{"id":500,"date":"2014-08-26T08:00:01","date_gmt":"2014-08-26T06:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=500"},"modified":"2014-08-27T17:11:48","modified_gmt":"2014-08-27T15:11:48","slug":"mishima-meglio-di-wikipedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/08\/26\/mishima-meglio-di-wikipedia\/","title":{"rendered":"Mishima meglio di Wikipedia"},"content":{"rendered":"<p>Anche i gusti letterari seguono \u201cmode\u201d o stagioni. Prendete a esempio la produzione letteraria giapponese. Chi la conosce? Pochi, ovviamente. Anche i nostri editori hanno poco dimestichezza con il grande romanzo del Sol Levante. E i pochi che arrivano, lo fanno proprio sulla cresta di onde (le mode) che presto si appiattiscono a riva.Vent\u2019anni fa, pi\u00f9 o meno, quella letteratura aveva una punta di diamante che anche da noi era riuscita a sfondare il muro dell\u2019indifferenza. Il suo nome alquanto insolito per noi, aiutava pi\u00f9 che altro il cosiddetto <em>market placament<\/em>: <strong>Banana Yoshimoto<\/strong>. Una scrittrice in gamba e soprattutto molto attenta nel descrivere, in maniera sufficientemente didascalica anche per noi occidentali, come stesse cambiando il mondo giovanile nipponico sul finire degli anni Ottanta. Lei si \u00e8 costruita una fama internazionale mescolando minimalismo a bozzettismo sociale: regalandoci perle di \u201cesotismo tecnologico e consumistico\u201d cui noi ancora non eravamo avvezzi.<\/p>\n<p>Ora, invece, se si entra in una libreria, non si pu\u00f2 fare a meno di incrociare i titoli di <strong>Haruki Murakami<\/strong>. Da quando i primi titoli hanno superato la prova del pubblico, \u00e8 stata una valanga inarrestabile. Sugli scaffali,\u00a0 dove i librari spesso dividono i titoli per editore, \u00e8 facile imbattersi in vere e proprie \u201cisole\u201d composte da una ventina di titoli di Murakami (l\u2019editore in questione \u00e8 <strong>Einaudi<\/strong>).<\/p>\n<p>Questa abbondanza mi inquieta. E cos\u00ec mi sono ritrovato a cercare negli scaffali meno frequentati altri titoli, altri autori. Con la speranza di trovare un altro grande scrittore giapponese. Quel <strong>Yukio Mishima <\/strong>(1925-1970) che per primo ha portato in occidente il vento letterario dell\u2019estremo oriente. E sono stato fortunato. A ben guardare, qualche titolo c\u2019\u00e8 e gli editori ancora credono in questo <em>longseller writer<\/em>. <strong>Feltrinelli<\/strong> ha addirittura ritradotto alcuni dei suoi titoli pi\u00f9 fortunati. <strong>Mondadori<\/strong> ha approntato un Meridiano per i suoi romanzi. <strong>Bompiani<\/strong>, poi, che \u00e8 stato il suo primo editore italiano, continua a ristamparne di tanto in tanto i titoli migliori.<\/p>\n<p>Tra le mani mi \u00e8 finita una copia di <em>Cavalli in fuga <\/em>(Bompiani appunto). Come l\u2019autore, anche il giovane protagonista (siamo nei primi anni Trenta) \u00e8 un cultore delle arti marziali. Come Mishima, questo giovane atleta ha a cuore le sorti della sua patria e ne teme il declino. Teme, soprattutto, che la \u201cdivinit\u00e0\u201d imperiale venga presto circondata da politici \u201cbottegai\u201d e industriali senza scrupoli. Ha paura, questo giovane tutto preso dalla pi\u00f9 alta e raffinata tradizione nipponica, che l\u2019incipiente consumismo dilaghi e che il denaro corrompa gli animi pi\u00f9 di quanto sopportabile, svilendo i corpi e indebolendo lo spirito. Il giovane Isao ha anche un fervente ammiratore nel giudice Honda. Anche lui conservatore nello spirito\u00a0 e nelle idee, ma ligio al suo dovere di \u201cservo\u201d delle istituzioni (\u201cCome il palafreniere odora sempre di stalla, cos\u00ec Honda, all\u2019et\u00e0 di trentotto anni, era impregnato dell\u2019aroma della giustizia legale\u201d). Onore, patria, fedelt\u00e0, tradizione qui non sono solo parole o slogan. In questo, come in molti altri testi di Mishima, divengono paradigmi irrinunciabili. Pi\u00f9 spesso cartine di tornasole per verificare la tenuta sociale e culturale dell\u2019intero Paese, avviato proprio in quegli anni a sottomettersi a una quasi brutale mutazione (da nazione prevalentemente agricola a potenza industriale).<\/p>\n<p>Honda racconta la storia di Isao, ne funge da testimone. Alla fine del romanzo, dopo che il ragazzo ha capeggiato una \u201crivolta\u201d romantica, fanciullesca, ingenua e sfortunata, il giudice diventa coprotagonista, svestendo la toga per difendere il suo \u201cprotetto\u201d in qualit\u00e0 di avvocato. Riuscir\u00e0 a salvarlo dalla prigione grazie al sentimento sempre pi\u00f9 diffuso di ammirazione nei confronti di questa \u201csetta\u201d di iper-tradizionalisti devoti all\u2019imperatore, ma non dal tanto agognato rito del <em>seppuku<\/em>. E qui le cose, almeno per il lettore, iniziano a complicarsi. Il libro fa parte di una tetralogia (<em>Il mare della fertilit\u00e0<\/em>) che si chiude proprio nell\u2019anno della morte dell\u2019autore con la stesura de <em>Lo specchio degli inganni<\/em>. Un\u2019uscita di scena tanto drammatica quanto spettacolare, visto che Mishima cede al suicidio proprio con il rito del <em>seppuku<\/em> (cerimonia che termina proprio con un lungo coltello piantato nel ventre) il 25 novembre del 1970 davanti a centinaia di testimoni (tra cui molti giornalisti). La breve vita di Isao ricalca in qualche modo quella dell\u2019autore. Ecco perch\u00e9 la lettura del testo deve essere attenta e sensibile. Il lungo racconto, per\u00f2, oggi rimane valido soprattutto per la descrizione del Paese non tanto del secondo dopoguerra (Mishima aveva in tutti modi manifestato contro la nuova Costituzione del 1947 e contro il Trattato di San Francisco, che disegnava il nuovo ordine mondiale con la nascita dell\u2019Onu), quanto quello degli anni Trenta. Mishima infatti non si limita a descrivere gli effetti del repentino scivolamento verso l\u2019industrializzazione e la speculazione finanziaria, vuole fare emergere quelle debolezze culturali, ideologiche e sociali che proprio di quella decadenza costituiscono i poco considerati prodromi. E in tutto questo la sua visione filosofica e religiosa fa da inutile (ma estremamente poetico) controcanto: \u201cLa divinit\u00e0 &#8211; scrive \u2013 \u00e8 la fonte. Il mondo visibile \u00e8 la sua manifestazione. Chi presiede ai casi umani, chi guida e governa gli uomini deve vedere nella divinit\u00e0 la causa, e nel mondo visibile la conseguenza. Per chiunque sappia associare in armonia causa e conseguenza il mondo intero non sar\u00e0 di alcun peso\u201d.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 pieno di queste perle di saggezza. E non sempre il tono riesce a essere leggero e digeribile. Pi\u00f9 spesso \u00e8 altisonante, quasi enfatico. O drammatico. Arrivare fino all\u2019ultima pagina \u00e8 un percorso pieno di insidie. Anche perch\u00e9 il finale non \u00e8 certo a sorpresa.<\/p>\n<p>Tuttavia sorprende un passaggio, proprio verso il finale. Isao riesce a uccidere (prima del <em>seppuku<\/em>) il tanto odiato industriale\/speculatore Kurahara. Ed \u00e8 il pensiero di questo al momento della morte che rimane vivido nel ricordo del lettore. \u201cFissava Isao con due occhi nei quali si leggeva il terrore di trovarsi, orribilmente solo,\u00a0 a tu per tu con un demente\u201d.<\/p>\n<p>Kurahara \u00e8 il magnate senza scrupoli, quello che fa accordi sotto banco con i politici corrotti. Quello insomma che misura la vita degli altri con il valore del denaro. Eppure al lettore pi\u00f9 smaliziato resta il dubbio. Isao avr\u00e0 davvero avuto gli occhi del demente proprio nel momento in cui la sua stessa parabola volgeva al termine? E fino a che punto il suo autore era distante da questo giudizio? Col senno di poi, sapendo cio\u00e8 come termin\u00f2 la vita di Mishima, sarebbe logico supporre che era distante anni luce. Ma le ragioni della scrittura sono diverse da quelle dell\u2019ideologia. Il testo parla per s\u00e9. Senza chiedere l\u2019aiuto di nessuno. E qui, il finale vagamente ironico, vira bruscamente la tonalit\u00e0 dell\u2019intero (lungo) racconto. Spiazzando il lettore che alla fine \u00a0godr\u00e0 di un dramma umano avvincente e di un davvero ammirevole affresco del Giappone degli anni Trenta, da fare invidia al pi\u00f9 scrupoloso degli storici. Senza per\u00f2 essere certo della posizione dello scrittore circa la \u201csanit\u00e0 mentale\u201d del suo stesso personaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Anche i gusti letterari seguono \u201cmode\u201d o stagioni. Prendete a esempio la produzione letteraria giapponese. Chi la conosce? Pochi, ovviamente. 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