{"id":671,"date":"2015-10-27T08:00:56","date_gmt":"2015-10-27T07:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=671"},"modified":"2015-10-26T16:57:52","modified_gmt":"2015-10-26T15:57:52","slug":"franzen-e-quella-doppia-copertina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/10\/27\/franzen-e-quella-doppia-copertina\/","title":{"rendered":"Franzen e quella doppia copertina"},"content":{"rendered":"<p>A chi frequenta le librerie pu\u00f2 capitare in questi giorni di imbattersi in un &#8220;fenomeno&#8221; editoriale molto significativo. In Italia, infatti, \u00e8 arrivato <em>Purity<\/em> il nuovo romanzo di <strong>Jonathan Franzen<\/strong>. \u00a0Non nella versione italiana, che <strong>Einaud<\/strong>i sta finendo di approntare, ma nell&#8217;edizione inglese e in quella americana. Si tratta di due editori distinti che hanno scelto per l&#8217;ultimo lavoro dell&#8217;autore de Le correzioni due copertine affatto differenti. Quella americana (per i tipi di\u00a0<strong>Farrar, Straus &amp; Giroux<\/strong>) \u00e8 bianca con il titolo e il nome dell&#8217;autore dello stesso corpo editoriale (color celeste) e in mezzo l&#8217;immagine sfocata di una ragazza). Quella inglese \u00e8 pi\u00f9 vistosa ma soprattutto sottolinea soltanto il fatto che si tratta dell&#8217;ultimo lavoro di Franzen (corpo ben evidente di colore scuro).\u00a0Il titolo \u00e8 in corpo minore e di colore bianco su un fondo anch&#8217;esso chiaro. Insomma appare evidente che per l&#8217;editore americano la cosa importante \u00e8 dare una veste che richiami il testo e il suo significato, come si \u00e8 sempre tradizionalmente fatto finora nel lavoro editoriale. Gli inglesi, invece, appaiono pi\u00f9 sbrigativi. Sembra, con questa copertina, che la loro unica preoccupazione sia quella di veicolare come messaggio che il volume in questione \u00e8 l&#8217;ultimo &#8220;prodotto&#8221; di Franzen, gi\u00e0 marchio sufficiente come garanzia commerciale.<\/p>\n<p>Pochi giorni fa sul <em>Foglio<\/em> <em>Mattia Ferraresi<\/em> ha pubblicato una bella intervista proprio all&#8217;editore americano di Franzen (<strong>Jonathan Galassi<\/strong>) che si preoccupava proprio di sapere dall&#8217;intervistatore se la copertina gli era piaciuta. Raccontando, poi, nei dettagli il lungo lavoro che aveva portato alla scelta finale.<\/p>\n<p>Dall&#8217;intervista si evince che Galassi \u00e8 un editore illuminato e sensibile. Attento soprattutto alla qualit\u00e0 del suo lavoro. E oggi \u00e8 quanto mai importante che l&#8217;editoria sia qualificata. Questo perch\u00e9 proprio la figura di filtro dell&#8217;editore rischia di essere schiacciata tra testo\/autore e fruitore. Questo in conseguenza del sempre maggior potere acquisito dal cosiddetto <em>selfpublishin<\/em>g. Soprattutto dalla sua versione digitale (<em>ebook<\/em>).<\/p>\n<p>Se si vuole una disamina attenta dei rischi che corre l&#8217;editoria e soprattutto se si vuole sapere cosa effettivamente dovrebbe fare un buon editore bisognerebbe leggere L&#8217;impronta dell&#8217;editore che <strong>Roberto Calasso<\/strong> ha pubblicato due anni fa (ovviamente per i tipi di <strong>Adelphi<\/strong>). Sono andato a cercare il testo dopo aver letto la notizia che la sua casa editrice veniva scorporata dal gruppo <strong>Rcs<\/strong> nella cessione di quest&#8217;ultimo al marchio <strong>Mondadori<\/strong>.<\/p>\n<p>E la risposta a questa operazione commerciale (sostanzialmente Calasso ha rilevato insieme ad altri due soci le quote di maggioranza della casa editrice per tornare indipendente) \u00e8 tutta nel suo racconto di come \u00e8 nata (e soprattutto perch\u00e9) la Adelphi. Calasso ripercorre la sua storia professionale e tratteggia i contorni di quello che secondo lui dovrebbe essere un buon editore. Poi spiega con perizia di dettagli perch\u00e9 \u00e8 ancora fondamentale il suo lavoro nella distribuzione dei testi (cio\u00e8 dei libri).<\/p>\n<p>Cito a questo proposito uno degli ultimi passi del testo. Laddove si parla appunto di editoria nel nuovo millennio tra i tanti pericoli costituiti dal selfpublishing, dalla crisi della lettura e dal dilagare dell&#8217;editoria digitale. &#8220;Nel mondo internettico viene tendenzialmente meno &#8211; scrive Calasso &#8211; la differenza tra opera e comunicazione, tra autore e generico digitante. Di conseguenza verr\u00e0 meno anche l&#8217;obbligo di remunerare l&#8217;opera dell&#8217;autore, perch\u00e9 tutti sono autori. Alcuni fra i pi\u00f9 indefessi produttori di opinioni oggi contemplano questo stato delle cose come una auspicabile conquista della democrazia, una sua globalizzazione che preluderebbe ad altre da porre in atto non soltanto in rete&#8221;. Ovviamente questo stato di cose sarebbe non solo la fine dell&#8217;editoria e della cultura letteraria, ma anche la fine di una civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Forse questo libro dovrebbe essere letto soprattutto dai lettori forti, quelli che ancora vanno in libreria a scegliersi un libro non soltanto in base al nome dell&#8217;autore o all&#8217;accattivante confezione, ma perch\u00e9 convinti da tutta una serie di filtri che di quel libro ne garantiscono affinit\u00e0 (per il lettore) e qualit\u00e0.<\/p>\n<p>ps<\/p>\n<p>come lettore ho sempre trovato rassicurante una cifra affatto peculiare delle edizioni Adelphi. Quella cio\u00e8 di mettere in fondo al volume l&#8217;elenco dei titoli della collana di cui quel titolo fa parte. Accanto ai titoli compaiono sempre il numero di ristampe. E per quasi tutti i titoli della casa editrice diretta da Calasso quel numero \u00e8 il segno evidente che si tratta di un catalogo sempre vivo e sempre accattivante. Capace di sedurre il lettore di oggi come quello della prima edizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A chi frequenta le librerie pu\u00f2 capitare in questi giorni di imbattersi in un &#8220;fenomeno&#8221; editoriale molto significativo. In Italia, infatti, \u00e8 arrivato Purity il nuovo romanzo di Jonathan Franzen. \u00a0Non nella versione italiana, che Einaudi sta finendo di approntare, ma nell&#8217;edizione inglese e in quella americana. Si tratta di due editori distinti che hanno scelto per l&#8217;ultimo lavoro dell&#8217;autore de Le correzioni due copertine affatto differenti. 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