{"id":628,"date":"2015-06-02T19:13:17","date_gmt":"2015-06-02T17:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=628"},"modified":"2015-06-02T19:16:42","modified_gmt":"2015-06-02T17:16:42","slug":"vassalli-andreas-hofer-e-un-centenario-da-ricordare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/06\/02\/vassalli-andreas-hofer-e-un-centenario-da-ricordare\/","title":{"rendered":"Vassalli, Andreas Hofer e un centenario da ricordare"},"content":{"rendered":"<p>Vado spesso in <strong>Alto Adige<\/strong>. Vado l\u00ec perch\u00e9 mi piace il posto, mi piacciono le montagne. Vado l\u00ec perch\u00e9 si scia bene e si possono fare d&#8217;estate delle belle escursioni. \u00a0E ci vado da tanti, tantissimi anni. Quindi quando ho aperto il nuovo libro di <strong>Sebastiano Vassalli<\/strong> (<em>Il confine &#8211; I cento anni del Sudtirolo in Italia<\/em>, <strong>Rizzoli<\/strong>) \u00a0ero in cerca soprattutto di notizie, curiosit\u00e0 aneddoti che arricchissero la mia conoscenza dei luoghi.<\/p>\n<p>Invece mi trovo di fronte un agilissimo pamphlet per il quale bastano poche ore di lettura. Scritto benissimo, ovviamente. Con tanto pathos, tanto coraggio e soprattutto con un&#8217;intelligenza e una sensibilit\u00e0 fuori dal comune. Per\u00f2 \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che un pamphlet dove Vassalli usa l&#8217;empatia verso quei luoghi e quella gente per liberarsi da dogmi, sovrastrutture e storie viziate dalla propaganda politica.<\/p>\n<p>Parte dalla scelta dei protagonisti della politica internazionale che nel 1919 a St. Germain en Laye decisero che quella regione andava all&#8217;Italia per una banale questione pratica. Il confine naturale del crinale alpino era una cosa pi\u00f9 semplice da gestire. E da l\u00ec non si ferma, con un veloce excursus fino alle regionali del 2014 dove <strong>Luis Durnwalder<\/strong> ha ceduto la guida della Provincia ad <strong>Arno Kompatscher<\/strong>.<\/p>\n<p>Cita <strong>Alexander Langer<\/strong> come uno dei pochi politici che hanno steso la mano per la conciliazione (&#8220;Era un idealista che avrebbe meritato miglior fortuna e maggior seguito&#8221;). Onora il rigore di <strong>Silvius Magnago<\/strong> e la pragmaticit\u00e0 di Durnwalder.<\/p>\n<p>E inserisce in un&#8217;ampia prospettiva la &#8220;questione italiana&#8221;, che in Alto Adige \u00e8 stata davvero problematica. Prima l&#8217;immigrazione forzata per motivi politici, poi l&#8217;aberrante scelta imposta dal patto Hitler-Mussolini con i residenti costretti a scegliere la nazionalit\u00e0 italiana o quella di uno Stato, la Germania nazista, impegnato su pi\u00f9 fronti bellici e quindi bisognoso di rinfoltire i ranghi militari. E in mezzo la storia della sopraffazione culturale. Di un ventennio che ha praticamente imposto la italianizzazione di<strong> Bolzano<\/strong> e <strong>Merano<\/strong> (dimenticando, per\u00f2, per mancanza di tempo e di risorse, le valli pi\u00f9 lontane e difficilmente raggiungibili).<\/p>\n<p>Trent&#8217;anni fa (quando per la prima volta Vassalli and\u00f2 in Alto Adige) i turisti si stupivano della legnosit\u00e0 dell&#8217;italiano parlato dai valligiani. Di quella loro pronuncia spigolosa e di quel vocabolario ridotto. Non accorgendosi, per\u00f2, di un fatto fondamentale. Che i sudtirolesi avevano dovuto impararlo l&#8217;italiano e che si erano dovuti assoggettare a una cultura e a un&#8217;amministrazione che non li rappresentava, mentre gli italiani, quei pochi che c&#8217;erano, si sentivano padroni in casa propria e non rinunciavano a niente, senza fare il bench\u00e9 minimo passo per la comprensione del diverso da s\u00e9.<\/p>\n<p>E&#8217; stato il Ventennio, secondo Vassalli, \u00a0a fomentare l&#8217;odio e le incomprensioni tra i due gruppi etnici. Ricorda le elucubrazioni di <strong>Ettore Tolomei<\/strong>, colui che il fascismo ha arruolato solo quando gi\u00e0 era a buon punto nella sua teorizzazione dell&#8217;Alto Adige come terra da sempre italiana! C&#8217;\u00e8 stata la pagina discutibilissima della realizzazione del monumento alla Vittoria di Bolzano (che Vassalli ha il coraggio di bocciare senza appelli).\u00a0A volo d&#8217;uccello sorvola, poi, la tragica stagione delle bombe, ricordando gli innocenti caduti sotto i colpi degli indipendentisti. E&#8217; vero che anche la Volkspartei ha scelto la via democratica. E&#8217; vero che\u00a0Silvius Magnago ha avuto l&#8217;onore di portare la questione tirolese all&#8217;assemblea dell&#8217;Onu, ma l&#8217;Italia repubblicana ha saputo riparare con intelligenza gli errori commessi dal Fascismo. E il plauso maggiore va a <strong>Giulio Andreotti<\/strong>. L&#8217;Italia democristiana ha accettato le quote proporzionali per etnie negli uffici pubblici, come male minore. Come amara medicina per curare un male ben pi\u00f9 insidioso. Langer le disprezzava. Le chiamava &#8220;gabbie etniche&#8221;, ma hanno permesso di riequilibrare le cose nell&#8217;amministrazione provinciale e soprattutto di lenire il sentimento di odio reciproco.<\/p>\n<p>Ora, ci sta pensando la globalizzazione, a stemperare sempre di pi\u00f9 le differenze tra italiani e tirolesi. L&#8217;industria turistica vola, la provincia regala delle eccellenze imprenditoriali di cui l&#8217;Italia porta il vanto, il tasso di disoccupazione \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi e il rispetto dell&#8217;ambiente qui ha un senso concreto. Per\u00f2 lo spirito indipendentista ha perso smalto. Anche <strong>Andreas Hofer<\/strong>, l&#8217;eroe indipendentista, \u00a0qui omaggiato e venerato come <strong>Maradona<\/strong> a Napoli, non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. Se si percorre la statale del Brennero in direzione del valico, per esempio, si incrocia una gola strettissima poco sopra Fortezza. E&#8217; un luogo caro alla memoria storica dei tirolesi, perch\u00e9 luogo di una delle battaglie (4 agosto 1809) in cui gli Schutzen di Hoffer misero in fuga le truppe napoleoniche in marcia verso Bolzano. Qui c&#8217;\u00e8 un rinomato ristorante-birreria che sul menu ricorda gli eroi di quei giorni e la storia di quel luogo, ma lo fa in un ambiente molto moderno. Tutto design e tecnologia.\u00a0Qui l&#8217;odio ha lasciato il posto alla buona tavola e al piacere gastronomico.<\/p>\n<p>Per nostra fortuna ci avviciniamo alla data del centenario (10 settembre 1919) con animo pi\u00f9 sereno. Ancora c&#8217;\u00e8 molta strada da fare, ma l&#8217;odio sembra essere sconfitto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vado spesso in Alto Adige. Vado l\u00ec perch\u00e9 mi piace il posto, mi piacciono le montagne. Vado l\u00ec perch\u00e9 si scia bene e si possono fare d&#8217;estate delle belle escursioni. \u00a0E ci vado da tanti, tantissimi anni. 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