{"id":356,"date":"2014-02-25T16:19:43","date_gmt":"2014-02-25T15:19:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=356"},"modified":"2014-02-25T20:34:29","modified_gmt":"2014-02-25T19:34:29","slug":"la-musa-di-man-ray-che-strego-anche-truffaut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/02\/25\/la-musa-di-man-ray-che-strego-anche-truffaut\/","title":{"rendered":"La musa di Man Ray che streg\u00f2 anche Truffaut"},"content":{"rendered":"<p>Il colore delle pareti della camera da letto, quando ormai le era impossibile muoversi, era praticamente invisibile. Le tele di tanti amici e artisti famosi coprivano tutti gli spazi. Sul comodino solo un telefono, che lei ormai afona continuava a usare con ostinazione per far sentire almeno al sua presenza muta agli amici e parenti dall\u2019altra parte del filo. E nel cassetto una poesia (autografa) a lei dedicata. La scrisse <strong>Rainer Maria<\/strong><strong> Rilke<\/strong> quando condivideva lo stesso destino di deracin\u00e9 nella Parigi degli anni Venti. Quella che nei versi \u00e8 definita come \u00abun geranio che sboccia\/ nella dolce sera piovosa\u00bb \u00e8 <strong>Helen Grund<\/strong> (1886-1982), pi\u00f9 nota come <strong>Helen Hessel<\/strong> dal nome del primo marito, lo scrittore berlinese <strong>Franz Hessel<\/strong>.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stata donna, nel \u00absecolo breve\u00bb, che \u00e8 riuscita a catalizzare come lei l\u2019attenzione di intellettuali e artisti. Pur non rinunciando mai al ruolo di moglie e di madre, \u00e8 riuscita a vivere da protagonista il delicato passaggio tra le due guerre nella citt\u00e0 intellettualmente pi\u00f9 vivace all\u2019epoca: Parigi. Non ci ha lasciato opere indimenticabili (era pittrice, giornalista di moda e scrittrice), a parte la traduzione in tedesco della <em>Lolita <\/em>\u00a0di <strong>Vladimir Nabokov<\/strong>, eppure vivr\u00e0 in eterno. Grazie al fascino con il quale ha saputo stregare prima di tutto uno scrittore, <strong>Henri Pierre Roche<\/strong>, che l\u2019ha resa immortale come vertice del pi\u00f9 celebre triangolo amoroso della letteratura. Dietro i grandi occhi azzurri e il casco biondo di Helen si cela infatti la Catherine del romanzo <em>Jules et Jim<\/em>. Non un gran libro, ma un romanzo fortunato, visto che qualche anno dopo la sua pubblicazione (1953) finisce nelle mani di <strong>Francois Truffaut<\/strong>. Il regista rimane stregato dal racconto. Con Roche condivide la stessa venerazione per l\u2019universo femminile. Finisce cos\u00ec per documentarsi. Legge tutto. Dalle altre pubblicazione dello scrittore, fino ai diari e alle lettere inedite che Henri Pierre e Helen si sono scambiati nel corso di una vita intera. Un film su un triangolo amoroso, per\u00f2, \u00e8 difficile da far digerire ai produttori (ancorch\u00e9 parigini). Ed \u00e8 <strong>Jeanne Moreau<\/strong> all\u2019epoca musa di Truffaut a sborsare di tasca sua i soldi per il film.La stessa Moreau che prester\u00e0 il volto e la voce a Helen-Cathy.<\/p>\n<p>La genesi del film, e prima ancora la genesi del romanzo sono al centro del libro <em>Helen Hessel. La donna che am\u00f2 Jules e Jim <\/em>di <strong>Francoise Peteuil\u00a0<\/strong>che esce ora in Italia per i tipi di Baldini &amp; Castaldi. La studiosa francese ha buon gioco di offrire al lettore una biografia avvincente e raffinata dal momento che i protagonisti di questa storia si muovono nella cornice pi\u00f9 emozionante possibile. C\u2019\u00e8 la Berlino degli anni Trenta. La Parigi dei surrealisti e dei cubisti. Ci sono le avanguardie letterarie. Ci sono gli esuli di mezzo mondo che si ritrovano nella Ville Lumi\u00e8re per dare un senso artistico alla propria vita. Helen aspirante pittrice arriva a Parigi dove conosce Rilke, <strong>Erich Klossowski<\/strong> (nume tutelare dell\u2019arte figurativa parigina nonch\u00e9 padre di <strong>Pierre Klossowski<\/strong> e di <strong>Balthus<\/strong>), <strong>Costantin Brancusi<\/strong>, <strong>Max Ernst<\/strong>, la fotografa <strong>Giselle Freund<\/strong>, <strong>Marcel Duchamp<\/strong> e <strong>Man Ray<\/strong>. Molti di loro frequentano il Dome ed \u00e8 proprio nel celebre locale di Boulevard Montparnasse che incontra Roche e il suo amico, l\u2019erudito berlinese di origine ebraica Franz Hessel. \u00c8 il 1912. E di questo <em>coup de foudre \u00e0 trois<\/em> ci sono tracce non solo nei romanzi di Roche ma anche in quelli dello scrittore berlinese (per esempio in <em>Romanza parigina<\/em>, da noi pubblicato da Adelphi) e nel Journal della stessa Helen.<\/p>\n<div class=\"mceTemp\">\n<p>La Peteuil ricostruisce la dinamica di questa relazione per evidenziare non soltanto la portata \u00abrivoluzionaria\u00bb dei costumi di questi tre \u00abattori\u00bb ma anche l\u2019indipendenza e la libert\u00e0 intellettuale di Helen &#8211; davvero rara all\u2019epoca &#8211; al cui confronto il <em>Secondo sesso <\/em>\u00a0di <strong>Simone de Beauvoir<\/strong> rappresenta un miope visione ideologica del femminismo. Anche le sue intuizioni politiche meriterebbero adeguati riconoscimenti. Helen Hessel fu tra i primi a rendersi conto della portata nefasta del nazismo. Lanci\u00f2 anche un appello alle donne tedesche. Le donne erano l\u2019unica, anzi l\u2019ultima arma contro la violenza della guerra. Lo scrisse ne 1939 insieme con <strong>Aldous Huxley<\/strong> forte dell\u2019esempio di <strong>Florence Nightingale<\/strong> che cre\u00f2la Croce Rossa praticamente dal niente e in mezzo all\u2019indifferenza generale. Purtroppo Helen non ebbe la stessa fortuna.<\/p>\n<p>Nei campi di concentramento, poi, perse molti amici e parenti e il suo pi\u00f9 grande rimpianto \u00e8 di non essere riuscita a salvare l\u2019amico <strong>Walter Benjamin<\/strong> che fino a pochi giorni prima della morte (1940) era rinchiuso nello stesso campo di prigionia del marito Franz e del figlio <strong>Stephan<\/strong> (divenuto celebre anche da noi per il pamphlet <em>Indignatevi!<\/em>).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il colore delle pareti della camera da letto, quando ormai le era impossibile muoversi, era praticamente invisibile. Le tele di tanti amici e artisti famosi coprivano tutti gli spazi. 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