{"id":680,"date":"2015-11-12T16:25:45","date_gmt":"2015-11-12T15:25:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=680"},"modified":"2015-11-12T16:49:55","modified_gmt":"2015-11-12T15:49:55","slug":"marylin-sedotta-da-molly-bloom","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/11\/12\/marylin-sedotta-da-molly-bloom\/","title":{"rendered":"Marylin sedotta da Molly Bloom"},"content":{"rendered":"<p>Leggere l\u2019<em>Ulisse<\/em> oggi \u00e8 un\u2019impresa. Figuriamoci tradurlo. Una lingua ostica, una sperimentazione\u00a0che risulta ardita anche a cento anni di distanza dalla sua stesura. Il capolavoro di <strong>James Joyce<\/strong> non \u00e8 per tutti. E soprattutto non per tutti i traduttori. Ecco perch\u00e9 ogni nuova versione del libro pu\u00f2 e deve essere salutata con un applauso. Scaduti \u00a0il 13 gennaio del 2012 i diritti d\u2019autore sull\u2019opera del maestro irlandese, in tanti si sono dati da fare per rimpiazzare la celebre traduzione (datata 1960) di <strong>Giulio De Angelis<\/strong> per <strong>Mondadori<\/strong>. Per adesso nelle librerie troviamo le versioni di <strong>Enrico Terrinoni<\/strong> per <strong>Newton Compton<\/strong> e quella di <strong>Gianni Celati<\/strong> per <strong>Einaudi<\/strong>. Proprio dalla lettura di quest\u2019ultima edizione partiamo per fare un paio di considerazioni su cosa vuol dire leggere l\u2019Ulisse oggi.<\/p>\n<p>Sulla modernit\u00e0 del romanzo che Joyce ha scritto nell\u2019arco di tempo che va dal 1914 al 1921 non ci sono certo dubbi. Ancor oggi \u00e8 insuperato il valore di quella ricerca letteraria. Pochi testi, da allora, sono stati capaci di andare tanto in profondit\u00e0 nell\u2019analizzare debolezze, ansie, crisi e frustrazioni dell\u2019uomo contemporaneo. E, sopra ogni cosa, pochissimi testi letterari hanno piegato il metallo della lingua con tanta lessicale fantasia \u00a0(da noi\u00a0 ci sono andati vicino \u00a0\u2013 se parliamo di Novecento \u2013 soltanto <strong>Carlo Emilio Gadda<\/strong> e <strong>Stefano D\u2019Arrigo<\/strong>). In ogni liceo o aula universitaria si pu\u00f2 convincere gli studenti a leggere questa riformulazione in chiave moderna del mito del <em>Nostos<\/em>, in cui svettano un Ulisse (<strong>Leopold Bloom<\/strong>) ridotto a \u201cuomo qualunque\u201d che attraversa i perigli e le asperit\u00e0 della quotidianit\u00e0 come l\u2019eroe omerico affrontava marosi e mostri mitologici, un <strong>Telemaco<\/strong> (<strong>Stephan Dedalus<\/strong>) che non ha alcuna voglia di riconoscere il \u201cpadre\u201d ma semmai (come <strong>Sigmund Freud<\/strong> capiva proprio nel volgere degli stessi anni)\u00a0 superarlo e \u201cucciderlo\u201d, e poi c\u2019\u00e8 lei una <strong>Penelope<\/strong> (<strong>Molly Bloom<\/strong>) affatto lontana dall\u2019archetipo omerico della fedele compagna che tiene in desco in ordine in attesa del suo uomo. L\u2019uomo moderno, insomma, \u00e8 un \u201comiciattolo\u201d, tutta testa e niente coraggio. Suo \u201cfiglio\u201d \u2013 sembra suggerire Joyce \u2013 \u00e8 uno scavezzacollo, debole e tutto preso dalle proprie ambizioni letterarie, mentre la donna\/madre\/moglie (ma non ancora emancipata) fa di tutto per affermare il proprio s\u00e9 (e lo fa confessando tutta la propria libido). Difficile oggi stabilire se e quanto si sia lontani dal modello joyciano, certo \u00e8 che quel lungo viaggio dublinese, durato aristotelicamente meno di 24 ore (era il 16 giugno del 1914), non ha perso di smalto anche se le asperit\u00e0 della \u201cricezione\u201d restano tutte. Anzi, a mio modesto avviso, sono pure aumentate.<\/p>\n<p>La seconda considerazione riguarda la fortuna di un simile romanzo. Perch\u00e9 se ne parla tanto? Perch\u00e9 lo si loda a ogni pie\u2019 sospinto? Forse perch\u00e9 in tutti i discorsi si va avanti soltanto per luoghi comuni? E\u2019 cos\u00ec infatti che il pantheon novecentesco racchiude quasi solo romanzi di cui si discetta in maniera inversamente proporzionale alla loro effettiva lettura. La <em>Ricerca del tempo perduto<\/em>, l\u2019<em>Uomo senza qualit\u00e0<\/em> e, nel nostro piccolo orticello italiano, l\u2019<em>Horcynus Orca<\/em> di D\u2019Arrigo, sono libri che hanno pi\u00f9 medaglie che lettori. Al netto della loro qualit\u00e0 (ampiamente dimostrata da generazioni di critici e storici della letteratura), il pubblico li ama poco e non potrebbe essere altrimenti vista la loro difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2015\/11\/marylin.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-681\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2015\/11\/marylin-150x150.jpg\" alt=\"marylin\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>A questo proposito mi torna in mente un celebre servizio fotografico, firmato da <strong>Eve Arnold<\/strong>, che immortala <strong>Marylin Monroe<\/strong> in costume da bagno intero (a righe multicolori) all\u2019interno di parco giochi. In mano una copia dell\u2019<em>Ulisse<\/em>. Dettaglio che non sar\u00e0 sfuggito ai lettori di Joyce \u00e8 il fatto che la pi\u00f9 bella attrice di sempre sta scorrendo una delle ultime pagine del libro. Insomma \u00e8 alle prese con il celebre monologo di Molly Bloom (forse la parte pi\u00f9 conosciuta dell\u2019intero romanzo), Mettersi in posa con un libro in mano e scegliere come titolo proprio un romanzo poco leggibile. Un corto circuito, quello innescato dalla decana delle fotografe americane, davvero enigmatico. Perch\u00e9 proprio il romanzo di Joyce? E poi: \u00e8 causale o meno il fatto che l\u2019attrice stia leggendo proprio il monologo di Molly?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ps<\/p>\n<p>Permettetemi un <em>post scriptum<\/em> per segnalare la traduzione di Celati. Quando l\u2019edizione Einaudi arriv\u00f2 in libreria, la versione di Celati fu assai criticata: troppo audace, troppo libera, troppo disinvolta. Io non sono un anglista tanto preparato per fare una lettura comparata dell\u2019originale e della versione celatiana. Per\u00f2 non mi \u00e8 sembrata affatto male. Anzi, ho trovato il testo godibilissimo e molto efficace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Leggere l\u2019Ulisse oggi \u00e8 un\u2019impresa. Figuriamoci tradurlo. Una lingua ostica, una sperimentazione\u00a0che risulta ardita anche a cento anni di distanza dalla sua stesura. Il capolavoro di James Joyce non \u00e8 per tutti. E soprattutto non per tutti i traduttori. Ecco perch\u00e9 ogni nuova versione del libro pu\u00f2 e deve essere salutata con un applauso. Scaduti \u00a0il 13 gennaio del 2012 i diritti d\u2019autore sull\u2019opera del maestro irlandese, in tanti si sono dati da fare per rimpiazzare la celebre traduzione (datata 1960) di Giulio De Angelis per Mondadori. 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