{"id":58,"date":"2013-08-31T08:16:52","date_gmt":"2013-08-31T08:16:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=58"},"modified":"2013-09-04T08:07:33","modified_gmt":"2013-09-04T08:07:33","slug":"frankenstein-e-nato-da-un-gioco-di-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/08\/31\/frankenstein-e-nato-da-un-gioco-di-societa\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec l&#8217;incubo di Mary Shelley divent\u00f2 immortale"},"content":{"rendered":"<p>Mary Shelley \u00e8 stata tante cose. Per rendersene conto basta sfogliare qualsiasi enciclopedia o semplicemente sbirciare Wikipedia. Pochi per\u00f2 pongono l&#8217;accento sull&#8217;unica qualit\u00e0 che ha davvero reso Mary Shelley immortale e che ha portato il suo pi\u00f9 famoso racconto a fare bella mostra di s\u00e9 in ogni biblioteca domestica che si rispetti. Quale? La concentrazione! Il suo <em>Frankenstein<\/em> \u00e8 infatti il frutto di un compito ben preciso che la scrittrice inglese ha assolto davvero al meglio. In un gioco di societ\u00e0 oggi impensabile (riunirsi intorno a un caminetto accesso mentre fuori piove e fare a gara a chi stende il romanzo pi\u00f9 pauroso) la nostra Mary \u00e8 stata capace di rispondere con intelligenza e con passione alla semplice domanda: cosa mi fa paura?<br \/>\nQuella volta sul lago di Ginevra a Villa Diodati (era il 1817) gli sfidanti erano nomi di tutto rispetto del panorama letterario del tempo: John Polidori, Lord Byron e suo marito Percy Besshy Shelly, eppure Mary non si agit\u00f2 a scrivere pur di scrivere e aspett\u00f2 paziente l&#8217;arrivo dell&#8217;ispirazione. Che ovviamente \u00a0&#8211; eravamo in epoca romantica &#8211; arriv\u00f2 sotto forma di sogno. Anzi di incubo. Quando si svegli\u00f2 sudata e affannata Mary disse a se stessa: devo ricreare la stessa paura che ho provato. E riport\u00f2 sulla carta alcune suggestioni di quel sogno tra cui appunto la terribile figura dell&#8217;uomo rinato in laboratorio.<br \/>\nSe si torna a parlare di lei non \u00e8 solo perch\u00e9 la Giunti \u00a0ha aggiunto un nuovo capitolo alla saga di Geronimo Stilton, inserendovi la storia del Frankestein di Mary Shelley, o perch\u00e9 la XL Edizioni ha mandato da poco in libreria la biografia della scrittrice intitolata\u00a0<em>Mary Shelley e la maledizione del lago <\/em>di Adriano\u00a0Angelini Sut. Quanto per l&#8217;intelligente celebrazione che il sito<a title=\" www.criticaletteraria.com\" href=\"http:\/\/ www.criticaletteraria.com\">\u00a0www.criticaletteraria.com<\/a><br \/>\nha proposto nei giorni in cui cade la ricorrenza della nascita della scrittrice (30 agosto 1797). L&#8217;illuminato tributo, a firma di Patrizia Poli, offre un ritratto vivido della scrittrice e della cornice culturale e sociale nella quale ha vissuto e sicuramente fa venire voglia di riprendere in mano quel capolavoro di fiction e di pensare, poi, a rilettura conclusa, che nel gotha della letteratura di genere, accanto a scrittori del calibro di \u00a0Stephen King, un posto di assoluto riguardo va proprio a quella ragazza che appena ventenne, con un figlio piccolo, un&#8217;altra figlia appena morta dopo il parto, e un marito estroso ma ingombrante, \u00e8 riuscita a produrre un capolavoro immortale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mary Shelley \u00e8 stata tante cose. Per rendersene conto basta sfogliare qualsiasi enciclopedia o semplicemente sbirciare Wikipedia. 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