{"id":687,"date":"2015-12-04T18:12:11","date_gmt":"2015-12-04T17:12:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=687"},"modified":"2015-12-04T18:30:56","modified_gmt":"2015-12-04T17:30:56","slug":"wilkie-collins-le-unioni-civili-e-la-crudelta-vittoriana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2015\/12\/04\/wilkie-collins-le-unioni-civili-e-la-crudelta-vittoriana\/","title":{"rendered":"Wilkie Collins, le unioni civili e la crudelt\u00e0 vittoriana"},"content":{"rendered":"<p>Leggendo <em>Senza nome<\/em> di <strong>Wilkie Collins<\/strong> salta agli occhi un dettaglio tutt&#8217;altro che trascurabile che rende questo romanzo un unicum e una pietra miliare per la storia del romanzo vittoriano. Il testo, che \u00e8 da poco tornato sugli scaffali delle nostre librerie grazie alla nuova edizione della Fazi (con splendida traduzione di <strong>Luca Scarlini<\/strong>), sorprende in verit\u00e0 per tante qualit\u00e0: la scrittura, innanzitutto, e poi la vivida fantasia e perizia dell&#8217;autore nel creare un romanzo ricco di colpi di scena all&#8217;interno di una architettura narrativa davvero complessa. <em>Senza nome<\/em> (pubblicato a puntate per la prima volta nel 1862 nella rivista diretta da <strong>Charles Dickens<\/strong> \u00a0<em>All the year round<\/em>, e forse proprio per il suo carattere di feuilletton, cos\u00ec &#8220;corposo&#8221; con le sue 800 pagine), dicevamo, sorprende per un dettaglio. E&#8217; il primo romanzo dove a scatenare il plot \u00a0\u00e8 nientemeno che lo smascheramento di una coppia di fatto.<\/p>\n<p>Tanti romanzi (e non solo inglesi) hanno avuto agio di raccontarci storie di matrimoni falliti, matrimoni combinati e soprattutto di tanti e tanti figli illegittimi (magari proprio per questo tagliati fuori da eredit\u00e0 che avrebbero ampiamente meritato). \u00a0Questo \u00e8 il primo romanzo che mette al centro della scena una &#8220;coppia di fatto&#8221; e, visto l&#8217;epoca in cui ci troviamo (siamo intorno al 1860) e il luogo (l&#8217;arcigna e prudente Inghilterra vittoriana), non \u00e8 una questione da poco.<\/p>\n<p>Per giunta non si tratta di una coppia infelice. I signori Vanstone sono agiati signorotti che trascorrono la loro vita in una elegante tenuta (Combe Raven) nel Somersetshire. Hanno anche due figlie (belle, intelligenti e devote) e una austera governante (Miss Garth). E in pi\u00f9 si amano alla follia e aspettano &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; l&#8217;arrivo di un terzo erede. Erede, per\u00f2, non \u00e8 la parola giusta. E, alla morte improvvisa e inaspettata del padre seguita a breve distanza dalla morte della madre proprio a causa del parto, le due orfane (Norah e Magdalen) scoprono infatti che la legge non le considera eredi dal momento che sono nate fuori dal matrimonio.<\/p>\n<p>Inutile star qui a districare e a sintetizzare il godibilissimo racconto. Gli elementi del feuilleton vittoriano ci sono tutti. In sopraggiunta ci sono colpi di scena affatto audaci per l&#8217;epoca in cui il romanzo \u00e8 stato concepito. \u00a0C&#8217;\u00e8 da dire, forse, che solo a un avvocato mancato come Collins (brillante laurea in legge mai usata professionalmente) poteva venire in mente un simile intreccio. Nemmeno il suo pi\u00f9 grande amico, sodale, collega e &#8220;socio&#8221; Dickens ci ha mai pensato.<\/p>\n<p>Oggi rileggere <em>Senza nome<\/em> fa bene. Soprattutto perch\u00e9 viviamo in un&#8217;epoca in cui il problema delle coppie di fatto e delle unioni civili, con tutti i corollari del caso (adozioni, eredit\u00e0, pensioni di reversibilit\u00e0) \u00e8 tanto dibattuto. Fa bene vedere i rischi \u00a0che correvano allora le giovani donne e le garanzie offerte oggi a tutti i figli (non esiste nemmeno pi\u00f9 la distinzione tra legittimi e illegittimi).<\/p>\n<p>Dopo il successo ottenuto con la riedizione de <em>La donna in bianco<\/em>, Fazi assesta quindi un bel colpo che potrebbe diventare (almeno ce lo auguriamo) un&#8217;ottima strenna natalizia. Intanto si potrebbe lanciare l&#8217;appello per riportare sugli scaffali delle nostre librerie altre perle di Collins come il libro scritto a quattro mani proprio con l&#8217;amico Dickens (con il quale in effetti formava una formidabile coppia come la nostra <strong>Fruttero<\/strong> e <strong>Lucentini<\/strong>) dal titolo <em>Senza uscita<\/em> (che Nottetempo pubblic\u00f2 nel 2003 ma che da tempo \u00e8 esaurito) oppure <em>La pietra di luna<\/em> (uscito da noi quasi in sordina nel 2013 per l&#8217;editore Faligi, ma attualmente introvabile), considerato dagli storici della letteratura britannica come il primo esempio di romanzo giallo (osannato persino da un lettore raffinato come <strong>Thomas Stearns Eliot<\/strong>). La ricchezza della trama e la suspence lo rendono ancor oggi godibile. Di sicuro pi\u00f9 del nostro <em>Il cappello del prete<\/em> (<strong>Emilio De Marchi<\/strong>) arrivato al traguardo della pubblicazione ben vent&#8217;anni dopo l&#8217;illustre precedente britannico 1888, e ancor oggi leggibile soprattutto per il sapido condimento lessicale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Leggendo Senza nome di Wilkie Collins salta agli occhi un dettaglio tutt&#8217;altro che trascurabile che rende questo romanzo un unicum e una pietra miliare per la storia del romanzo vittoriano. Il testo, che \u00e8 da poco tornato sugli scaffali delle nostre librerie grazie alla nuova edizione della Fazi (con splendida traduzione di Luca Scarlini), sorprende in verit\u00e0 per tante qualit\u00e0: la scrittura, innanzitutto, e poi la vivida fantasia e perizia dell&#8217;autore nel creare un romanzo ricco di colpi di scena all&#8217;interno di una architettura narrativa davvero complessa. 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