavori ma inciampa su Boiardo"},"content":{"rendered":"<p>Tra i motivi che ci spingono a prendere in mano un classico della letteratura moderna c\u2019\u00e8 ovviamente la curiosit\u00e0. Che viene stimolata sempre e costantemente, almeno in coloro che vengono definiti \u201clettori forti\u201d. Ogni giorno possiamo trovarci di fronte a un\u2019allusione, un riferimento, un appunto, un confronto, una citazione, ma anche una sonora bocciatura che ci spingono ad andare oltre fino a prendere il volume in questione per verificare, per illuminarci. Essenzialmente e banalmente: per capire.<\/p>\n<p>A me capita tutti i giorni. E se dessi retta alle sirene della mia curiosit\u00e0 avrei la casa sommersa dai libri (e dai debiti). Quindi prendo appunti\u2026. Rimando\u2026 almeno fino a quando l\u2019istinto non fa il suo gioco e mi porta dentro una libreria.<\/p>\n<p>Tra le scoperte fatte grazie all\u2019ascolto di una di queste sirene annovero i <em>Racconti <\/em>di Edgar Allan Poe (nell\u2019edizione feltrinelliana curata da Mariarosa Mancuso). A fine agosto sono entrato in una libreria e mi sono detto: se trovi questa edizione lo compri immediatamente. E cos\u00ec \u00e8 stato. I racconti pi\u00f9 importanti del celebre scrittore americano c\u2019erano tutti. A me interessava che ci fossero i principali e che tra questi ci fosse soprattutto <em>La lettera rubata<\/em>. Perch\u00e9, in fondo, \u00e8 stato proprio una citazione riguardante questo racconto apparsa in un\u2019intervista alla scrittrice Siri Hustvedt sulla <em>Repubblica<\/em> a suscitare la mia attenzione.\u00a0 La scrittrice (ora nelle librerie italiani con il volume <em>Storie di fantasmi<\/em> per Einaudi) racconta del suo rapporto con Paul Auster, il celebre scrittore americano morto lo scorso anno. E sulla cultura del marito Hustvedt rivela. \u201cDi Lacan aveva letto solo il saggio sulla <em>Lettera rubata<\/em> di Edgar Allan Poe\u201d. Questa frase mi \u00e8 rimasta impressa. Da un lato mi incuriosiva il fatto che il filosofo francese aveva dedicato un saggio a quel racconto, dall\u2019altro che di tutta l\u2019opera (davvero enorme) di Lacan lo scrittore americano avesse letto soltanto quel saggio.<\/p>\n<p>La curiosit\u00e0 mi ha spinto in libreria. E devo dire che la lettura dei racconti gotici e proto-polizieschi di Poe si \u00e8 dimostrata davvero entusiasmante. Si potrebbe parlare (esaltare) &#8211; per pagine e pagine &#8211; titoli come <em>La lettera rubata<\/em>, <em>Il pozzo e il pendolo<\/em>, <em>Il crollo della casa Usher<\/em> e <em>L\u2019uomo della folla. <\/em>Mi ha colpito, per\u00f2, un titolo che \u00e8 davvero un brillante <em>divertissement<\/em> che spazia dal gioco metaletterario alla parodia del genere. Fin dal titolo (<em>Come si scrive un racconto per \u201cBlackwood\u201d<\/em>) si capisce che qui siamo oltre al genere narrativo creato proprio da Poe e che arriva fino a noi senza mostrare il minimo segno di senescenza. \u201cBlackwood\u201d \u00e8 il nome di una celebre rivista edita a inizio Ottocento in Scozia, molto popolare e famosa proprio per i feuilleton e racconti di generi pensati per un pubblico di gusti semplici.\u00a0Il racconto in questione \u00e8 diviso in due parti. La prima \u00e8 una guida su come scrivere un racconto del terrore. La seconda parte \u00e8 lo stesso racconto che riproduce gli esempi usati nella prima parte per spiegare i meccanismi narrativi. A colpire \u00e8 il punto di vista. Il narratore veste in simultanea i panni della protagonista e della vittima, capace di raccontare nei dettagli gli effetti degli efferati colpi che subisce. Una donna con l\u2019ambizione di diventare una scrittrice e alla quale \u00e8 stato consigliato di vivere direttamente ogni tipo di esperienza per poter scrivere finisce per trovarsi su un campanile. Dal quale dovrebbe trovare un punto di osservazione della citt\u00e0. Quando individua un pertugio ci infila la testa, non rendendosi conto che \u00e8 all\u2019interno del quadrante dell\u2019orologio del campanile e che la lancetta dei minuti (affilata e pesante) sta per decapitarla. \u201cVedere la testa che mi aveva dato tanti guai separarsi finalmente dal corpo non mi dispiacque. Prima rotol\u00f2 lungo il campanile, si ferm\u00f2 nella grondaia per qualche secondo e poi cadde in mezzo alla strada con un tuffo\u201d. E se non bastasse Poe cita anche un passo tratto (a suo dire) dall\u2019Ariosto (<em>Il poveraccio che non era accorto, stava combattendo anche da morto)<\/em> per descrivere le condizioni in cui l\u2019aspirante scrittrice si trovava al momento di perdere letteralmente la testa.\u00a0Parodie, scimmiottamenti, bonarie ma sulfuree prese in giro che non fanno che titillare le papille gustative del buon lettore che si illumina per le pi\u00f9 felici e astruse costruzioni letterarie. Di Poe mi ero fatto un\u2019idea del tutto diversa. Questo racconto dimostra che tutta la letteratura sperimentale novecentesca non ha in Sterne l\u2019unico maestro. Titolo, infatti, che il pap\u00e0 di Tristram Shandy condivide con l\u2019autore de <em>Il corvo<\/em>.<\/p>\n<p>Un personaggio \u2013 Edgar Allan Poe \u2013 da studiare. E su cui tornare. Per il momento ci gustiamo i suoi racconti con un piccolo appunto: non si trattava di Ludovico Ariosto, caro Edgar, ma di Matteo Maria Boiardo, che nel <em>suo Orlando innamorato<\/em> cos\u00ec scrive: \u201cCos\u00ec colui, del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tra i motivi che ci spingono a prendere in mano un classico della letteratura moderna c\u2019\u00e8 ovviamente la curiosit\u00e0. Che viene stimolata sempre e costantemente, almeno in coloro che vengono definiti \u201clettori forti\u201d. Ogni giorno possiamo trovarci di fronte a un\u2019allusione, un riferimento, un appunto, un confronto, una citazione, ma anche una sonora bocciatura che ci spingono ad andare oltre fino a prendere il volume in questione per verificare, per illuminarci. Essenzialmente e banalmente: per capire. A me capita tutti i giorni. 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