{"id":572,"date":"2015-01-07T08:00:45","date_gmt":"2015-01-07T07:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=572"},"modified":"2014-12-29T18:04:06","modified_gmt":"2014-12-29T17:04:06","slug":"pirandello-e-il-pirata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/01\/07\/pirandello-e-il-pirata\/","title":{"rendered":"Pirandello e il pirata"},"content":{"rendered":"<p>Su questo blog, qualche tempo fa, abbiamo ricordato che i personaggi \u201cmigliori\u201d dal punto di vista letterario non sono certo i santi o gli eroi. I caratteri pi\u00f9 avvincenti sono quasi sempre quelli che si trovano a loro agio nell\u2019ombra e soprattutto che si muovono al confine tra il bene e il male con un\u2019agilit\u00e0 diabolica. Loro diventano eterni \u2013 spiegano gli esperti \u2013 perch\u00e9 esorcizzano le nostre paure e le nostre debolezze, e perch\u00e9 ci aiutano a renderci immuni dai loro stessi \u201cdifetti\u201d. Un pirata, in questo senso, vale ben pi\u00f9 di un\u2019infermiera o di un missionario. Ne sa qualcosa lo scrittore svedese <strong>Bjorn Larsson<\/strong>, vittima qualche lustro fa di un agguato prettamente pirandelliano. Un personaggio ambiguo come <strong>Long John Silver<\/strong> \u00e8 uscito fuori dall\u2019ergastolo d\u2019orato dell\u2019<em>Isola del Tesoro<\/em> per chiedere un ruolo da protagonista. Non solo. Pare che le sue esigenze fossero affatto esistenziali. Voleva, quel filibustiere con la gamba di legno, una vita piena, qualcosa di pi\u00f9 dell\u2019immortalit\u00e0 letteraria. Non gli bastava, insomma, che generazioni di lettori si appassionassero dei suoi maliziosi sotterfugi ai danni di <strong>Jim Hawkins<\/strong>, del dottor <strong>Livesey<\/strong>, del signor <strong>Trelawney<\/strong> e del capitano <strong>Smollet<\/strong> (tutti figli del genio scozzese di <strong>Robert Louis Stevenson<\/strong>). Long John Silver voleva l\u2019immortalit\u00e0 che solo una vita \u201cnon inutile\u201d riesce a dare. Un\u2019esistenza che alla fine non si perde, come ripete lo stesso Bjorn Larsson, come \u201cuna goccia di rugiada che evapora nel nulla\u201d. Quasi alla fine del romanzo <em>La vera storia del pirata Long John Silver<\/em>, il protagonista indirizza al non pi\u00f9 giovane Jim Hawkins una lettera che accompagna la sua autobiografia. Fatica, quest\u2019ultima spiegata da una semplice volont\u00e0: dimostrare di non essere stato sulla Terra come una semplice \u201ccacatura di mosca\u201d. \u201cVolevo che John Silver \u2013 scrive il pirata parlando di s\u00e9 in terza persona \u2013 non avesse una cattiva reputazione, che non si prendesse per oro colato tutto quello che era stato detto sul suo conto, che avesse l\u2019ultima parola, com\u2019era sua abitudine, o almeno potesse dire la sua, e che la gente sapesse che anche lui era una specie di essere umano, solitario e singolare, con la sua maledetta mania di avere le spalle libere, ma pur sempre un essere umano\u201d. La citazione l\u2019abbiamo presa da pagina 472 della diciannovesima ristampa del volume edito da <strong>Iperborea<\/strong>. La prima volta che questo \u201cromanzo nel romanzo\u201d \u00e8 arrivato nelle librerie italiane era il 1998. Da allora sono state bruciate tantissime edizioni. Segno che stiamo parlando ormai di un long-seller (se non di un classico contemporaneo). Insomma di un libro che pu\u00f2 tranquillamente trovare uno spazio nella libreria da consegnare a chi viene dopo di noi. Ora proviamo a spiegare i motivi del suo successo. Innanzitutto si tratta di un\u2019operazione affatto letteraria. Di quelle sofisticate e intelligenti. Che appassionano soprattutto i lettori pi\u00f9 esigenti. Perch\u00e9, se \u00e8 vero che Long John Silver, chiede a gran voce al <strong>Pirandello<\/strong> svedese una nuova vita e una nuova \u201cpossibilit\u00e0\u201d, \u00e8 anche vero che non perde le sue caratteristiche diaboliche, il suo carattere e soprattutto i suoi cattivi pensieri. Al contrario. Si umanizza perch\u00e9 quegli stessi difetti vengono contestualizzati con intelligenza dal suo autore che non si limita a un lavoro di invenzione, ma inserisce le avventure marinare di Long John Silver, in una cornice precisa e puntuale della vita sulle rotte marinare nella prima met\u00e0 del XVIII secolo, vale a dire nel periodo \u201cmigliore\u201d per la pirateria (e per il commercio di schiavi). Ci ritroviamo, poi, da adulti, a scorrere le pagine di un romanzo per lettori maturi, senza perdere la fascinazione che Stevenson ci regal\u00f2 da ragazzi con la storia del leggendario tesoro del capitano Flint. In pi\u00f9 Larsson ci offre un gioco di specchi e di rimandi letterari degno del miglior <strong>Borges<\/strong>. Non soltanto il suo romanzo prosegue \u2013 in un certo senso \u2013 la storia resa immortale da Stevenson ma lo fa attraverso il pi\u00f9 classico degli espedienti metaletterari con il manoscritto autobiografico di Silver da spedire in Inghilterra affinch\u00e9 renda giustizia della vita \u201cnon inutile\u201d del suo autore, per il quale i giudici di Bristol avevano gi\u00e0 emesso una condanna a morte in contumacia. In pi\u00f9 Larsson si permette, proprio come gi\u00e0 fatto da Stevenson in precedenza, di prendere in giro il grande <strong>Daniel Defoe<\/strong>. E non solo per il suo capolavoro (<em>Robinson Crusoe<\/em>) quanto per l\u2019altrettanto celebre <em>Le avventure del capitano Singleton<\/em> e per il suo saggio <em>Vita di pirati<\/em> (le cui ultime edizioni risalgono al 2002 e 2004 per Mondadori), entrambi pieni di \u201csfondoni\u201d storici e di \u201clicenze\u201d molto romanzesche. Ancor pi\u00f9 romanzesca del romanzo stesso \u00e8, poi, la bibliografia sfruttata da Larsson per confezionare la storia del pirata Long John Silver. Nel suo recente <em>Diario di bordo di uno scrittore<\/em> (uscito quest\u2019anno sempre per Iperborea), Larsson ricorda che alla base delle sue ricerche c\u2019\u00e8 il volume <em>A general history of the pyrates<\/em> a firma di un fantomatico capitano Charles Johnson la cui vera identit\u00e0 non \u00e8 mai stata accertata, anche se molti filologi inglesi reputano possibile che dietro questa firma si celi lo stesso Defoe. Larsson, insomma, \u00e8 partito da due semplici domande: cosa \u00e8 successo prima? e cosa accade dopo? della fascinosa impresa della <strong>Hispaniola<\/strong>, guidata dal capitano Smollet. Lo scrittore svedese voleva a buon diritto dipanare la nebbia che avvolgeva il pirata con una gamba di legno e vedeva tutti i buchi del racconto stevensoniano come autentiche sfide per una mente fantasiosa come la sua. E chiss\u00e0 che in futuro qualcuno parta proprio da qui per regalarci un\u2019altra storia piena di fascino e ricca di emozionanti avventure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Su questo blog, qualche tempo fa, abbiamo ricordato che i personaggi \u201cmigliori\u201d dal punto di vista letterario non sono certo i santi o gli eroi. I caratteri pi\u00f9 avvincenti sono quasi sempre quelli che si trovano a loro agio nell\u2019ombra e soprattutto che si muovono al confine tra il bene e il male con un\u2019agilit\u00e0 diabolica. Loro diventano eterni \u2013 spiegano gli esperti \u2013 perch\u00e9 esorcizzano le nostre paure e le nostre debolezze, e perch\u00e9 ci aiutano a renderci immuni dai loro stessi \u201cdifetti\u201d. Un pirata, in questo senso, vale ben pi\u00f9 di un\u2019infermiera o di un missionario. 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