{"id":772,"date":"2016-04-22T08:20:39","date_gmt":"2016-04-22T06:20:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=772"},"modified":"2016-04-24T12:58:48","modified_gmt":"2016-04-24T10:58:48","slug":"umano-troppo-umano-ma-e-un-cinghiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/04\/22\/umano-troppo-umano-ma-e-un-cinghiale\/","title":{"rendered":"Umano, troppo umano. Ma \u00e8 un cinghiale"},"content":{"rendered":"<p>Adesso, appena finito di leggerlo, mi si impone soltanto una domanda. Meglio una curiosit\u00e0. Sarei davvero curioso di sapere quali sono state le letture pi\u00f9 appassionate che ha fatto <strong>Giordano Meacci<\/strong>, autore del fortunato\u00a0<em>Il cinghiale che uccise Liberty Valance\u00a0<\/em>(Minimum Fax, pp. 452, 16 euro). Un libro fresco e a suo modo geniale. Per\u00f2 non facile. Al contrario. Un romanzo impegnativo che per\u00f2 lascia sicuramente il segno. Questo romanzo si concentra in un piccolo quadrilatero incastrato tra alcuni borghi (immaginari) al confine tra l&#8217;Umbria e la Toscana. Hanno gi\u00e0 detto che si tratta di una sorta di\u00a0<em>Spoon river<\/em>\u00a0per quel suo essere un romanzo corale. Tanti personaggi, tre generazioni che si susseguono, per raccontare la vita di Corsignano. Questo paese &#8220;da romanzo&#8221;, al confine del quale, un giorno fa la sua comparsa Apperbohr. Un nome quasi impronunciabile per un esemplare di cinghiale davvero insolito. Non solo per la striscia rossastra di pelo che gli gira intorno alla testa quasi fosse un faceto collare. Apperbohr \u00e8 pi\u00f9 unico che raro perch\u00e9 finisce per trovarsi &#8211; anche suo malgrado &#8211; in una sorta di terra di mezzo tra i suoi simili e gli umani. E questo per il semplice fatto che viene folgorato dal dono del <em>logos<\/em>. Lentamente inizia a capire gli umani, le loro parole, il modo che hanno di associare i suoni alle cose (e persino agli stati d&#8217;animo). Una rivoluzione! Per il cinghiale di Meacci \u00e8 per\u00f2 l&#8217;inizio di qualcosa di impossibile. Come quando scopre la suggestiva potenza catartica della musica di <strong>Bach<\/strong> eseguita da <strong>Glenn Gould<\/strong>. Quasi impazzisce dal piacere e dall&#8217;emozione. Ma non trova le parole per descrivere la\u00a0<em>musica<\/em>. E soprattutto sa che i suoi sodali non sono in grado di comprenderlo. Stessa cosa quando scopre la\u00a0<em>morte.\u00a0<\/em>Un&#8217;altra esperienza, questa, che lo segna, quando il suo compagno di sventura Chraww-nisst stramazza con il ventre squarciato da un colpo di fucile. &#8220;Apperbohr &#8211; suggerisce il narratore &#8211; ha capito che quando le parole non ci sono bisogna trovarle, masticarle come se fossero ossa di cervo da spolpare: e se al dio delle parole non va bene allora che si perda&#8221;. Ma il romanzo \u00e8 molto pi\u00f9 di questo. E&#8217; una storia corale, abbiamo detto, dove il microcosmo di un immaginario paesino toscano serve per condensare l&#8217;umanit\u00e0, le sue specifiche qualit\u00e0, condizioni, difetti, speranze e paure. Giovani cinefili (col pallino del dialogo filosofico), prostitute felici e prostitute angosciate, bottegai, cacciatori impenitenti, e altrettanto impenitenti giocatori d&#8217;azzardo, mogli fedifraghe, orfani, studenti allupati e zitelle inconsolabili. C&#8217;\u00e8 di tutto. E tutto \u00e8 servito da Meacci con un mimetismo linguistico davvero insolito di questi tempi. Come ha bene spiegato <strong>Bruno Ventavoli<\/strong> sulla\u00a0<em>Stampa,\u00a0<\/em>Meacci tiene &#8220;insieme tutto, quadrupedi e bipedi, parolacce e Schopenhauer, azzardo e sesso, cinefilia e dispacci di carabinieri, cantico della natura e dicerie di bar, con una lingua tracimante, multiforme, famelica, irta di subordinate come le strade che s\u2019inerpicano sui colli e ti conducono alla spietatezza sommersa della vita&#8221;. In uno dei romanzi sicuramente pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni.<\/p>\n<p>Ed ecco che torniamo alla domanda\/curiosit\u00e0 iniziale. Cosa c&#8217;\u00e8 sotto questo &#8220;fiore&#8221; bellissimo? Su quale<em> humus<\/em> \u00e8 cresciuto? Possiamo di certo supporre che ci sia molto cinema (e non solo d&#8217;autore), molta letteratura americana. A partire dal gi\u00e0 citato <strong>Edgar Lee Masters<\/strong>. In tanti hanno gi\u00e0 scomodato l&#8217;autorit\u00e0 di <strong>Gadda<\/strong>. Impossibile, poi, non pensare a <strong>Orwell<\/strong>. In qualche modo la sua <em>Fattoria\u00a0<\/em>\u00e8 stata trapiantata anche a Corsignano. Ovviamente per\u00f2 c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9. E forse la lista che lo stesso Meacci potrebbe fare risulterebbe lunghissima. Non sarebbe male, per\u00f2, avere qualche indizio. Magari dall&#8217;autore stesso. O dai suoi pi\u00f9 brillanti lettori. Sarebbe come avere tutti gli ingredienti di un piatto prelibato. Magari non riusciamo a riprodurlo ma gi\u00e0 sapere quali sono i condimenti necessari e tuttto il resto \u00e8 di aiuto. Fa bene sperare gli aspiranti cuochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Adesso, appena finito di leggerlo, mi si impone soltanto una domanda. Meglio una curiosit\u00e0. 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