{"id":294,"date":"2014-01-04T08:02:59","date_gmt":"2014-01-04T07:02:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=294"},"modified":"2014-01-04T12:53:02","modified_gmt":"2014-01-04T11:53:02","slug":"i-nipotini-di-gadda-ingegneri-bellicosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/01\/04\/i-nipotini-di-gadda-ingegneri-bellicosi\/","title":{"rendered":"I nipotini di Gadda? Ingegneri bellicosi"},"content":{"rendered":"<p>In fondo cosa chiediamo ai libri? Di offrirci una luce inedita sulle cose. E sulla realt\u00e0 in cui ci troviamo a vivere. E il classico \u00e8 quel libro che non smette di brillare. Lo si pu\u00f2 prendere e agitare in ogni direzione: riuscir\u00e0 sempre a far luce su lati o angoli fino a quel momento oscuri.<br \/>\nQuindi abbiamo sempre bisogno dei classici, perch\u00e9 a differenze delle novit\u00e0, hanno una luce ben sperimentata. Prodotta da un\u2019energia inesauribile. Il fascio di luce perenne illuminer\u00e0 sempre e quindi render\u00e0 comprensibili tutti quei grovigli, angoli e situazioni che di volta in volta cadono nell\u2019oscurit\u00e0.<br \/>\nUn libro che con ogni probabilit\u00e0 finir\u00e0 per essere un classico (o quanto meno un titolo di catalogo, sempre buono a ogni rilettura) \u00e8 <em>La vita in tempo di pace <\/em>(Ponte alle Grazie). Lo ha scritto un quasi esordiente <strong>Francesco Pecoraro<\/strong> che, all\u2019et\u00e0 in cui tutti solitamente vanno in pensione e mettono i remi in barca, \u00e8 riuscito nell\u2019impresa di offrire al pubblico sempre pi\u00f9 sfibrato della narrativa italiana un\u2019opera di forte impatto emotivo, di sicura presa e di alto valore letterario. Un romanzo sul quale vale la pena soffermarsi.<br \/>\nRacconta la vita di Ivo Brandani, ingegnere nato nel &#8217;45, a guerra appena finita. La sua esistenza, per\u00f2, \u00e8 improntata a un conflitto perenne. con la realt\u00e0, con il mondo interiore, con l&#8217;inesperienza, con i sogni e con gli incubi. Come ha scritto <strong>Gabriele Pedull\u00e0<\/strong>, &#8220;\u00e8 l&#8217;irritazione il principale motore della scrittura di Pecoraro. Ma c&#8217;\u00e8 un momento in cui intolleranza e capacit\u00e0 di osservazione convergono e riescono a gettare una luce completamente nuova sullo stato dell&#8217;umanit\u00e0 all&#8217;alba del XXI secolo&#8221;. Forse \u00e8 esagerato parlare di &#8220;umanit\u00e0&#8221;, vero \u00e8 che le avventure dell&#8217;ingegner Brandani corrono in sincrono con l&#8217;evoluzione e dissoluzione del nostro Paese. E il suo destino finale assurge a simbolo dei rischi che corriamo come comunit\u00e0 e come Paese.\u00a0<br \/>\nIl disincanto, infatti, \u00e8 l&#8217;altra faccia di questo rodimento interiore che consuma Brandani e con lui tutti coloro che riescono ad osservare il nostro declino senza essere acciecati da luoghi comuni e ideologie dominanti.<br \/>\nL&#8217;ambizione prima del giovane Brandani era di darsi alla filosofia. Elevarsi con il meglio del pensiero occidentale, farlo proprio e migliorarlo. Poi, per\u00f2, viene folgorato dalla visione di un ponte sul Firth of Forth a pochi chilometri da Edimburgo. Una costruzione magnifica, un ponte ferroviario tirato su in piena et\u00e0 vittoriana e ancora perfettamente utile e ben inserito nel paesaggio scozzese. E l\u00ec immagina il suo futuro farsi carne di un&#8217;ambizione grandiosa: essere pontifex. Cio\u00e8 costruttore di ponti, come i primi sacerdoti romani. Che collegavano il sacro alla vita di tutti i giorni attraverso l&#8217;ideazione di riti e la creazione di simboli. Il giovane Brandani guarda il Forth Bridge e rimane ammirato. Unire le due sponde, creare un nuovo paesaggio. Ideare nuove vie, far nascere nuove civilt\u00e0. Cosa c&#8217;\u00e8 di meglio?<br \/>\nPoi scoprir\u00e0, col tempo, che anche i costruttori di ponti, devono avere a che fare con la corruzione, con la burocrazia, con le piccolezze e meschinit\u00e0 delle economie assistite. Fino a che l&#8217;alba di un nuovo millennio non lo porta addirittura a progettare paesaggi succedanei, da costruire e inserire al posto di quelli prodotti in millenni di paziente lavoro dalla Natura stessa e dall&#8217;uomo logorati in pochi lustri.\u00a0<br \/>\nUn romanzo in cui si racconta l&#8217;Italia con occhio sagace e sensibile che sa offrire uno sguardo inedito sul nostro mondo. Valga a mo&#8217; di esempio la sintesi perfetta della romanit\u00e0 nelle opere del <strong>Bernini<\/strong>. &#8220;Scultore stupefacente in senso letterale, cio\u00e8 produttore di inarrivabile stupefazione, ma incapace di esprime un qualsiasi sentimento religioso da potersi dire autentico, cio\u00e8 vero e sentito, Bernini s&#8217;era dedicato a supremi gruppi mitologici, a tombe monumentali, ritratti magnifici di uomini potenti. Man mano che Padre gli mostrava quelle opere, Ivo vi percepiva sempre pi\u00f9 forte lo spirito della Citt\u00e0 di Dio: nessuna disperazione della forma, nessun vero tormento, ma anche nulla che potesse giungergli nel semplice formato di una bellezza serena, equilibrata. Sempre invece quella volont\u00e0 di stupire con la deformazione, quel velo fatto di inimitabile furbizia tecnica a nascondere un vuoto, una mancanza profonda di adulta e consapevole seriet\u00e0&#8221;.<br \/>\nLa parabola di Brandani \u00e8 paradigmatica. E vive sullo sfondo di una Storia, la nostra, di cui difficilmente ci si pu\u00f2 inorgoglire. Dove peraltro, come impara a sue spese il protagonista, &#8220;mai pensare che in un mondo di pace, chi si sente un non-combattente non sia lo stesso chiamato a combattere&#8221;. Dietro le sovrastrutture e i pensieri dominanti, siamo ancora chiamati a lottare per sopravvivere, per innamorarci, per godere dei beni e delle ricchezze, per non soccombere nella povert\u00e0 materiale e spirituale e nell&#8217;aridit\u00e0 della noia.<br \/>\nCi voleva un ingegnere, un aspirante pontifex insomma, per rinverdire il filone gaddiano della narrativa nostrana. Senza quei fuochi d&#8217;artificio lessicali, quel virtuosismo stilistico tanto caro al Bernini, ma con intelligente pragmatismo. E con un rancore e una intolleranza altrettanto vigorosi.<br \/>\n<em>La via in tempo di pace<\/em> \u00e8 tra i migliori romanzi del 2013. Consigliabile, quindi, iniziare il nuovo anno con un libro che riserver\u00e0 soltanto buone sorprese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In fondo cosa chiediamo ai libri? Di offrirci una luce inedita sulle cose. E sulla realt\u00e0 in cui ci troviamo a vivere. E il classico \u00e8 quel libro che non smette di brillare. Lo si pu\u00f2 prendere e agitare in ogni direzione: riuscir\u00e0 sempre a far luce su lati o angoli fino a quel momento oscuri. Quindi abbiamo sempre bisogno dei classici, perch\u00e9 a differenze delle novit\u00e0, hanno una luce ben sperimentata. Prodotta da un\u2019energia inesauribile. Il fascio di luce perenne illuminer\u00e0 sempre e quindi render\u00e0 comprensibili tutti quei grovigli, angoli e situazioni che di volta in volta cadono nell\u2019oscurit\u00e0. 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