{"id":756,"date":"2016-04-05T07:30:35","date_gmt":"2016-04-05T05:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=756"},"modified":"2016-04-05T13:34:10","modified_gmt":"2016-04-05T11:34:10","slug":"la-voce-di-carver-e-davvero-onnipotente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/04\/05\/la-voce-di-carver-e-davvero-onnipotente\/","title":{"rendered":"La &#8220;voce&#8221; di Carver \u00e8 davvero onnipotente"},"content":{"rendered":"<p>La trama, in un romanzo o in un racconto, conta niente se non c\u2019\u00e8 una valida voce a raccontarla. In fondo l\u2019unica vera onnipotenza dello scrittore risiede nella sua voce. Considerazione che ricavo durante una delle ultime lezioni del corso di scrittura creativa che sto frequentando. A fine lezione ci viene assegnato il consueto compito a casa. In questo caso si tratta di \u201crintracciare in un romanzo o racconto un passaggio (non pi\u00f9 lungo di mezza cartella) in cui ritieni che l\u2019autore non abbia aderito al diktat: <em>Nulla di scritto che non possa essere detto<\/em>, qualcosa che, nella lettura ad alta voce, per un motivo o per l\u2019altro, non suona. Quindi riscriverlo fino ad adattarlo a una lettura ad alta voce che suoni bene\u201d.\u00a0 Una volta a casa sono entrato nel panico. La mia memoria (letteraria) era una <em>tabula rasa<\/em>, forse anche perch\u00e9 mantengo quasi sempre la tipica disposizione del lettore ingenuo, quella <em>sospensione dell\u2019incredulit\u00e0<\/em> che rende l\u2019universo narrativo vivo, immaginifico ma credibile a un tempo.<\/p>\n<p>Avvicinatomi alla mia libreria ho lanciato uno sguardo d\u2019insieme ai dorsi dei volumi. Cercando ispirazione. Poi mi sono fermato su <strong>Raymond Carver<\/strong>. L\u2019esile volume color arancione non riporta nemmeno tutto il titolo, bens\u00ec solo l\u2019incipit \u201cDi cosa parliamo&#8230;\u201d Mi ricordo vagamente il contenuto. Mi ricordo i dialoghi (tanti) e le storie (anemiche) che contiene. Non ho mai avuto tanta passione per la narrativa americana \u201cminimalista\u201d; tantomeno mi ha convinto il cosiddetto padre di questa poetica, quel Raymond Carver che ha saputo sedurre anche un regista profondo e sensibile come <strong>Robert Altman<\/strong>. Proprio questo ricordo: alcuni racconti presenti in <em>Di cosa parliamo quando parliamo d\u2019amore <\/em>(Minimum Fax) sono stati poi adattati al grande schermo da Altman in <em>America oggi.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/altman.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-757\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/altman-300x180.jpg\" alt=\"altman\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/altman-300x180.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/altman.jpg 460w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p>Prover\u00f2 a rileggerlo, mi sono detto, per cercare i dialoghi che non funzionano. Senza convinzione, per la verit\u00e0, visto il mio (pre)giudizio fondato su un vago ricordo di lettura precedente.<\/p>\n<p>Di questo libro (come degli altri di Carver) \u00e8 stato detto che \u00e8 una pietra miliare nella letteratura americana perch\u00e9 cambia la prospettiva e lo scenario. La vita di tutti i giorni, il grigiore e il torpore alienato dei <em>suburbs <\/em>entrano prepotentemente nella fiction letteraria. I dettagli sono pochi, le connotazioni pure. I personaggi sono tutt\u2019altro che memorabili. E i dialoghi, appunto, come recita il compito a casa del mio corso di scrittura, puntano alla verosimiglianza coi dialoghi che tutti i giorni ci scambiamo nella vita reale. \u00a0Insomma ce n\u2019\u00e8 abbastanza per tenermi lontano da tutto ci\u00f2. Eppure, a rilettura appena conclusa, mi rendo conto che non posso proprio prendere uno di questi dialoghi e riscriverlo. Tutto \u00e8 perfetto. Tutto ci\u00f2 che sembra vago e indeterminato \u00e8 come lo spazio che si gonfia intorno alle esili sculture di <strong>Alberto Giacometti<\/strong>. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/giacometti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-758\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/files\/2016\/04\/giacometti-150x150.jpg\" alt=\"giacometti\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Quei dialoghi semplici e diretti, quelle esili connotazioni costruiscono un universo non solo credibile ma assolutamente poetico. Una esile struttura che si evidenzia proprio per il contrasto con il mondo che lo circonda. Diciamo che, proprio come Giacometti, Carver lavora per sottrazione, lasciando sulla carta soltanto il necessario. Anzi sottrae ancora di pi\u00f9, consentendo al lettore di godere le evocazioni e le allusioni, i silenzi, quasi, di questa \u201cvoce\u201d davvero efficace e potente, pur se a un primo ascolto sembra il borbottio basso di un ubriaco.<\/p>\n<p>Non porter\u00f2 a termine il mio \u201ccompito a casa\u201d, per\u00f2 ho abbattuto un pregiudizio e riscoperto un grande scrittore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La trama, in un romanzo o in un racconto, conta niente se non c\u2019\u00e8 una valida voce a raccontarla. In fondo l\u2019unica vera onnipotenza dello scrittore risiede nella sua voce. Considerazione che ricavo durante una delle ultime lezioni del corso di scrittura creativa che sto frequentando. A fine lezione ci viene assegnato il consueto compito a casa. In questo caso si tratta di \u201crintracciare in un romanzo o racconto un passaggio (non pi\u00f9 lungo di mezza cartella) in cui ritieni che l\u2019autore non abbia aderito al diktat: Nulla di scritto che non possa essere detto, qualcosa che, nella lettura ad [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/04\/05\/la-voce-di-carver-e-davvero-onnipotente\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[43802,34308,7532,247],"tags":[44712,86850,86851,86854,7581,17891,86849,18267],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/756"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=756"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/756\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":766,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/756\/revisions\/766"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=756"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=756"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=756"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}