{"id":512,"date":"2014-10-02T16:41:20","date_gmt":"2014-10-02T14:41:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=512"},"modified":"2014-10-02T21:09:20","modified_gmt":"2014-10-02T19:09:20","slug":"il-nuovo-wodehouse-viene-da-bari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/10\/02\/il-nuovo-wodehouse-viene-da-bari\/","title":{"rendered":"Il nuovo Wodehouse \u00e8 nato a Bari"},"content":{"rendered":"<p>Ci sarebbe bisogno di un nuovo <strong>Achille Campanile<\/strong>. Molto bisogno, a dire il vero. La letteratura vive una stagione non proprio di fiacca quanto di crisi esistenziale. Tanto che il modello vincente &#8211; in questo momento &#8211; pare essere l&#8217;<em>autofiction<\/em> (vedi solo per fare un esempio su tutti l&#8217;ultimo vincitore del <strong>Premio Strega<\/strong> <strong>Francesco Piccolo<\/strong>). In un momento simile bisognerebbe tornare almeno a sorridere (se non a ridere di gusto) attraverso le parole. Quindi avremmo tutti bisogno dell&#8217;aiuto di<strong> Ennio Flaiano<\/strong>, del gi\u00e0 citato Campanile oppure di penne professionali ma non tanto ambiziose (o meglio presuntuose) come <strong>Guido da Verona<\/strong>.<\/p>\n<p>Insomma avremmo bisogno di un nuovo Wodehouse &#8220;in salsa italiana&#8221;. \u00a0Il condizionale in questo caso non \u00e8 d&#8217;obbligo, ma superfluo. Infatti un novello Wodehouse ce l&#8217;abbiamo. Si chiama <strong>Francesco<\/strong> di nome e <strong>Muzzopappa<\/strong> di cognome. E&#8217; giovane. E&#8217; meridionale, ma trapiantato a Milano. E fa il lavoro pi\u00f9 trandy del momento: il pubblicitario. Ma soprattutto \u00e8 un bravo scrittore. Che sa confezionare con sapienza, intelligenza e buon gusto delle simpatiche commedie letterarie. Dopo il successo ottenuto con <em>Una posizione scomoda<\/em> (<strong>Fazi<\/strong>, 2012) torna ora in libreria con <em>Affari di famiglia<\/em> (stesso editore).<\/p>\n<p>Una commedia leggera ed elegante che nulla ha da invidiare alla sterminata produzione del gi\u00e0 citato Wodehouse. Dopo le disavventure di uno sceneggiatore di film porno (<em>Una passione scomoda<\/em>), ora Muzzopappa ci fa conoscere la storia di una contessa torinese, del suo figlio inetto, di una zitella diabolica, di una arrampicatrice sociale, di una Torino molto vicina alle atmosfere di <strong>Fruttero<\/strong> e <strong>Lucentini<\/strong> e di una crisi economica che non risparmia nessuno e che mette a dura prova anche l&#8217;etichetta e il bon ton.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che il libro \u00e8 assolutamente consigliabile. Ma non \u00e8 alla recensione del libro che dedichiamo questo post, bens\u00ec a porre l&#8217;attenzione sull&#8217;appendice che Muzzopappa sente la necessit\u00e0 di aggiungere al testo. In tre paginette l&#8217;autore passa in rassegna una sorta di esercito del buonumore: penne raffinate e famose che hanno aiutato il Nostro a formarsi un gusto e a sviluppare il suo personalissimo estro. Muzzopappa \u00e8 anche un cultore raffinato della letteratura inglese e offre al lettore del suo secondo romanzo una sorta di mappa di riferimento. I nomi che contano (con relativi titoli) ci sono tutti (o quasi). Da <strong>Waugh<\/strong> a <strong>Marcello Marchesi<\/strong>, da <strong>Laurence Sterne<\/strong> a <strong>Samuel Beckett<\/strong>. Passando ovviamente per i gi\u00e0 citati Wodehouse, Campanile e Flaiano. La lettura di queste tre paginette \u00e8 illuminante e frustrante a un tempo. Wodehouse non avrebbe avuto bisogno di porre in appendice \u00a0ai suoi straordinari (ma leggerissimi) romanzi un excursus storico-letterario che giustificasse la sua scelta del genere umoristico. Stesso discorso per Chesterton e Waugh. \u00a0Da noi, invece, il genere in questione genera pi\u00f9 di qualche sospetto nei media, nei critici e nei lettori di professione. Un gran peccato. Soprattutto per loro. Non sanno cosa si stanno perdendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sarebbe bisogno di un nuovo Achille Campanile. Molto bisogno, a dire il vero. La letteratura vive una stagione non proprio di fiacca quanto di crisi esistenziale. Tanto che il modello vincente &#8211; in questo momento &#8211; pare essere l&#8217;autofiction (vedi solo per fare un esempio su tutti l&#8217;ultimo vincitore del Premio Strega Francesco Piccolo). In un momento simile bisognerebbe tornare almeno a sorridere (se non a ridere di gusto) attraverso le parole. 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