{"id":723,"date":"2016-03-03T08:00:59","date_gmt":"2016-03-03T07:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=723"},"modified":"2016-03-03T18:03:49","modified_gmt":"2016-03-03T17:03:49","slug":"lorrore-dellisis-anticipato-da-dickens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/03\/03\/lorrore-dellisis-anticipato-da-dickens\/","title":{"rendered":"L&#8217;orrore dell&#8217;Isis anticipato da Dickens"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">La felice sorpresa questa volta porta in calce due nomi. Il primo \u00e8 quello del pi\u00f9 grande romanziere inglese: <strong>Charles Dickens<\/strong>. Il secondo \u00e8 quello di uno dei pi\u00f9 acuti e sensibili critici letterari di sempre: l&#8217;austriaco<strong> Stefan Zweig<\/strong>. I loro nomi campeggiano sulla copertina di un Oscar Mondadori (collana Oscar classici) da poco tornato in libreria: <em>Una storia di due citt\u00e0<\/em> (traduzione e introduzione di <strong>Mario Domenichelli<\/strong>). Si tratta di una felice sorpresa perch\u00e9 il testo di Zweig \u00e8 un piccolo capolavoro di esegesi. Non sul singolo testo, bens\u00ec sull&#8217;opera intera dell&#8217;autore di <em>Grandi speranze<\/em>. Uno dei libri pi\u00f9 conosciuti dell&#8217;autore austriaco \u00e8 infatti un &#8220;trittico&#8221; dedicato all&#8217;opera di tre grandi maestri del romanzo europeo <strong>Balzac<\/strong>, <strong>Dostoevksij<\/strong> e appunto Dickens. Riprendendo quindi le tesi gi\u00e0 presenti in <em>Tre maestri<\/em>, con parole di una semplicit\u00e0 disarmante e usando concetti elementari Zweig arriva al nocciolo della questione individuando perfettamente le ragioni che fanno di Dickens un maestro inarrivato. Non si limita a elencarne pregi e caratteristiche (non scordando nemmeno i pochissimi difetti dell&#8217;autore del <em>Circolo Pickwick<\/em>), bens\u00ec lo contestualizza e lo inserisce nel canone letterario con un mano leggera ma sicura. Varrebbe la pensa di acquistare il volume soltanto per godersi questa appendice (una ventina di pagine). Varrebbe la pena perch\u00e9 sono pagine affatto illuminanti. Non solo spiegano l&#8217;arte poetica di Dickens ma anche le ragioni del suo successo in patria e nelle generazioni successive, sia in Inghilterra che all&#8217;estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco soltanto qualche piccolo esempio: &#8220;<strong>Shakespeare<\/strong> fu l&#8217;incarnazione dell&#8217;Inghilterra eroica, Dickens solo il simbolo di quella borghese&#8221;; &#8220;L&#8217;arte allora [al tempo di Dickens] per piacere doveva essere digestiva, non doveva disturbare, non emozionare, non scuotere, ma solo carezzare e titillare&#8221;; &#8220;Nei libri come nella vita [i contemporanei di Dickens] volevano solo passioni temperate. La felicit\u00e0 si identificava con la comodit\u00e0, l&#8217;estetica con la costumatezza, la sensualit\u00e0 a sua volta con la <em>pruderie<\/em>, il sentimento nazionale con la lealt\u00e0, l&#8217;amore col matrimonio&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Zweig l&#8217;arte di Dickens \u00e8 nutrita &#8220;della morale ipocrita della comoda Inghilterra sazia&#8221;. E se dietro la sua opera &#8220;non vi fosse una cos\u00ec straordinaria forza poetica, se il suo <em>humour<\/em> sfavillante e iridescente non coprisse l&#8217;intera mancanza di colore dei sentimenti, egli sarebbe apprezzato solo dal mondo inglese e sarebbe indifferente a noi, come quelle migliaia di romanzi che vengono elaborati di l\u00e0 dalla Manica da gente abile. Solo quando si dia con tutta l&#8217;anima la stupida ipocrisia della cultura vittoriana si pu\u00f2 misurare interamente il genio di un uomo che ha trasformato in poesia la prosa pi\u00f9 banale della vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per sottile paradosso \u00a0in questa sintetica ma acuta analisi proposta di Zweig l&#8217;unico titolo considerato non all&#8217;altezza con le ambizioni di Dickens \u00e8 proprio <em>Una storia di due \u00a0citt\u00e0<\/em>. Al quale calza a pennello un&#8217;altra delle celebri sintesi del critico austriaco: &#8220;Tent\u00f2 sempre di arrivare alla tragedia e giunse sempre e solo al melodramma&#8221;. Eppure il romanzo in questione \u00e8 assolutamente da leggere. E&#8217; vero che forse \u00e8 il pi\u00f9 ideologico dei romanzi dickensiani ma la struttura narrativa, lo stile facondo e colorato e la maestria dell&#8217;autore nel tratteggiare i suoi personaggi lo rendono affascinante. E poi c&#8217;\u00e8 la questione della tragedia vissuta dal popolo francese (e segnatamente parigino) a cavallo del 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le descrizioni dei processi sommari, le decapitazioni di massa nella vivida descrizione che ne fa Dickens fanno subito pensare &#8211; al lettore di oggi &#8211; alle atrocit\u00e0 dell&#8217;Isis. E la spietatezza dell&#8217;odio ideologico e di classe ricordano le pi\u00f9 intense pagine del russo \u00a0<strong>Vasiliij Grossman<\/strong> (1905-1964) il cui <em>Vita e destino\u00a0<\/em>non \u00e8 soltanto un capolavoro della letteratura ma anche una irrinunciabile lente di ingrandimento sulle pieghe pi\u00f9 oscure e drammatiche dell&#8217;Unione sovietica staliniana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 un caso che uno dei pi\u00f9 entusiasti lettori di Dickens sia stato<strong> Karl Marx<\/strong>. Il filosofo tedesco ebbe a dire in un articolo apparso sul <em>New York Tribune<\/em> nel 1854 che i romanzi di Dickens &#8220;hanno donato al mondo pi\u00f9 verit\u00e0 politiche e sociali di quelle pronunciate da professionisti della politica, pubblicisti e moralisti messi insieme&#8221;. E non \u00e8 nemmeno un caso che l&#8217;espressione &#8220;nemico di classe&#8221; faccia una delle prime apparizioni proprio in questo romanzo. Forse avr\u00e0 ragione Zweig. Forse <em>Una storia di due citt\u00e0<\/em> non \u00e8 il titolo pi\u00f9 rappresentativo di Charles Dickens. Eppure proprio dalle pagine di questo romanzo si possono rivivere con immediatezza il dolore delle vittime e l&#8217;inganno ideologico che hanno caratterizzato gli anni del Terrore. Se \u00e8 pur vero che questa storia finisce alla maniera di un melodramma, la stragrande maggioranza delle pagine dedicate alla povert\u00e0 dei parigini, alla cultura del sospetto dei &#8220;rivoluzionari di professione&#8221; ci riportano alla purtroppo durevole malattia della modernit\u00e0: la malattia del fanatismo ideologico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La felice sorpresa questa volta porta in calce due nomi. Il primo \u00e8 quello del pi\u00f9 grande romanziere inglese: Charles Dickens. Il secondo \u00e8 quello di uno dei pi\u00f9 acuti e sensibili critici letterari di sempre: l&#8217;austriaco Stefan Zweig. I loro nomi campeggiano sulla copertina di un Oscar Mondadori (collana Oscar classici) da poco tornato in libreria: Una storia di due citt\u00e0 (traduzione e introduzione di Mario Domenichelli). Si tratta di una felice sorpresa perch\u00e9 il testo di Zweig \u00e8 un piccolo capolavoro di esegesi. 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