{"id":738,"date":"2016-03-17T18:31:56","date_gmt":"2016-03-17T17:31:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=738"},"modified":"2016-03-18T16:24:58","modified_gmt":"2016-03-18T15:24:58","slug":"a-tokyo-con-cary-grant-e-amelie-nothomb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/03\/17\/a-tokyo-con-cary-grant-e-amelie-nothomb\/","title":{"rendered":"A Tokyo con Cary Grant e Am\u00e9lie Nothomb"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono, credo, due tipi di lettori. Quelli rilassati e in pace con se stessi, sempre curiosi e aperti a ogni tipo di seduzione intellettuale (cio\u00e8 letteraria). E poi ci sono quelli insicuri. Ansiosi. Che sempre sentono il peso della massima socratica &#8220;so di non sapere&#8221;. Il tempo sfugge loro di mano e temono di non fare in tempo a leggere tutti i titoli che &#8220;bisogna&#8221; aver letto. E pi\u00f9 colmano le lacune pi\u00f9 queste si allargano come voragini. Questi due tipi di lettori, quindi, agiscono in modo affatto differente alla tipica situazione in cui un amico propone loro in lettura un testo che tanto lo ha appassionato. Il primo tipo di lettore prende in mano il volume con un ampio sorriso. Ringrazia e poi, tornato a casa, inizia a leggere. Il secondo tipo invece \u00e8 visibilmente infastidito. Ha altri programmi, altri titoli da leggere, altre cose da vagliare, non ha tempo per soddisfare l&#8217;atto di generosit\u00e0 dell&#8217;amico. Prende, per\u00f2, il volume in mano e ringrazia con un sorriso piuttosto forzato. Non vuole essere maleducato. Gi\u00e0 sa, per\u00f2, che non ci sono molte probabilit\u00e0 che il libro venga poi effettivamente letto.<\/p>\n<p>Il primo tipo di lettore, ovviamente non coltiva molti pregiudizi. Aperto com&#8217;\u00e8 a ogni esperienza non ha tempo per i pregiudizi. Aspetta sempre \u00a0di leggere un libro per giudicarlo. Il secondo tipo, invece, non pu\u00f2 fare a meno dei pregiudizi. Il tempo \u00e8 poco e la &#8220;biblioteca&#8221; potenziale immensa. Quindi deve affidarsi alle categorie della critica, alle recensioni, ai testimonial e sponsor di titoli e autori per orientarsi nel <em>mare magnum<\/em> della letteratura.<\/p>\n<p>La mia ansia di colmare l&#8217;incolmabile mi fa appartenere, purtroppo, alla seconda categoria. Quindi \u00e8 con un leggero disagio che ho ricevuto dalle mani di un amico il volume <em>Stupore e tremori<\/em> di <strong>Am\u00e9lie Nothomb<\/strong> (Voland). &#8220;Vedrai ti piacer\u00e0&#8221; mi ha detto. \u00a0Si tratta di un romanzo breve di appena 120 pagine (mirabilmente tradotte da <strong>Biancamaria Bruno<\/strong>), l&#8217;impegno di mezza giornata al massimo. Eppure le probabilit\u00e0 di leggerlo sarebbero state comunque poche. \u00a0Il caso ha voluto, invece, che un giorno lo prendessi in mano e iniziassi a leggerlo. E il mondo si \u00e8 in un attimo ribaltato. I miei pregiudizi (anche sull&#8217;autrice) sono stati polverizzati. Non solo si tratta di un libro che vale certamente la lettura, bens\u00ec di un testo che pu\u00f2 essere ripreso anche a distanza di anni (la sua prima pubblicazione risale al 2000). Non solo ci offre un romanzo avvincente ma un affresco del modo di vivere giapponese originale e molto efficace. Meglio di qualsiasi trattato, questo romanzo ci spiega la filosofia di vita nipponica con una profondit\u00e0 di sguardo che solo un grande scrittore pu\u00f2 avere.<\/p>\n<p>Am\u00e9lie ottiene un posto di lavoro. In una grande azienda di import\/export. Lei \u00e8 una ragazza europea. Addirittura belga. E in quell&#8217;ambiente risulta pi\u00f9 visibile di un albino in una trib\u00f9 africana. Invece di fare carriera, la povera Am\u00e9lie percorre a ritroso tutte le possibili tappe che la tengono lontana dall&#8217;ultimo posto gerarchico dell&#8217;azienda: addetta alla pulizia delle toilette. Eppure avrebbe i numeri per fare ben altro. Tanta professionalit\u00e0, cultura e buone intenzioni servono a poco se non si riesce a penetrare il segreto del modo di pensare dei manager giapponesi, cos\u00ec ancorati al rispetto delle regole e al valore primario dell&#8217;azienda, da annullare ambizioni e personali necessit\u00e0.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/03\/hutton.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-740\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/03\/hutton-300x169.jpg\" alt=\"hutton\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/03\/hutton-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/03\/hutton.jpg 780w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Am\u00e9lie non pu\u00f2 che osservare con sguardo straniato quel mondo cos\u00ec lontano dal suo. Lei donna, per giunta emancipata ed europea, in un mondo dominato da uomini, tradizionalisti, stakanovisti. Il suo essere differente, quella sua condizione quasi di paria, mi ha riportato alla mente un film di <strong>Charles Walters<\/strong>: <em>Cammina non correre<\/em> (1966). Una commedia ambientata durante le olimpiadi di Tokio del 1964 con <strong>Cary Grant<\/strong> (la sua ultima interpretazione in un film) e <strong>Jim Hutton<\/strong>. Quest&#8217;ultimo era un giovane architetto che per studiare le architetture nipponiche si adatta a partecipare alle Olimpiadi come marciatore. I due spilungoni (Grant e Hutton) svettano nella folla giapponese. Impossibile non notarli. Impossibile non considerarli due alieni in un mondo molto distante dal loro. Anche in quel film tante gag e battute per sottolineare l&#8217;esotismo (ai nostri occhi) della cultura giapponese.<\/p>\n<p>Pure <em>Stupore e tremori<\/em> spinge al sorriso, se non alla risata aperta in alcune scene. Il celeberrimo senso dell&#8217;onore dei manager giapponesi viene ridicolizzato con elegante sarcasmo. Senza supponenza, per\u00f2. Semmai con l&#8217;ingenuit\u00e0 di chi proprio non ce la fa a capire quegli articolati percorsi mentali cos\u00ec distanti dal suo modo schietto e spontaneo di vivere. La Nothomb infila poi alcune perle di ironia che davvero sono da antologia. Come quella che si trova a pagina 92. Quando i modesti impiegati scoprono la punizione inflitta alla giovane collega belga (declassata a inserviente delle toilette del 43\u00b0 piano), decidono di boicottare i servizi al piano. &#8220;In Giappone questo si chiama sabotaggio: uno dei crimini nipponici pi\u00f9 gravi, tanto odioso che si usa la parola francese, perch\u00e9 bisogna essere stranieri per concepire una bassezza simile&#8221;.<\/p>\n<p>Forse in futuro sar\u00f2 meno scettico di fronte alle proposte di lettura degli amici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono, credo, due tipi di lettori. Quelli rilassati e in pace con se stessi, sempre curiosi e aperti a ogni tipo di seduzione intellettuale (cio\u00e8 letteraria). E poi ci sono quelli insicuri. Ansiosi. Che sempre sentono il peso della massima socratica &#8220;so di non sapere&#8221;. Il tempo sfugge loro di mano e temono di non fare in tempo a leggere tutti i titoli che &#8220;bisogna&#8221; aver letto. 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