{"id":644,"date":"2015-08-03T13:47:39","date_gmt":"2015-08-03T11:47:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=644"},"modified":"2015-08-03T15:20:24","modified_gmt":"2015-08-03T13:20:24","slug":"sui-social-network-come-in-un-carcere-ideale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/08\/03\/sui-social-network-come-in-un-carcere-ideale\/","title":{"rendered":"Sui social network come in un carcere (ideale)"},"content":{"rendered":"<p>Come ebbe a scrivere di lui una volta <strong>Franco Cordelli<\/strong>, <strong>Tommaso Pincio<\/strong> si crogiola in una \u201c<em>autofinzione<\/em> di cui non rimane che il dubbio su ci\u00f2 che sia <em>finzione<\/em>\u201d. \u00a0Cordelli si riferiva alla prima produzione di Pincio, compresa tra <em>M.<\/em> (<strong>Cronopio<\/strong>,1999), <em>Lo spazio sfinito<\/em> (<strong>Minimumfax<\/strong>, 2000) e <em>Un amore dell\u2019altro mondo<\/em> (<strong>Einaudi<\/strong>, 2002). Testi caratterizzati da un uso massiccio dell\u2019<em>autofiction<\/em> e da quella poetica, non pi\u00f9 \u00a0minoritaria, che vuole i personaggi realmente esistiti divenire protagonisti di romanzi di finzione pura (<em>Lo spazio sfinito<\/em> ne \u00e8 un folgorante esempio, come pure il romanzo successivo dedicato e ispirato al personaggio di <strong>Kurt Cobain<\/strong>). E in questi romanzi Cordelli nota un umorismo che \u201ccorre sotto il puro racconto, che si nasconde, e che costantemente riemerge a svelare la propria sfiducia o, quanto meno il sospetto, che proprio l\u2019arte sia la pi\u00f9 raffinata delle menzogne\u201d. Tesi che puntualmente si pu\u00f2 confermare per l\u2019ultimo lavoro di Pincio, <em>Panorama<\/em> (<strong>Enne Enne Editore<\/strong>, 200 pp, 13 euro) da poche settimane in libreria.<\/p>\n<p>E\u2019 la storia di Ottavio Tondi, di professione lettore. Ma non uno qualsiasi. Bens\u00ec il migliore. Quello per il quale si organizzano addirittura eventi.\u00a0 La gente arriva al punto di pagare un biglietto per vederlo leggere (in silenzio) comodamente adagiato sul suo sof\u00e0, sistemato sul palcoscenico di un teatro. Tondi \u00e8 diventato tale semplicemente perch\u00e9 ha dato prova di un fiuto sensazionale, individuando tra gli altri anche uno dei best-seller pi\u00f9 lucrosi degli ultimi decenni. Questo fatto gli apre tutte le porte del mondo editoriale. Ma l\u2019autore del best-seller in questione rimane oscuro, celato com\u2019\u00e8 in un <em>nom de plume <\/em>che nessuno riesce a decifrare. E il mondo editoriale, si sa \u00e8 pettegolo e \u201cincestuoso\u201d; ed \u00e8 questo enigma che allarga ancora di pi\u00f9 la fama di Tondi, cos\u00ec come quella di Pincio stesso chiamato in causa nel libro come \u201cpresunto\u201d autore del romanzo in questione (benevolo richiamo a quanto accaduto ultimamente con il caso di <strong>Elena Ferrante<\/strong> candidata al <strong>Premio Strega<\/strong>).<\/p>\n<p>Ovviamente il nome dell\u2019autore non \u00e8 l\u2019unico a comparire in questo felice esempio di <em>autofiction<\/em>. Alcuni nomi sono di persone realmente esistenti e amiche e sodali di Pincio (<strong>Giuseppe Genna<\/strong>, <strong>Andrea Cortellessa<\/strong>, <strong>Antonio Gnoli<\/strong>, <strong>Teresa Ciabatti<\/strong>), altre sono persone reali ma indicate con un nome di fantasia per non suscitarne il rancore (Loretta Buia, a esempio, che il narratore descrive in questo modo: \u201cun personaggio sinistro la cui qualit\u00e0 distintiva pareva essere quella di far passare commenti vacui e sgradevoli per arguzie\u201d) e infine ce ne sono alcune frutto di invenzione.<\/p>\n<p>Lo scopo di questo mix potrebbe essere quello di riflettere con uno sguardo disincantato i tic e i vezzi del piccolo mondo letterario, in un romanzo (metaletterario) dove il protagonista passa quasi senza accorgersene da un mondo dove la letteratura \u00e8 ancora un segno sociale distintivo a una societ\u00e0 che ha rinunciato del tutto alla lettura. Senza quella violenza gi\u00e0 raccontata da <strong>Ray Bradbury<\/strong> o da <strong>George Orwell<\/strong>. La lettura muore semplicemente per sfinimento. Per mancanza di stimoli, perch\u00e9 ormai sostituita da altre pratiche. Pincio \u00e8 scrittore intelligente e sensibile. Non si limita a descrivere con severa ironia il piccolo mondo editoriale (\u201cSe alla letteratura viene riconosciuta tanta importanza malgrado la sua scarsa utilit\u00e0 \u00e8 proprio perch\u00e9 ci\u00f2 che si dice di un uomo conta in fin dei conti pi\u00f9 delle sue azioni\u201d, \u201cil mondo editoriale \u00e8 una cerchia di incestuosa angustia, dove il\u00a0 non riconoscersi tra addetti ai lavori era fantascienza\u201d), ma immagina anche un possibile sostituto. Ovviamente si tratta di un <em>social network<\/em> all\u2019avanguardia. Non ciarliero e svagato come Facebook, n\u00e9 egocentrico e spudorato come Twitter o Instagram. Bens\u00ec pi\u00f9 perverso e coercitivo. Lo chiama Panorama e lo vuole come una moderna visione del celebre <em>Panopticon<\/em> di <strong>Jeremy Bentham<\/strong>. Ed \u00e8 in questo luogo che inizia per la prima volta a scrivere, lui che per tutta la vita \u00e8 stato solo un ostinato lettore. Ed \u00e8 qui che incontra la sua donna ideale. Una donna di cui si innamora anche soltanto osservandone dei dettagli nelle immagini rilanciate da Panorama (\u201cdove tutti vogliono vedere tutto proprio perch\u00e9 si ha sempre qualcosa da nascondere\u201d).<\/p>\n<p>Lasciamo ovviamente ai lettori scoprire come va a finire e perch\u00e9 la storia d\u2019amore si intreccia a quella del lento declino della lettura.\u00a0 Qui interessa soltanto sottolineare che in questo ottimo romanzo si offre non soltanto una lucida visione del mondo di oggi (osservato dalla prospettiva di chi vive scrivendo e leggendo) ma anche un affresco di forte impatto su quanto i social network riescano a modificare delle nostre percezioni, delle nostre esperienze e su quanto gli stessi riescano a condizionare la nostra psicologia (la scelta di associare Panorama al carcere ideale progettato da Bentham ne \u00e8 una prova, visto che in quel singolare edificio i prigionieri vivono nella consapevolezza che il guardiano li possa osservare in qualunque momento, ignorando per\u00f2 se e quando questi lo faccia davvero. E finiscono quindi per vivere nella pura incertezza diventando cos\u00ec guardiani di se stessi).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come ebbe a scrivere di lui una volta Franco Cordelli, Tommaso Pincio si crogiola in una \u201cautofinzione di cui non rimane che il dubbio su ci\u00f2 che sia finzione\u201d. \u00a0Cordelli si riferiva alla prima produzione di Pincio, compresa tra M. (Cronopio,1999), Lo spazio sfinito (Minimumfax, 2000) e Un amore dell\u2019altro mondo (Einaudi, 2002). Testi caratterizzati da un uso massiccio dell\u2019autofiction e da quella poetica, non pi\u00f9 \u00a0minoritaria, che vuole i personaggi realmente esistiti divenire protagonisti di romanzi di finzione pura (Lo spazio sfinito ne \u00e8 un folgorante esempio, come pure il romanzo successivo dedicato e ispirato al personaggio di Kurt [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/08\/03\/sui-social-network-come-in-un-carcere-ideale\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7500,36016],"tags":[71862,71865,35906,71867,71859,773,71863,48943,71866,52813,71858,4350,71864,71869,7800,54515,38920,71861,1996],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/644"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=644"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/644\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":654,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/644\/revisions\/654"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=644"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=644"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=644"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}