{"id":455,"date":"2014-06-22T08:09:36","date_gmt":"2014-06-22T06:09:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=455"},"modified":"2014-06-23T20:46:17","modified_gmt":"2014-06-23T18:46:17","slug":"magari-flaubert-fosse-vietato-ai-minori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/06\/22\/magari-flaubert-fosse-vietato-ai-minori\/","title":{"rendered":"Magari Flaubert fosse vietato ai minori!"},"content":{"rendered":"<p>Viste le recenti polemiche sulla \u201clettura felice\u201d, forse \u00e8 meglio tornare a porre l\u2019attenzione su un capolavoro riconosciuto qual \u00e8 appunto <em>Madame Bovary<\/em> di <strong>Gustave Flaubert<\/strong> (1821-1880). Per chi non lo possiede, e ha voglia di leggerlo, gli scaffali delle librerie sono pieni di ottime edizioni. Tra le tante segnalo la versione integrale, nella traduzione di <strong>Ottavio Cecchi<\/strong>, pubblicata proprio quest\u2019anno da <strong>Newton &amp; Compton<\/strong>. E in alternativa, sempre per i tipi della casa editrice romana, il Flaubert \u201ceconomico\u201ddella collana <em>Mammut<\/em>, che contiene oltre al primo grande romanzo dello scrittore francese (uscito in Francia nel 1856) anche gli altri titoli necessari per una comprensione esaustiva della sua poetica e della sua fama letteraria (da <em>L\u2019educazione sentimentale<\/em> a <em>Bouvard et Pecuchet<\/em>). Perch\u00e9 riportare l\u2019attenzione su Flaubert? Semplicemente per tornare a parlare del bovarismo che nell\u2019ultimo post di questo blog \u00e8 stato mal compreso. Il faticoso, e a tratti ridicolo, matrimonio tra Charles Bovary e la \u201cromantica\u201d Emma, \u00e8 uno spaccato perfetto non soltanto di quella che evidentemente era la vita di provincia della Francia di met\u00e0 Ottocento ma anche delle insidie che si celano dietro un\u2019arrendevole passione per le romanticherie e le costruzioni fantastiche della nostra mente. Il giovane Flaubert gi\u00e0 nel suo primo (e insuperato, per molti aspetti) romanzo sfrutta con una genialit\u00e0 che non ha pari una semplice storia di corna e di banali invidie sociali per costruire il manifesto del lettore critico. E\u2019 infatti per questa sua corrosiva ironia, con la quale fa strame di gran parte del pubblico dei feuilleton, che oggi possiamo ancora leggere, e con gusto pieno, questo romanzo. Certo, \u00e8 scritto divinamente: grandi raffinatezze stilistiche, perfetta padronanza del mezzo romanzesco e profondit\u00e0 psicologica elargita con maestria. I lettori di oggi, per\u00f2 (che certo non sono pi\u00f9 smaliziati di quelli di ieri, ma al massimo pi\u00f9 distratti), possono goderselo pienamente soltanto se lo prendono per quello che ancora \u00e8: un manifesto contro la credulit\u00e0 e contro appunto il bovarismo, che potrebbe essere sintetizzato come quella malattia che ci annebbia la vista, ci ingrossa il cuore, e ci fa credere che tutto pu\u00f2 accadere, soprattutto quello che noi pi\u00f9 agogniamo e desideriamo, basta che il desiderio sia profondo e \u201cautentico\u201d, senza ovviamente pensare per un solo attimo che una cosa, per essere conquistata, sarebbe il caso di andarsela a prendere e magari faticare pure su quel tragitto a volte lungo e mortificante.<\/p>\n<p>Il lettore felice (quello che abbiamo citato nel post precedente) sar\u00e0 ancora pi\u00f9 felice quando si immerger\u00e0 nelle pagine di questo capolavoro della letteratura francese, purch\u00e9 lo faccia con la consapevolezza che lo stesso romanzo \u00e8 un antidoto a non prendere troppo sul serio quella sospensione di incredulit\u00e0 che in tutte le forme fabulatorie di intrattenimento (dall\u2019opera al teatro, dal cinema al romanzo) ci viene richiesta come condizione preliminare essenziale. Il rischio, ammonisce Flaubert, \u00e8 di finire come la povera Emma. Tanto le stava stretta la sua vita che se ne \u00e8 letteralmente \u201cinventata\u201d una fatta di romanticherie e fughe dalla pi\u00f9 tetra (e prosaica) realt\u00e0.<\/p>\n<p>Basta leggere una delle tante descrizioni che lo stesso Flaubert offre della sua sfortunata eroina: \u201cAveva bisogno di trarre una specie di profitto personale dalle cose, perci\u00f2 respingeva come inutile tutto quello che non contribuiva a saziare immediatamente il suo cuore. Aveva un temperamento pi\u00f9 sentimentale che artistico e perci\u00f2 cercava emozioni, non paesaggi\u201d. \u00a0Non bisogna, insomma, cedere alle svenevoli fughe verso i mondi della fantasia letteraria, se non sappiamo, avverte il giovanissimo autore, ricordarci che la felicit\u00e0 delle cose reali si conquista a caro prezzo. Almeno al prezzo di un sacrificio altrettanto reale e materiale. E che le altre persone (come i personaggi di Leon Dupuis e Rodolphe Boulanger) non sono proiezioni dei nostri desideri, ma coacervi perfettamente autonomi e indipendenti di volont\u00e0 e desideri difficilmente riducibili a etichette.<\/p>\n<p>La cosa che, per\u00f2, render\u00e0 la lettura di questo capolavoro pienamente godibile \u00e8 sapere che Flaubert non si era certo messo su un piedistallo per giudicare con sufficienza le persone di buon cuore. Al contrario aveva detto che buona parte di questa forma blanda di dissociazione che si era diffusa come una sorta di pandemia tra le lettrici di feuilleton era provocata dalle pose e dalle leggerezze proprie della sua categoria. Tanto che rest\u00f2 celebre la frase con la quale chiuse la sua stessa arringa difensiva nel processo che lo vedeva imputato di oscenit\u00e0: \u201c<em>Madame Bovary c\u2019est moi<\/em>\u201d! Solo noi che siamo stati avidi lettori, disponibili ad accettare tutto pur di viaggiare nella fantasia e di atterrare incolumi nel mondo della finzione letteraria possiamo capire chi era davvero la signora Emma. A differenza della suicida protagonista di Flaubert noi per\u00f2 dobbiamo godere con intelligenza del frutto del lavoro degli scrittori. E non cadere nel ridicolo del quale spesso siamo i primi a ridere se riguarda gli altri.<\/p>\n<p>Insomma forse la lettura di questo romanzo dovrebbe essere vietata ai minori, cio\u00e8 a quei lettori che ancora non sono entrati nell&#8217;et\u00e0 adulta della consapevolezza di quanto la letteratura sia un universo delle possibilit\u00e0 non lo specchio dei nostri desideri. Per tutti gli altri, invece, \u00e8 una lettura caldamente consigliata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Viste le recenti polemiche sulla \u201clettura felice\u201d, forse \u00e8 meglio tornare a porre l\u2019attenzione su un capolavoro riconosciuto qual \u00e8 appunto Madame Bovary di Gustave Flaubert (1821-1880). Per chi non lo possiede, e ha voglia di leggerlo, gli scaffali delle librerie sono pieni di ottime edizioni. Tra le tante segnalo la versione integrale, nella traduzione di Ottavio Cecchi, pubblicata proprio quest\u2019anno da Newton &amp; Compton. 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