{"id":597,"date":"2015-03-01T08:20:18","date_gmt":"2015-03-01T07:20:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=597"},"modified":"2015-02-28T18:11:56","modified_gmt":"2015-02-28T17:11:56","slug":"piange-il-telefono-di-heinrich-boll","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/03\/01\/piange-il-telefono-di-heinrich-boll\/","title":{"rendered":"Piange il telefono&#8230;. di Heinrich Boll"},"content":{"rendered":"<p>Ti capita per mano, per puro caso, un piccolo gioiello. Lo leggi e ne rimani travolto. Ringrazi il caso e pensi che proprio cos\u00ec si incontrano i capolavori letterari. Inaspettatamente. E il loro messaggio diviene ancor pi\u00f9 forte. Ancor pi\u00f9 vigoroso. Nel mio caso il testo in questione \u00e8 <em>E non disse nemmeno una parola<\/em> di <strong>Heinrich Boll<\/strong>, che <strong>Mondadori<\/strong> ha da poco ristampato nella collana degli <strong>Oscar<\/strong>. Si tratta, in verit\u00e0, della vecchia traduzione <strong>Italo Alighiero Chiusano<\/strong> (che firma anche l\u2019introduzione) che usc\u00ec nel 1955. A soli due anni di distanza dalla prima comparsa in Germania. La storia \u00e8 quella di un povero reduce che per sbarcare il lunario lavora come centralinista all\u2019arcivescovado della non nominata (ma riconoscibile) <strong>Colonia<\/strong>. Ha dovuto abbandonare la moglie e i suoi tre figli perch\u00e9 non riesce a smettere di bere e soprattutto non riesce a controllare i suoi impulsi violenti (nei confronti soprattutto dei figli ancora piccoli). Per\u00f2 <strong>Fred Bogner<\/strong> ama profondamente sua moglie Kate. Ed \u00e8 questo che Boll vuole mettere in evidenza. E per farlo sceglie una giornata qualsiasi del suo calvario metropolitano, raccontando tutti i mezzi, gli espedienti e i sacrifici che Fred compie per incontrare sua moglie e stare un po\u2019 in intimit\u00e0 con lei. Il romanzo \u00e8 stato accolto trionfalmente fin da subito e non solo in Germania. In buona sostanza perch\u00e9 rispetta il canone novecentesco pi\u00f9 alto e raffinato che rimanda direttamente all\u2019<em>Ulisse<\/em> di <strong>Joyce<\/strong> e perch\u00e9 in appena 150 pagine tiene alta la tensione del lettore con una costruzione narrativa incalzante dove sciogliere il nodo dell\u2019amore matrimoniale declinato in una maniera non convenzionale ma altrettanto lirica. Quest\u2019apparente \u201cnon storia\u201d di anti-eroi del dopoguerra (\u201cNon ho mai parlato di uomini in gamba, perch\u00e9 gli uomini in gamba li ho sempre odiati, non riesco nemmeno a immaginarmi niente di pi\u00f9 noioso di un uomo in gamba\u201d) offre il destro a Boll di descrivere con pietosa partecipazione il triste scenario del dopoguerra nella Germania lacerata dalla guerra. Una Germania che, per\u00f2, si fa forza e \u2013 grazie anche agli aiuti americani \u2013 prova rialzarsi. L\u2019autore non prende posizione ma descrive il tutto come da una prospettiva distante che gli offre uno sguardo pi\u00f9 lucido e profondo. E cos\u00ec una sottile vena di corrosiva ironia finisce per colorare le descrizioni del fermento produttivo, della rinata religione del lavoro, del denaro e soprattutto della religione che, nella Colonia dei primi anni Cinquanta come in gran parte della Germania post-bellica, ha avuto un ruolo determinante. Dove il consumismo (di impronta americana) si fonde con l\u2019anima profondamente religiosa dei tedeschi. Insomma sono incappato in un piccolo gioiello che \u2013 colpevolmente \u2013 non conoscevo (pur avendo letto e apprezzato altre prove di Boll come <em>Opinioni di un clown<\/em>, <em>Foto di gruppo con signora<\/em> e <em>L\u2019onore perduto di Katharina Blum<\/em>). Un piccolo gioiello dove si finisce per parlare di tutto e che offre diverse chiavi di lettura, qualit\u00e0 forse essenziale dei classici di ogni tempo. Un libro che in momenti come quello che ci troviamo a vivere torna di estrema attualit\u00e0. Soprattutto perch\u00e9 la guerra (passata nel 1953 da pochi anni) resta ben vivida nel ricordo dei personaggi di Boll. E il suo Fred Bogner, che in tempo di guerra ovviamente faceva il telefonista, pu\u00f2 offrire di quel tragico momento una descrizione molto originale ma che non toglie niente del peso tragico degli effetti bellici. \u201cNon mi hai mai parlato molto, tu, della guerra\u201d. \u201cNon ne vale la pena, mia cara. Pensa solo, tutto il santo giorno al telefono, a non sentir quasi mai altro che la voce di ufficiali superiori. Non puoi immaginare quanto siano scemi gli ufficiali superiori al telefono. Il loro vocabolario \u00e8 ristrettissimo, lo calcolo sulle centoventi, centoquaranta parole. Troppo poco per sei anni di guerra. Ogni giorno otto ore al telefono: rapporto\u2026 rinforzi\u2026 rinforzi\u2026 rapporto\u2026 rinforzi\u2026 ultima goccia di sangue\u2026 ordine\u2026 relazione\u2026 rinforzi\u2026 ultima goccia di sangue\u2026 resistere. Furher\u2026 non mollare\u2026\u201d<\/p>\n<p>Forse noi non siamo alle porte di una guerra. Forse la situazione non ha il tragico colore degli anni Cinquanta del cosiddetto &#8220;secolo breve&#8221;, per\u00f2 la stupidit\u00e0 umana, la miopia ideologica e il furore distruttivo di allora stanno riemergendo. Ed \u00e8 in pagine come queste che si pu\u00f2 trovare il giusto antidoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ti capita per mano, per puro caso, un piccolo gioiello. Lo leggi e ne rimani travolto. Ringrazi il caso e pensi che proprio cos\u00ec si incontrano i capolavori letterari. Inaspettatamente. E il loro messaggio diviene ancor pi\u00f9 forte. Ancor pi\u00f9 vigoroso. 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