{"id":266,"date":"2013-11-28T08:40:38","date_gmt":"2013-11-28T07:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=266"},"modified":"2013-11-27T19:56:28","modified_gmt":"2013-11-27T18:56:28","slug":"ecco-il-romanzo-rivelazione-di-charlotte-bronte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/11\/28\/ecco-il-romanzo-rivelazione-di-charlotte-bronte\/","title":{"rendered":"Torna il romanzo &#8220;rivelazione&#8221; di Charlotte Bronte"},"content":{"rendered":"<p>Parafrasando <strong>Severino Boezio<\/strong>, si potrebbe scrivere un bel manuale sulla letteratura come consolazione. E in questo libro troverebbe sicuramente un posto di primo piano <strong>Charlotte Br\u00f6nte<\/strong>. Non solo per cosa hanno rappresentato i suoi romanzi, ma per l\u2019opinione che questa scrittrice (morta prematuramente a 39 anni nel 1855) professava circa la letteratura. Come consolazione e come gioco, visto che la sua carriera di scrittrice \u00e8 iniziata per vincere la noia \u2013 insieme con le sorelle e il fratello \u2013 di giornate interminabili in una casa immersa nella brughiera del Lancashire, dove il padre (un pastore protestante) era titolare di una parrocchia. Insomma la letteratura a casa Br\u00f6nte era proprio un\u2019evasione e un passatempo ricco di storie immaginifiche con un bel <em>happy end<\/em> consolatorio.<\/p>\n<p>Poi le strade delle ragazze si divisero. <strong>Charlotte<\/strong> ed<strong> Emily<\/strong> (quella di <em>Cime tempestose<\/em>) attraversarono la Manica e si stabilirono a Bruxelles per studiare il francese. Charlotte l\u00ec lavor\u00f2 anche come governante in un collegio femminile e proprio questa porzione della sua vita fa da coltura per la genesi del suo romanzo pi\u00f9 sorprendente: <em>Villette<\/em>. Pi\u00f9 sorprendente per un paio di ottimi motivi. Il primo riguarda la sua maturit\u00e0 stilistica. Si vede che l\u2019autrice ormai ha accumulato esperienza e dolore, frustrazioni e letture. Lo si vede soprattutto dal modo come descrive i personaggi. Con una lucidit\u00e0 e profondit\u00e0 da far invidia anche a <strong>Marcel Proust<\/strong>. Il secondo motivo risiede nel fatto che questo romanzo rovescia la funzione consolatoria della letteratura. Non c\u2019\u00e8 un lieto fine e i personaggi positivi, quelli che il lettore di buon senso finir\u00e0 per amare, hanno come unica via d\u2019uscita l\u2019accettazione di un destino di rinunce.<\/p>\n<p>Il romanzo, stranamente, non \u00e8 tra i pi\u00f9 conosciuti della Br\u00f6nte (ben altra fama ha, per esempio, <em>Jane Eyre<\/em>). Eppure \u00e8 sicuramente la classica prova di maturit\u00e0 dell\u2019autrice, dove la finzione e l\u2019autobiografia si mescolano in maniera elegante e armonica.<\/p>\n<p>Da noi \u00e8 stato pubblicato nel 1996 da <strong>Fazi<\/strong>. E da allora il titolo ha avuto alcune ristampe. L\u2019ultima edizione \u00e8 di poche settimane fa e sfrutta ancora l\u2019ottima traduzione di <strong>Simone Caltabellotta<\/strong> e la prefazione di <strong>Antonella Anedda<\/strong>. Quest\u2019ultima, a proposito di <em>Villette<\/em>, parla di una \u201cluce etica\u201d che fa di questo romanzo \u00a0non solo un testamento (letterario) ma anche una \u201crivelazione\u201d.<\/p>\n<p>Come assaggio di quanto pu\u00f2 trovare il lettore fornir\u00f2 soltanto un passaggio dove la giovane governante inglese Lucy Snow parla dell\u2019atmosfera religiosa che si respira nella scuola di Villette. \u201c Era uno strano, capriccioso, rumoroso piccolo universo questa scuola: ci si dava molta pena per nascondere le catene sotto i fiori: una sottile essenza di cattolicesimo pervadeva ogni affare, un\u2019ampia indulgenza sensuale (per cos\u00ec dire) era concessa come contrappeso al geloso freno spirituale. Ogni animo veniva coltivato nella schiavit\u00f9, ma, per impedire che il pensiero si soffermasse su questo, si afferrava, sfruttandolo al massimo, ogni pretesto per concedere una ricreazione fisica. Qui, come altrove, la Chiesa lottava per fare crescere i propri figli robusti nel corpo e deboli nell\u2019anima; grassi, coloriti, sani, gioiosi, ma ignoranti, incapaci di pensare e d\u2019interrogare. <em>Mangiate, bevete e vivete!,<\/em> essa dice. <em>Badate ai vostri corpi; ma lasciate le anime a me. Io ho in mano la loro cura, guido io il loro corso: garantisco io per il loro destino finale<\/em>. Un discorso in cui ogni vero cattolico si considera in profitto\u201d.<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 abbastanza, credo, per dimostrare la sapienza letteraria e la profondit\u00e0 dello sguardo della Br\u00f6nte. Buona lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Parafrasando Severino Boezio, si potrebbe scrivere un bel manuale sulla letteratura come consolazione. E in questo libro troverebbe sicuramente un posto di primo piano Charlotte Br\u00f6nte. Non solo per cosa hanno rappresentato i suoi romanzi, ma per l\u2019opinione che questa scrittrice (morta prematuramente a 39 anni nel 1855) professava circa la letteratura. Come consolazione e come gioco, visto che la sua carriera di scrittrice \u00e8 iniziata per vincere la noia \u2013 insieme con le sorelle e il fratello \u2013 di giornate interminabili in una casa immersa nella brughiera del Lancashire, dove il padre (un pastore protestante) era titolare di una [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/11\/28\/ecco-il-romanzo-rivelazione-di-charlotte-bronte\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35979],"tags":[38995,38991,38996,38992,38997,38998,38994,38993],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/266"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=266"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/266\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":269,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/266\/revisions\/269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=266"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=266"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}