{"id":551,"date":"2014-11-29T08:30:26","date_gmt":"2014-11-29T07:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=551"},"modified":"2014-11-29T15:40:27","modified_gmt":"2014-11-29T14:40:27","slug":"steinbeck-e-il-paradosso-del-nome-caino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2014\/11\/29\/steinbeck-e-il-paradosso-del-nome-caino\/","title":{"rendered":"Steinbeck e il paradosso di Caino"},"content":{"rendered":"<p>Il grande romanzo americano non \u00e8 un&#8217;araba fenice. C&#8217;\u00e8, c&#8217;\u00e8 stato e, con ogni probabilit\u00e0, ci sar\u00e0 sempre. Perch\u00e9 gli americani hanno la &#8220;frontiera&#8221;, hanno gli spazi sconfinati (per quanto ancora?), hanno la genuina ingenuit\u00e0 della razza giovane, hanno sempre a portata di mano la <strong>Bibbia<\/strong> e maneggiano (quelli delle ultime generazioni) molto meglio degli altri le contraddizioni del progresso e della tecnologia. E poi perch\u00e9 non rinunciano mai a inserire la dolorosa battaglia tra bene e male che si consuma dentro l&#8217;animo umano. Da <em>Moby Dick<\/em> a <em>Underworld<\/em> (<strong>De Lillo<\/strong>), da <em>Tenera \u00e8 la notte<\/em> (<strong>Fitzgerald<\/strong>) alla <em>Lettera scarlatta<\/em> (<strong>Hawthorne<\/strong>), da <em>L&#8217;arcobaleno della gravit\u00e0<\/em> (<strong>Pynchon<\/strong>) a<em> L&#8217;urlo e il furore<\/em> (<strong>Faulkner<\/strong>), sono tanti i titoli che potrebbero riempire lo scaffale de &#8220;grande romanzo americano&#8221;. Chi non trovasse tra essi <em>La valle dell&#8217;Eden,<\/em>\u00a0 che pure ne \u00e8 uno dei prototipi meglio riusciti, pu\u00f2 correre in libreria. Bompiani ha appena dato alle stampe una nuova (e molto accurata) edizione del capolavoro di <strong>John Steinbeck<\/strong>. La traduzione \u00e8 nuova di zecca e porta la firma di <strong>Maria Baiocchi<\/strong> e <strong>Anna Tagliavini<\/strong> (c&#8217;\u00e8 anche una dotta prefazione di <strong>Luigi Sampietro<\/strong>).<\/p>\n<p>Le storie di tre famiglie si intrecciano in un periodo compreso tra la Guerra Civile e la fine della Grande Guerra. E il racconto \u00a0si sposta progressivamente dall&#8217;Irlanda (paese d&#8217;origine di Samuel Hamilton) al Connecticut, per concludersi in una fertile e assolata valle della California. Facendo cos\u00ec il percorso inverso dello stesso Steinbeck che in California \u00e8 nato e cresciuto prima di trasferirsi sulla East Coast (New York).<\/p>\n<p>Questo grande racconto familiare pesca il suo archetipo e quasi la sua sintassi narrativa nella tradizione biblica. <em>East of Eden<\/em> (il titolo originale) fa riferimento a una passo della <em>Genesi<\/em>. Nella prima parte, infatti, due fratelli (Charles e Adam) si trovano nella condizione di contendersi il privilegio dell&#8217;amore paterno. E lo stesso destino si troveranno a vivere i figli di Adam (Aaron e Caleb). Il pi\u00f9 grande personaggio del romanzo \u00e8 comunque femminile. Si tratta di Cathy, la moglie di Adam (e amante di Charles), che abbandona il tetto coniugale per una vita di libert\u00e0 e dissolutezze. La sua algida imperturbabilit\u00e0, il suo cinismo e la sua violenza, la rendono quasi &#8220;inumana&#8221;. Tanto che si sprecano, nel corso del lungo racconto, i riferimenti a personaggi della mitologia ebraica e greca come Lilith e Lamia.<\/p>\n<p>Straordinario, al riguardo, il paragrafo in cui Adam viene costretto dall&#8217;amico Samuel Hamilton e dal domestico cinese Lee a scegliere un nome per i due figli avuti dalla donna (Cathy) che lo ha abbandonato poco dopo averli partoriti. I nomi verranno pescati, ovviamente, dalla tradizione biblica, ma l&#8217;occasione offre a Steinbeck il destro per riflessioni semiserie sul destino di grandi personaggi come <strong>Caino<\/strong> e <strong>Abele<\/strong>. \u00a0Il vecchio Samuel a un certo punto osserva divertito: &#8220;Non \u00e8 strano che Caino sia forse il nome pi\u00f9 famoso al mondo e, a quanto ne so, portato da un solo uomo?&#8221; Lo stesso vecchio contadino irlandese sentenzia subito dopo: &#8220;Due storie ci hanno ossessionato e perseguitato fin dall&#8217;inizio. Le portiamo con noi, come code invisibili: la storia del peccato originale e quella di Caino e Abele&#8221;. \u00a0Il futuro e il passato, l&#8217;amore e l&#8217;odio, la mediocrit\u00e0 e la grandezza, la ricchezza e la povert\u00e0: tutto il racconto si sviluppa attraverso queste dicotomie che non fanno che ripetere e riproporre e rielaborare la storia di Caino e Abele.<\/p>\n<p>A proemio della quarta e ultima parte del romanzo \u00e8 il \u00a0narratore\/autore a spiegare la sua poetica. &#8220;Io credo che nel mondo ci sia una storia sola, fonte di infinita riflessione e meraviglia&#8230; e che si ripete a tutti i \u00a0livelli del sentimento e dell&#8217;intelligenza. \u00a0Vizio e virt\u00f9 sono stati trama e ordito della nostra prima presa di coscienza, e saranno il tessuto dell&#8217;ultima, e questo malgrado tutti i cambiamenti che potremo imporre a campi, fiumi e montagne, all&#8217;economia e a usi e costumi. L&#8217;uomo, dopo che si \u00e8 spazzolato via la polvere e la segatura della vita, resta solo con questa dura, cristallina domanda: era bene o male? Mi sono comportato nel modo giusto o in quello sbagliato?&#8221; Insomma per Steinbeck tutto si pu\u00f2 ridurre a una lotta fratricida e al conseguente interrogativo morale tra bene e male.<\/p>\n<p>Adam e Charles prima, Aaron e Caleb dopo, attraversano il romanzo per compiere il loro destino di riscatto e redenzione, di tribolazione e martirio. Pi\u00f9 di mezzo secolo di storia americana fa poi da sfondo a questo racconto, quasi un controcanto naturale. Per un &#8220;realismo&#8221; assolutamente originale capace di restituirci un affresco affatto universale della natura umana.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 questo il &#8220;grande romanzo americano&#8221;, allora il &#8220;grande romanzo americano&#8221; non esiste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il grande romanzo americano non \u00e8 un&#8217;araba fenice. 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