{"id":181,"date":"2013-10-16T16:06:01","date_gmt":"2013-10-16T14:06:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=181"},"modified":"2013-10-26T11:19:01","modified_gmt":"2013-10-26T09:19:01","slug":"leggere-fantascienza-val-bene-una-laurea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/10\/16\/leggere-fantascienza-val-bene-una-laurea\/","title":{"rendered":"Leggere fantascienza \u00e8 pi\u00f9 utile di una laurea"},"content":{"rendered":"<p>Impariamo dai cinesi. Non dobbiamo trascurare la fantasia. Loro stessi \u2013 i cinesi \u2013 hanno capito un bel giorno che \u00e8 importante stimolarla. Soprattutto attraverso la lettura di quella che gli anglofoni chiamano <em>science-fiction<\/em>, o attraverso quella ancor pi\u00f9 semplice da indicare col nome di \u00a0<em>fiction<\/em>.<\/p>\n<p>Loro \u2013 sempre i cinesi \u2013 erano (e restano) bravi a riprodurre tutto. In fatto di repliche sono dei maghi. Rifanno tutto, velocemente e a costi stracciati. Per\u00f2 un bel giorno hanno capito che per innovare servono altri sistemi. Servono menti allenate alle probabilit\u00e0, alle ipotesi, ai condizionamenti del caso. In poche parole servono teste che attraverso la lettura (soprattutto di buoni romanzi, pieni di storie d\u2019invenzione) siano allenate a \u201cimmaginare\u201d.<\/p>\n<p>La lezione estremamente pragmatica ci viene da uno degli scrittori pi\u00f9 versatili del panorama inglese: quel <strong>Neil Gaiman<\/strong> noto ai pi\u00f9 come autore di <em>American Gods<\/em> e <em>I ragazzi di Anansi<\/em> (entrambi usciti per Mondadori) che si \u00e8 fatto le ossa come sceneggiatore di fumetti prima, e autore di romanzi fantasy poi. Ora \u00e8 un affermato autore di fantascienza, nonch\u00e9 editorialista del <em>Guardian<\/em> ed \u00e8 proprio sulle pagine del giornale inglese che \u00e8 uscita, nei giorni scorsi, una sua appassionata difesa della lettura come strumento non solo di conoscenza ma soprattutto di palestra mentale.<\/p>\n<p>L\u00ec Gaiman ha ricordato un aneddoto del 2007, quando si trovava a Pechino per il primo convegno sulla fantascienza tenuto nel grande Paese asiatico. A uno dei suoi colleghi cinesi Gaiman chiese come mai, fino ad allora, la censura comunista avesse proibito l\u2019importazione e lo sviluppo del mercato editoriale della fantascienza in generale e di buona parte della letteratura internazionale contemporanea, e come mai all\u2019improvviso avesse cambiato idea.<\/p>\n<p>Quando la classe dirigente \u2013 risposte il collega \u2013 si rese conto che le giovani leve non erano in grado di innovare e che soprattutto avevano una scarsa dote di immaginazione e scarsissima creativit\u00e0, decisero di inviare una delegazione in America per studiare lo sviluppo delle aziende pi\u00f9 all\u2019avanguardia. E cos\u00ec questa delegazione visit\u00f2 con profitto i quartier generali di Google, Microsoft e Apple. L\u00ec interrog\u00f2 i quadri pi\u00f9 giovani e pi\u00f9 promettenti e alla fine trov\u00f2 un denominatore comune. Pur se provenienti da scuole diverse, da societ\u00e0 differenti (molti non erano americani) e da contesti sociali e familiari eterogenei, tutti erano cresciuti \u201cdivorando\u201d tomi di fantascienza, <em>fantasy<\/em> e <em>fiction<\/em> in generale. La conclusione cui arriv\u00f2 il governo cinese \u00e8 la stessa che sulle pagine del <em>Guardian<\/em> ha proposto Gaiman.<\/p>\n<p>Occhio, allora! Se i nostri ragazzi perdono tempo a leggere <strong>Isaac Asimov<\/strong>, <strong>Ray Bradbury<\/strong>, <strong>Aldous Huxley<\/strong> o <strong>Arthur C. Clarke<\/strong> invece di finire i compiti, non rimproveriamoli. Un giorno potrebbero ringraziarci per questo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Impariamo dai cinesi. Non dobbiamo trascurare la fantasia. Loro stessi \u2013 i cinesi \u2013 hanno capito un bel giorno che \u00e8 importante stimolarla. 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