{"id":703,"date":"2016-01-10T16:22:25","date_gmt":"2016-01-10T15:22:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=703"},"modified":"2016-01-10T23:45:40","modified_gmt":"2016-01-10T22:45:40","slug":"sessismo-in-libreria-e-dal-gelataio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/01\/10\/sessismo-in-libreria-e-dal-gelataio\/","title":{"rendered":"Sessismo in libreria (e dal gelataio)"},"content":{"rendered":"<p>Ho aspettato un po&#8217; di tempo per scrivere questo post. Diciamo quattro settimane circa da quando ho sentito l&#8217;impulso di mettere nero su bianco idee, fatti e annotazioni. Un tempo necessario per capire se la mia reazione del momento fosse equilibrata o fortemente condizionata dalle polemiche che una banalissima presa di posizione di un libraio ha suscitato nel mondo della carta stampata, dei social network e dei libri. A quasi un mese di distanza mi sono accorto che nulla \u00e8 cambiato: anche io sono pronto a ripetere quello che il malcapitato disse il 15 dicembre scorso. Anch&#8217;io come lui preferisco leggere libri di uomini. Ovviamente non per ragioni ideologiche n\u00e9 tanto meno di genere. Semplicemente perch\u00e9 li sento pi\u00f9 affini (gli scrittori) alla mia sensibilit\u00e0.<br \/>\nMa andiamo con ordine. Nell&#8217;edizione bolognese di Repubblica \u00e8 apparsa, il 15 dicembre scorso, un&#8217;intervista al direttore della libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana. Dopo aver chiesto all&#8217;intervistato i dieci libri che hanno segnato la sua vita, la giornalista incalza il povero Marco Bonassi con la richiesta di una spiegazione. Perch\u00e9 nella lista non compaiono nomi di donne? Tanti al posto del direttore della Feltrinelli avrebbero potuto correre ai ripari con furbizia e astuzia, sfruttando al meglio tutto il repertorio della political correctness. Lui no. &#8220;Lo confesso, non ne leggo molte &#8211; risponde &#8211; E non volevo barare, n\u00e9 fare il politicamente corretto&#8221;. Apriti cielo! Considerazioni che hanno scatenato ira e indignazione da parte di femministe, associazioni di consumatori, scrittori e scrittrici. Alcune in verit\u00e0 pi\u00f9 illuminate e meno impulsive hanno anche ammesso di aver desiderato, spesso, di firmarsi con nomi maschili. Insomma il dibattito \u00e8 fiorito. Abbondante. Proprio sotto Natale, periodo privilegiato per l&#8217;acquisto di libri da offrire come strenne.<br \/>\nNel coro di critiche ovviamente svettava la difesa del datore di lavoro di Bonassi. Interpellato dai giornalisti Carlo Feltrinelli ha difeso il direttore della libreria bolognese marcando i suoi meriti professionali e culturali. Ha sempre consigliato con imparzialit\u00e0, intelligenza, passione e professionalit\u00e0 i nostri clienti, ha spiegato Feltrinelli. In effetti nell&#8217;intervista si parla esclusivamente di lui come di lettore. Quindi in gioco c&#8217;erano solo i suoi gusti.<br \/>\nInsomma sarebbe come se un gelataio non potesse rispondere alla semplice domanda: quali gusti preferisci? Visto che vende venti o trenta tipi differenti di gelato non pu\u00f2 scegliere, sarebbe discriminante per quelli esclusi dalle sue preferenze. E se proprio deve, pu\u00f2 farlo a patto di bilanciare con saggezza gusti di creme e sapori di frutta.<br \/>\nNon scherziamo! Il libraio ha fatto benissimo a dire quello che pensa semplicemente perch\u00e9 gli \u00e8 stato chiesto quali libri ha amato di pi\u00f9. Io avrei fatto lo stesso. Ed \u00e8 vero, tra l&#8217;altro, che in proporzione leggo meno titoli di donne che di uomini. Ironia vuole, per\u00f2, che proprio in quei giorni stessi leggendo un&#8217;autrice. Natalia Ginzburg. Il suo &#8220;Lessico famigliare&#8221; non solo \u00e8 un romanzo autobiografico, non solo racconta in modo avvincente i semplici fatti domestici, nella cornice fosca e lugubre degli anni Trenta e Quaranta, ma lo fa con un&#8217;eleganza stilistica che gli autori di oggi se la sognano (uomini o donne non importa). La sua lingua letteraria poi diventa lessico, lessico privato. E quella lingua famigliare, dove il mondo si rinnova di suoni e significati affatto originali, si qualifica soprattutto come mondo privato, fatto di affetti, complicit\u00e0 e amore. Poco da fare. Basta una parola: capolavoro. Libro che tra l&#8217;altro le valse il Premio Strega nel 1963. L&#8217;edizione che ho sottomano \u00e8 quella dei Meridiani Mondadori, con prefazione di Cesare Garboli. Leggendo la nota all&#8217;edizione dei suoi testi, dove la Ginzburg racconta il suo modo di scrivere e dove spiega la sua formazione, mi sono imbattuto &#8211; a pagina 1121 &#8211; in questo passaggio: &#8220;Avevo un sacro terrore di essere attaccaticcia e sentimentale, avvertendo in me con forza un&#8217;inclinazione al sentimentalismo, difetto che mi sembra odioso perch\u00e9 femminile e io desideravo scrivere come un uomo&#8221;. Quando si dice: il tempismo \u00e8 tutto!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ho aspettato un po&#8217; di tempo per scrivere questo post. Diciamo quattro settimane circa da quando ho sentito l&#8217;impulso di mettere nero su bianco idee, fatti e annotazioni. Un tempo necessario per capire se la mia reazione del momento fosse equilibrata o fortemente condizionata dalle polemiche che una banalissima presa di posizione di un libraio ha suscitato nel mondo della carta stampata, dei social network e dei libri. 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