{"id":275,"date":"2013-12-08T08:30:20","date_gmt":"2013-12-08T07:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=275"},"modified":"2013-12-08T14:51:23","modified_gmt":"2013-12-08T13:51:23","slug":"la-ricetta-della-felicita-secondo-zweig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/12\/08\/la-ricetta-della-felicita-secondo-zweig\/","title":{"rendered":"La ricetta della felicit\u00e0 secondo Zweig"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQuando il vecchio Burgtheater, nel quale avevano echeggiato per la prima volta le note delle <em>Nozze di Figaro<\/em>, venne demolito, tutta la societ\u00e0 viennese si radun\u00f2 con solenne commozione tra quelle mura come a un funerale, e appena calato il sipario tutti si lanciarono sulla scena per portarsi a casa quale reliquia almeno una scheggia delle tavole su cui avevano agito i diletti artisti, cos\u00ec che innumerevoli case borghesi ancor dopo decenni serbavano quei frammenti di legno in una preziosa cassetta, come nelle chiese, si conservano le schegge del Crocifisso\u201d.<\/p>\n<p>A raccontare la fine del vecchio Burgtheater \u00e8 <strong>Stefan Zweig<\/strong> in quello che forse \u00e8 possibile considerare il suo libro migliore: <em>Il mondo di ieri<\/em> (Mondadori). Zweig sta parlando del celebre teatro di Vienna. E soprattutto sta raccontando il tramonto di un\u2019epoca. Un\u2019epoca felice, diremmo noi leggendo queste poche righe. Perch\u00e9 era un tempo (e un luogo) dove l\u2019intera comunit\u00e0 partecipava con entusiasmo della vita culturale, rimanendone profondamente influenzata. D\u2019altronde l\u2019epoca che prende vita nella pagine di questo libro non \u00e8 un\u2019epoca qualsiasi. Bens\u00ec si tratta di quello che viene considerato l\u2019ultimo scorcio dell\u2019era moderna in cui \u00e8 stato possibile guardare al futuro con sereno (ma ben temperato) ottimismo. Appunto il \u201cmondo di ieri\u201d, quello in buona sostanza cancellato da due guerre mondiali e da una crisi economica devastante.<\/p>\n<p>Zweig, scrittore e drammaturgo austriaco attivo appunto nella prima met\u00e0 del Novecento, \u00e8 riuscito con una sapienza davvero ineguagliabile a raccontare e descrivere non semplicemente un\u2019epoca ma il passaggio da un\u2019epoca all\u2019altra. Gli ingredienti di questo capolavoro sono semplici (anche se il mix \u00e8 pi\u00f9 unico che raro). C\u2019\u00e8 un autore che vanta una cultura enciclopedica, nutrita anche di una vasta conoscenza dei luoghi e degli uomini, visto che Zweig ha girato in lungo e in largo l\u2019Europa prima di riparare in Sudamerica allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale; c\u2019\u00e8 un\u2019ardente passione per la libert\u00e0; c\u2019\u00e8 uno spirito di osservazione molto acuto; e soprattutto c\u2019\u00e8 un\u2019autonomia di giudizio davvero lodevole.<\/p>\n<p>Alle soglie dei sessant\u2019anni, quando ormai lontano da casa viene raggiunto da notizie drammatiche e sconfortanti provenienti dall\u2019Europa in fiamme, Zweig prova a ricreare il suo\u201dvecchio mondo\u201d a uso e consumo di chi verr\u00e0. Un modo insomma per rendere un servizio ai posteri. \u00a0E per sperimentare un giusto rapporto con il tempo, celebrando lo \u201cieri\u201d per stigmatizzare i demoni del \u201cpresente\u201d. \u00a0D\u2019altronde l\u2019autore della <em>Novella degli scacchi<\/em> \u00e8 stato (come tutti gli umanisti che si rispettino) un attento lettore di <strong>Shakespeare<\/strong>. E proprio citando il Bardo amava ripetere: \u201cAndiamo incontro al tempo come esso ci cerca\u201d. Non si rifugiava insomma nella cultura per evitare di \u201ccontaminarsi\u201d con una modernit\u00e0 alienante e disumana. Piuttosto sfruttava gli strumenti che la cultura gli metteva a disposizione per capire in anticipo fenomeni che ai pi\u00f9 risultavano soltanto mode passeggere e fenomeni di costume temporanei.<\/p>\n<p>Una lettura del genere oggi potrebbe servire soprattutto a coloro che non fanno che lamentarsi di quanto velocemente mutino i tempi. Di quanto la tecnologia e i riti collettivi sembrino allontanarci da un ideale umanistico, ormai coperto dalla polvere del tempo e della dimenticanza. Soltanto vent\u2019anni fa, solo per fare un esempio, si usavano ancora i citofoni e si viveva serenamente senza telefonini. E oggi invece non sappiamo vivere senza l\u2019ultima generazione di <em>smartphone<\/em>. Sembra che il disagio sia la cifra di chi ha vaga sapienza del sapore della vita <em>d\u2019antan<\/em>. Il disagio di non riuscire a non adeguarsi ai ritmi e alle trappole della modernit\u00e0. \u00a0Zweig, dal canto suo, avrebbe potuto rimpiangere molte cose che le due guerre mondiali gli avevano brutalmente sottratto, eppure non si perdeva d\u2019animo. Mantenendo sempre il controllo di s\u00e9 e una visione lucida del presente. Tanto lucido da anticipare in tempi non sospetti alcuni nodi della civilt\u00e0 dell\u2019immagine che ha potuto soltanto prefigurare, non certo osservare. Ecco cosa pensa \u2013 ad esempio \u2013 dell\u2019immagine che di s\u00e9 ha uno scrittore e l\u2019atteggiamento che, invero, dovrebbe avere. \u201cFin da ragazzo non riuscivo a comprendere gli scrittori e gli artisti della vecchia generazione che volevano farsi distinguere gi\u00e0 per l\u2019aspetto, mediante giacche di velluto e chiome spioventi o ciuffi vistosi sulla fronte, come per esempio i miei venerati amici <strong>Arthur Schnitzler<\/strong> e <strong>Hermann Bahr<\/strong>, o con baffi bizzarri o abiti inconsueti. Sono convinto che, diventando conosciuto l\u2019aspetto fisico di un uomo, questi \u00e8 inconsciamente indotto, secondo la parola di <strong>Werfel<\/strong>, a vivere quale <em>uomo specchio<\/em> del proprio io, ad assumere cio\u00e8 un certo stile in ogni gesto, perdendo cos\u00ec di solito, con la trasformazione del contegno esteriore, un poco della cordialit\u00e0, della libert\u00e0 e della serenit\u00e0 della propria indole. Se potessi ricominciare oggi da capo, cercherei di godere, assommandoli,questi due stati felici, il successo letterario e l\u2019anonimato della persona; pubblicherei cio\u00e8 le mie opere sotto un altro nome inventato: se la vita \u00e8 gi\u00e0 in s\u00e9 piena di attrattive e di sorprese, quanto pi\u00f9 lo sarebbe una doppia esistenza\u201d. Alcuni scrittori di qualche generazione successiva lo hanno preso alla lettera. Tra essi val la pena di ricordare <strong>Thomas Pynchon<\/strong> e <strong>Jerome David Salinger<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cQuando il vecchio Burgtheater, nel quale avevano echeggiato per la prima volta le note delle Nozze di Figaro, venne demolito, tutta la societ\u00e0 viennese si radun\u00f2 con solenne commozione tra quelle mura come a un funerale, e appena calato il sipario tutti si lanciarono sulla scena per portarsi a casa quale reliquia almeno una scheggia delle tavole su cui avevano agito i diletti artisti, cos\u00ec che innumerevoli case borghesi ancor dopo decenni serbavano quei frammenti di legno in una preziosa cassetta, come nelle chiese, si conservano le schegge del Crocifisso\u201d. 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