{"id":197,"date":"2013-10-20T08:45:21","date_gmt":"2013-10-20T06:45:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=197"},"modified":"2013-10-27T17:26:18","modified_gmt":"2013-10-27T16:26:18","slug":"una-mosca-salvera-il-colle-di-leopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/10\/20\/una-mosca-salvera-il-colle-di-leopardi\/","title":{"rendered":"Una mosca salver\u00e0 il colle di Leopardi"},"content":{"rendered":"<p><em>Scripta manent<\/em> dicevano i latini. S\u00ec, va bene. Le parole restano. Per\u00f2 le parole non sempre fermano la realt\u00e0 che vogliono rappresentare. A volte la catturano, ma il tempo le sfibra e le trasforma in un tessuto dalla filigrana larga che fa esondare il senso profondo che volevano conservare. Chiedete a <strong>Leopardi<\/strong> per esempio notizie del suo \u201cermo colle\u201d. Lui, buonanima, vi dir\u00e0 che \u00e8 tutto l\u00ec nelle parole che ci ha lasciato, in quella poesia (<em>L\u2019infinito<\/em>) che ancora resiste nei programmi scolastici. Sempre caro gli fu \u201cquell\u2019ermo colle\u201d al poeta, e quella \u201csiepe\u201d che impedisce allo sguardo di cogliere la linea dell\u2019orizzonte. Fra un po\u2019 non saranno soltanto le siepi a rovinare la vista che si godeva dal palazzo Leopardi della collina di fronte a Recanati. Italia Nostra ha infatti lanciato l\u2019allarme riguardo al possibile stravolgimento di uno dei colli pi\u00f9 famosi della letteratura italiana grazie a una proditoria modifica dei vincoli urbanistici. Con buona pace dei suggestivi endecasillabi leopardiani. L\u2019intervento stigmatizzato da<strong> Italia Nostra<\/strong> \u00e8 \u2013 come si legge in un comunicato dell\u2019associazione \u2013 la \u201cristrutturazione di una casa colonica e annessi agricoli per trasformarla in un complesso ricettivo in via del Passero Solitario (altra celebre poesia leopardiana, ndr)\u201d. Italia Nostra ricorda che si tratta di un\u2019area che \u00e8 stata dichiarata di notevole interesse pubblico con un decreto ministeriale del 1955 in quanto esprime \u201cun caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale con spontanea concordanza e fusione tra l\u2019espressione della natura e l\u2019opera dell\u2019uomo\u201d. Se cambiamo canale il penoso spettacolo non cambia. Basta spostarsi in Inghilterra per rendersi conto che i tempi non sono certi favorevoli a chi ancora crede al potere salvifico della parola. Verr\u00e0 venduto, nientemeno che su Ebay, <strong>Esthwaite Water<\/strong>, un piccolo lago della Cumbria che ispir\u00f2 uno dei componimenti pi\u00f9 studiati del poeta inglese<strong> William Wordsworth<\/strong>. Il lago (che fa parte di un\u2019area di circa un chilometro quadrato) \u00e8 di propriet\u00e0 privata e verr\u00e0 ceduta proprio sul pi\u00f9 grande portale di e-commerce. Il fatto di essere stato immortalato da Wordsworth, ha spiegato il proprietario della tenuta, \u00e8 un ulteriore motivo di interesse per i potenziali acquirenti. La zona \u00e8 comunque conosciuta anche dai fan di un altro nume della letteratura inglese; quella <strong>Beatrix Potter<\/strong> che con le favole di <strong>Peter Coniglio<\/strong> ha accompagnato l\u2019entrata nel sonno di generazioni di bambini (inglesi e non). Passa proprio davanti a questo splendido regno dei pescatori di trota, infatti, la linea ferroviaria costruita proprio per far visitare ai piccoli lettori di Peter Coniglio la celeberrima Hill Top Home. I bambini, e i turisti in generale, affollano questo splendido scorcio del <strong>Lake District<\/strong>\u00a0perch\u00e9 stimolati dalle parole lasciate dalla Potter e da Wordsworth. Quelle parole, insomma, sono state capaci di creare un universo intangibile ma granitico nel ricordo dei lettori, che ora vogliono confrontarne la forza mettendola di fronte al modello ispiratore. Fino a oggi le loro spensierate gite, piene di felici agnizioni, non hanno subito l\u2019onta di una speculazione edilizia. Le parole hanno resistito, insomma. Ma domani cosa accadr\u00e0? Queste due notizie mi hanno ricordato una poesia di <strong>Bartolo Cattafi<\/strong> (le sue opere sono pubblicate da Mondadori). Si intitola <em>La mosca<\/em> e parla appunto della differenza tra reale e letterario tra parola evocativa e cosa evocata. <em>La mosca ronza\/ sulla parola mosca\/ la stuzzica per farla\/ volare dalla carta\/ la mosca ignora\/ che quell\u2019altra mosca\/ &#8211; bisillabo inchiostro sulla carta &#8211; \/ non \u00e8 pi\u00f9 sua compagna\/ ma nostra<\/em>. Con buona pace degli ambientalisti e dei conservatori incalliti, dobbiamo consolarci con la parola (soprattutto quella bella, ricca di potenzialit\u00e0, evocativa e sontuosa), anche l\u00e0 dove il corso del tempo ha causato la distruzione (o trasformazione) del suo modello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Scripta manent dicevano i latini. S\u00ec, va bene. Le parole restano. Per\u00f2 le parole non sempre fermano la realt\u00e0 che vogliono rappresentare. A volte la catturano, ma il tempo le sfibra e le trasforma in un tessuto dalla filigrana larga che fa esondare il senso profondo che volevano conservare. Chiedete a Leopardi per esempio notizie del suo \u201cermo colle\u201d. Lui, buonanima, vi dir\u00e0 che \u00e8 tutto l\u00ec nelle parole che ci ha lasciato, in quella poesia (L\u2019infinito) che ancora resiste nei programmi scolastici. Sempre caro gli fu \u201cquell\u2019ermo colle\u201d al poeta, e quella \u201csiepe\u201d che impedisce allo sguardo di cogliere [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/10\/20\/una-mosca-salvera-il-colle-di-leopardi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35979,36016,35932],"tags":[38929,38935,38937,38933,38930,7571,38932,38934,38938,38936],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=197"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":205,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions\/205"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}