{"id":606,"date":"2015-03-14T08:24:23","date_gmt":"2015-03-14T07:24:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=606"},"modified":"2015-03-13T20:31:22","modified_gmt":"2015-03-13T19:31:22","slug":"labsurdistan-esiste-parola-di-gary-shteyngart","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/03\/14\/labsurdistan-esiste-parola-di-gary-shteyngart\/","title":{"rendered":"L&#8217;Absurdistan esiste. Parola di  Gary Shteyngart"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCos\u2019era l\u2019Unione Sovietica?\u201d potrebbe sembrare una domanda oziosa ma non lo \u00e8. Nemmeno se a porsi la questione \u00e8 un russo. Anzi forse sono proprio le nuove generazioni nate e vissute laggi\u00f9 sotto la ritrovata democrazia e il rinato mercato che hanno meno indizi sul loro non cos\u00ec lontano passato. E\u2019 questa tesi (confortata da innumerevoli prove oggettive) che ci offre lo scrittore Gary Shteyngart nel suo ennesimo romanzo autobiografico. Quest\u2019ultimo per\u00f2 (intitolato Mi chiamavano piccolo fallimento e come gli altri pubblicato da Guanda) \u00e8 meno romanzo degli altri e molto pi\u00f9 \u201cautobiografico\u201d.  Come gi\u00e0 sanno i suoi affezionati lettori italiani Gary in verit\u00e0 si chiamerebbe Igor e il suo cognome  russo \u00e8 davvero complicato da trascrivere. E\u2019 nato a Leningrado nel 1972, quindi \u2013 com\u2019\u00e8 solito ripetere lo stesso Gary \u2013 da \u201cgenitori sovietici\u201d. La sua famiglia, di origine ebraica, riesce a ottenere nel 1979 il visto per l\u2019espatrio. E la sua formazione e crescita umana, spirituale e culturale avviene quindi nell\u2019ombelico del Nuovo Mondo cio\u00e8 a New York. E non solo la sua. Anche i genitori (con maggiore resistenza rispetto a un ragazzino di sette anni) finiscono per adottare in pieno l\u2019american way of life. E il cambiamento \u00e8 cos\u00ec radicale che l\u2019autore vuole tornare indietro. Vuole percorrere \u00e0 rebours il tracciato. Non solo per capire meglio il passato dei suoi genitori e della sua famiglia ma per inquadrare meglio anche il suo presente.<br \/>\nAlla fine il suo occhio straniato e \u201cvergine\u201d compie il miracolo di offrirci davvero un volto e una visione inedita della Russia di oggi. Gi\u00e0 solo per questo motivo varrebbe il prezzo di copertina. Poi c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Il libro appartiene a una categoria molto frequentata nella tradizione letteraria. Ovvero quell\u2019insidioso mix fatto di autobiografia e romanzo di formazione. In buona sostanza Gary ci spiega per filo e per segno com\u2019\u00e8 diventato scrittore. E non lo fa sgranando il rosario della sua formazione letteraria (quelle interessa poco o niente lui, e niente del tutto noi). Lo fa sciorinando le tappe della sua vita come autentiche pietre miliari di un\u2019esistenza unica e inimitabile che va condivisa perch\u00e9 \u00e8 assolutamente identica alle vite uniche e inimitabili degli altri. La diversit\u00e0 non va nascosta o dissimulata. Bens\u00ec va esaltata anche a costo di farne \u201ccarne di porco\u201d per un cabaret letterario affatto irriverente. Shteyngart immola se stesso prima degli altri e non fa sconti nemmeno al nostro piccolo Paese, dove la sua famiglia fa tappa per qualche mese. \u201cPrima di lasciare Leningrado siamo stati informati dalla sezione politica degli \u00e9migr\u00e9s di un\u2019interessante piccola stranezza. Se solo potesse, probabilmente met\u00e0 dei cittadini del blocco orientale si trasferirebbe nel Missouri alla prima occasione, invece questi pazzi italiani non ne hanno mai abbastanza di comunismo. Diventano anche piuttosto violenti, sull\u2019argomento. I giornali danno ancora grande rilievo alle Brigate Rosse\u201d. Era il \u201979, il cosiddetto crepuscolo degli anni di piombo. E quelle aberrazioni ideologiche erano tanto lontane dallo spirito del nostro Gary quanto lo sono le attese per ore in fila davanti ai negozi di frutta semivuoti nell\u2019era sovietica agli occhi dei russi di oggi. Shteyngart non si piange addosso semmai vira sul comico quella che sarebbe una tradizionale lamentazione degli over quaranta. \u201cPrima dello yoga, fare tre ore di coda per comprare una melanzana poteva rappresentare un\u2019esperienza meditativa\u201d.<br \/>\nE il libro (godibilissimo) \u00e8 pieno di queste trovate. Un susseguirsi di battute e metafore per indicare la differenza tra il prima e il dopo e per sottolineare tutti i punti focali della vita. \u201cArrivare in America dopo un\u2019infanzia passata nell\u2019Unione Sovietica \u2013 spiega nel punto esatto in cui inizia a raccontare la parte americana della sua vita \u2013 equivale a precipitare da un dirupo monocromatico e atterrare in una pozza in Technicolor puro\u201d.<br \/>\nDa qui una vertigine di scoperte, sconcertanti a volte, pi\u00f9 spesso spassose. Ed \u00e8 soprattutto la famiglia a farne le spese. Nonni e genitori in prima fila. D\u2019altronde il nostro si fa forte di una massima del premio Nobel Czeslaw Miloz che sul rapporto famiglia-scrittura aveva le idee piuttosto chiare: \u201cQuando in una famiglia nasce uno scrittore, la famiglia \u00e8 finita\u201d.<br \/>\nGary prova a immaginare che l\u2019aforisma possa essere ribaltato. Almeno per scrittori (o meglio per persone) tanto buffe, stravaganti, piene di complessi, handicap e frustrazioni come il nostro. A soccombere per\u00f2, sembra suggerire lo stesso Shteyngart, potrebbe essere lo scrittore se la famiglia oppone una strenua resistenza. E infatti il padre non fa che spiarlo ammonendolo a non \u201cscrivere come un ebreo che odia se stesso\u201d.<br \/>\nIl risultato \u00e8 tutt\u2019altro che fallimentare come il titolo amerebbe farci credere. Il nostro ci ha gi\u00e0 deliziato con amabili storie improbabili (tanto che ha dovuto inventare di sana pianta una nazione come l\u2019Absurdistan) contenute nei suoi primi romanzi. Ora ci regala una storia vera, la sua. Altrettanto improbabile per quanto il suo umorismo arrivi a distorcernere i contorni e i colori.<br \/>\nQuesto romanzo (considerato dalla temutissima critica del New York Times Michiko Kakutani uno dei dieci migliori titoli usciti nel 2014) pu\u00f2 quindi restare nello scaffale dei long seller, dei futuri classici. Per tutte le volte che qualcuno di noi avr\u00e0 bisogno di capire cosa rende un uomo capace di umorismo e soprattutto cosa stimola una persona a diventare scrittore. \u201cL\u2019umorismo \u2013 scrive quasi a fine libro Shteyngart \u2013 rimane l\u2019ultima risorsa dell\u2019ebreo assediato, soprattutto quando ad accerchiarlo \u00e8 la sua gente\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cCos\u2019era l\u2019Unione Sovietica?\u201d potrebbe sembrare una domanda oziosa ma non lo \u00e8. Nemmeno se a porsi la questione \u00e8 un russo. 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