{"id":323,"date":"2014-01-30T08:30:05","date_gmt":"2014-01-30T07:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=323"},"modified":"2014-01-30T09:12:05","modified_gmt":"2014-01-30T08:12:05","slug":"cinquantanni-dopo-bianciardi-e-ancora-vita-molto-agra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/01\/30\/cinquantanni-dopo-bianciardi-e-ancora-vita-molto-agra\/","title":{"rendered":"Cinquant&#8217;anni dopo Bianciardi,  \u00e8 ancora vita molto agra"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa chiamano nebbia, se la coccolano, te la mostrano, se ne gloriano come di un prodotto locale. E prodotto locale \u00e8. Solo non \u00e8 nebbia [\u2026] E\u2019 semmai una fumigazione rabbiosa, una flatulenza di uomini, di motori, di camini, \u00e8 sudore, \u00e8 puzzo di piedi, polverone sollevato dal taccheggiare delle segretarie, delle puttane, dei rappresentanti, dei grafici, dei PRM, delle stenodattilo, \u00e8 fiato di denti guasti, di stomachi ulcerati, di budella intasate, di sfinteri stitici, \u00e8 fetore di ascelle deodorate, di sorche sfitte, di bischeri disoccupati\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 una delle pi\u00f9 vivaci descrizioni della citt\u00e0 di <strong>Milano<\/strong> nel momento del suo maggior splendore. Quando la citt\u00e0 (primi anni Sessanta) cresceva con ottimismo ed entusiasmo. Quando l\u2019economia tirava e quando anche la cultura sapeva concedersi momenti di vivacit\u00e0 e passione.<\/p>\n<p>A firmare queste parole \u00e8 <strong>Luciano Bianciardi<\/strong>, nel suo romanzo pi\u00f9 famoso: <em>La vita agra<\/em>. Un romanzo che ha subito avuto un enorme successo di pubblico quando usc\u00ec nel 1962, come primo titolo della neonata collana di narrativa \u201cLa scala\u201d di<strong> Rizzoli<\/strong>.<\/p>\n<p>A poco pi\u00f9 di cinquant\u2019anni il romanzo \u00e8 ancora presente nelle nostre librerie. E fa parte a buon diritto di quella categoria di libri che questo blog cerca di difendere e di esaltare: i titoli di catalogo. In questi giorni, per\u00f2, \u00e8 entrato anche nel novero dei \u201cclassici\u201d e questo per merito della figlia dello scrittore morto nel 1971.<strong> Luciana Bianciardi<\/strong> ha deciso di pubblicare con la sua casa editrice <strong>ExCogita<\/strong> una nuova versione del celebre romanzo. Come per ogni classico che si ripsetti, infatti, questa edizione \u00e8 arricchita da un apparato di note a pie\u2019 di pagina che aiutano il lettore di oggi a farsi strada in mezzo alla rete di rimandi e di nomi che fotografano alla perfezione l\u2019atmosfera di quei luoghi e di quell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Se molto (anzi moltissimo) \u00e8 cambiato a <strong>Milano<\/strong> e nel resto d\u2019Italia (nessuno, per dire, si sognerebbe di andare a cercare nella Milano di oggi i campi dove si gioca la pelota), molte delle cose che oggi caratterizzano l\u2019involuzione della nostra societ\u00e0 consumistica erano gi\u00e0 lucidamente viste e commentate da Bianciardi. Prima di altri. E con una verve antisistema e con una lingua destabilizzante che non hanno pari, se non si scomodano persone del calibro di <strong>Pietro Aretino<\/strong>, <strong>Teofilo Folengo<\/strong>, <strong>Carlo Dossi<\/strong> e ovviamente l\u2019ingegner <strong>Gadda<\/strong>.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 meglio entrare un momento dentro il libro e raccontarlo. Hai visto mai che qualche giovane resti incuriosito e corra in libreria dove oltre a questa edizione pu\u00f2 trovare l\u2019antimeridiano <em>Opere complete<\/em> pubblicato da<strong> Isbn<\/strong> e l\u2019edizione tascabile <strong>Feltrinelli<\/strong>. Il protagonista \u00e8 un provinciale che approda nella capitale industriale d\u2019Italia. E\u2019 un intellettuale che a casa ha lasciato moglie e figlio per tentare l\u2019avventura della giovanissima ma gi\u00e0 invasiva industria culturale. Con uno sguardo non corrotto analizza la capitale del boom economico, la vita di citt\u00e0, le alienazioni che appassiscono anche le passioni intellettuali pi\u00f9 vigorose. Il tutto con una forza e un\u2019intelligenza fuori dal comune. <em>La vita agra<\/em> \u00e8 ahinoi di stretta attualit\u00e0, come ha scritto di recente <strong>Gian Paolo Serino<\/strong> perch\u00e9 mette al centro della scena il \u201cprecariato non solo esistenziale della maggior parte dei lavoratori\u201d. Serino poi ricorda l\u2019onest\u00e0 intellettuale di Bianciardi. Cosa davvero rara, e non solo a quei tempi. <strong>Indro Montanelli<\/strong>, un altro toscanaccio schietto e intelligente come l\u2019autore della <em>Vita agra<\/em>, lo aveva scoperto per primo. E sulla scia del successo del romanzo gli offr\u00ec un \u201cposto sicuro\u201d a via Solferino. Posto che Bianciardi rifiut\u00f2 per coerenza ideologica, accontentandosi poi \u2013 per sbarcare il lunario \u2013 di scrivere romanzi pornografici sotto falso nome, di tradurre fino ad uccidersi e di firmare rubriche prezzolate per giornali come <em>Playboy<\/em>, poco affini all\u2019orizzonte dell\u2019<em>intellighentia<\/em> del tempo.<\/p>\n<p>In fin dei conti, Bianciardi, aveva perso la sua battaglia principale. Che non era affatto ideologica. Come ogni intellettuale che tenti di onorare la sua funzione, il Nostro cercava l\u2019Uomo. E come scrittore voleva saggiare la sua e l\u2019altrui umanit\u00e0. Purtroppo le sue ricerche sono risultate inconcludenti. L\u2019Uomo non l\u2019ha trovato ma nei suoi libri si pu\u00f2 ancor oggi respirare un\u2019umanit\u00e0 davvero commovente. \u201cOgni giorno io trascorro in tram almeno un\u2019ora e mezzo. Bene, chi non sa pu\u00f2 forse credere che, viaggiando su quel mezzo pubblico quarantacinque ore ogni mese, in capo all\u2019anno uno debba avere fatto centinaia di conoscenze, decine di amicizie. Per esempio, quelli che per ragioni di lavoro prendono ogni giorno l\u2019accelerato fra Follonica e il paese mio, li vedrete salutare dal finestrino casellanti e capistazione, preoccuparsi se a Giuncarico non sale, come ogni mattina, il Marraccini, e poi domandare perch\u00e9 e come sta ai conoscenti. Il conduttore nemmeno chiede pi\u00f9 il biglietto, caso mai si ferma un momento, ti si siede accanto, accetta una sigaretta, s\u2019informa se andrai anche tu a ballare a Braccagni, il sabato [\u2026] Qui no. Ogni mattina la gita in tram \u00e8 un viaggio in compagnia di estranei che non si parlano, anzi di nemici che si odiano\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cLa chiamano nebbia, se la coccolano, te la mostrano, se ne gloriano come di un prodotto locale. 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